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Core Scientific: il colosso del mining di Bitcoin presenta istanza di fallimento

Core Scientific: il colosso del mining di Bitcoin presenta istanza di fallimento

Core Scientific, uno dei più grandi minatori di Bitcoin quotati negli Stati Uniti, ha fatto ricorso al Chapter 11 della legge fallimentare americana. La società ha dichiarato che sta elaborando un accordo di ristrutturazione con i propri creditori, ma che ha intenzione di continuare a operare. Il motivo della scelta risiede nel crollo quest’anno delle criptovalute, che ha reso molto meno profittevole estrarre monete virtuali, in aggiunta all’aumento dei prezzi sulla grande quantità di energia consumata. Infatti, secondo i dati rilasciati da FacSet, dal picco di 3,4 miliardi di dollari raggiunti ad aprile, la capitalizzazione di mercato di Core Scientific è precipitata a circa 78 milioni di dollari.

L’azienda sta ancora generando un flusso di cassa positivo, ma quel denaro non è sufficiente per rimborsare il debito finanziario dovuto sulle attrezzature che stava noleggiando. La dichiarazione di fallimento “è stata resa necessaria da un calo delle prestazioni operative e della liquidità della società che soffre la prolungata diminuzione del prezzo del Bitcoin, l’aumento dei costi dell’elettricità e il mancato rispetto da parte di alcuni dei suoi clienti ospitanti dei loro obblighi di pagamento”, ha riferito la società.

 

Core Scientific: ecco quanto deve ai creditori

Core Scientific è un minatore crittografico quotato al NASDAQ che gestisce cinque strutture di estrazione di Bitcoin negli Stati Uniti, precisamente in Texas, North Dakota, North Carolina, Georgia e Kentucky. Si è quotato in Borsa all’inizio di quest’anno dopo un accordo con una SPAC sostenuta da BlackRock, ma le sue azioni sono crollate del 98%, in particolare dopo il fallimento di questa estate del prestatore crittografico Celsius Network. Core Scientific era legato a Celsius per via di una serie di servizi di hosting forniti al prestatore. Ovviamente ha contribuito il contraccolpo di Bitcoin, che ha perso oltre tre quarti del suo valore dal picco di novembre 2021 di 68.990 dollari.

Attualmente Core ha un’esposizione tra le passività fino a 10 miliardi di dollari, con 5.000 creditori che vantano denaro dalla società, in base ai documenti del Tribunale del Texas dove è stata presentata l’istanza di fallimento. I 30 maggiori creditori non garantiti vantano un credito di circa 73 milioni di dollari, che comprendono le tasse non pagate e i fornitori di energia. Tra questi, il principale creditore è il gruppo finanziario B Riley a cui Core deve circa 42 milioni di dollari.

Da quanto emerge dalle carte del Tribunale, vi è una lettera della scorsa settimana scritta dal Presidente Bryant Riley, dove risulterebbe che Core Scientific abbia preso in prestito centinaia di milioni di dollari per costruire impianti di estrazione ed espandersi quando il prezzo di Bitcoin era più alto di oggi e il pay-off teorico significativamente più veloce. Di fronte a questa missiva, Michael Bros, Vicepresidente senior di Core, ha affermato che la società non è d’accordo su quanto riferito da Riley.

Ad ogni modo, in un deposito normativo di ottobre di quest’anno, il miner aveva affermato che i possessori delle azioni ordinarie avrebbero potuto subire una perdita totale del loro investimento, a meno che il settore delle criptovalute non si fosse ripreso dalla debacle. Inoltre, Core aveva rivelato che non avrebbe effettuato i pagamenti del debito in scadenza a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, precisando che i creditori “erano liberi di citare in giudizio la società”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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