Coronavirus e conseguenze economiche: c'è un modo per agire subito?
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CORONAVIRUS ED ECONOMIA: C’E’ UN MODO PER AGIRE SUBITO?

coronavirus

Coronavirus, le notizie si rincorrono e lasciano con il fiato sospeso. L’Ocse taglia le stime di crescita di mezzo punto e l’Italia si scopre ancora una volta ferma. Come agire senza perdere tempo? Non esistono ricette ma qualche considerazione è doverosa

 

Coronavirus: il premier Giuseppe Conte ha firmato il decreto del presidente del Consiglio con le nuove misure contro la sua diffusione; la Commissione europea pensa a una task force per l’Europa, perché il livello del pericolo in Europa è passato da moderato ad “alto”, secondo quanto dichiarato dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen. Le morti nel mondo hanno superato le 3.000 unità, fino a raggiungere quota 3.038, con l’infezione estesa ormai a 65 Paesi: il dato è maturato ufficialmente con i 42 decessi emersi dagli aggiornamenti forniti dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese, che hanno portato il totale in Cina a 2.912.

Queste sono alcune delle ultime notizie che stanno tenendo tutti con il fiato sospeso, ma l’Italia prova a ripartire. Quanto sarà lungo il processo ancora non possiamo saperlo, ma proviamo a fare un ragionamento globale su quanto finora accaduto con l’economista Davide Capra.

davide capra

Allarme Coronavirus: siamo arrivati tardi? O questa diffusione non era prevedibile?
Indubbiamente potevamo essere più tempestivi. Il 30 gennaio 2020, l’Oms dichiara l’emergenza di sanità pubblica internazionale. Il governo italiano è intervenuto, anche conseguentemente alla presenza in Italia di due turisti cinesi “contagiati”, predisponendo la sospensione di tutti i voli aerei diretti con la Cina, intensificando i controlli sanitari negli aeroporti. La Cina ha dato comunicazione all’Oms di un cluster di casi di polmonite, poi definiti come Coronavirus, il 31 dicembre 2019, circoscrivendo nella città di Wuhan il focolaio. L’Oms già il 3 febbraio 2020 suggeriva, in via del tutto precauzionale, per i soggetti rientrati dalla Cina, o entrati in contatto con persone che vi erano state di recente, di sottoporsi a isolamento volontario proprio in considerazione della possibilità di divulgazione del virus tramite soggetti asintomatici. Come noto le misure restrittive sono giunte solo dal 20 febbraio. La Cina è divenuta una potenza economica a livello globale negli ultimi trent’anni, riuscendo a ritagliarsi un ruolo direi strategico nelle relazioni commerciali con diversi paesi. Con costanza e pazienza In tale contesto di commercio internazionale, la diffusione del virus in modo così rapido era prevedibile, a maggior ragione se teniamo conto della concomitanza del Capodanno cinese che vede il rientro in Cina di molti cittadini.

L’economia globale sa già di dover fare i conti con il virus cinese: ma quanto?
Prima ancora che sull’economia globale sarà il mondo finanziario a darci il primo sintomo. Sui mercati finanziari si respira aria di preoccupazione per quanto sta accadendo. La Borsa Asiatica dopo aver bruciato 420 miliardi di dollari in una sola giornata (3 febbraio) ha poi recuperato sulla spinta della fiducia nei confronti delle misure a sostegno dell’economia messe in campo dal governo cinese. Nella settimana appena trascorsa, Piazza Affari ha perso oltre l’11%, condizionando su questo trend anche gli altri mercati del Vecchio Continente. L’economia, non solo italiana, ha mostrato segnali di rallentamento preoccupanti nel 2019. Questa situazione non aiuta la crescita italiana così come quella europea, come la Germania che si troverà, a sua volta, a dover tagliare le stime di crescita dopo un 2019 non certo facile. Non dimentichiamo che la Cina rappresenta 1/3 dell’economia globale e oltre a 1/5 del prodotto interno lordo globale. La crescita dell’economia cinese si è attestata a +5%. In un contesto così fragile anche un rallentamento di un solo punto può innescare pesanti reazioni negative nelle altre economie. Si stima la perdita di circa mezzo punto percentuale sul prodotto interno lordo globale. Oltre alla contrazione del Pil mondiale anche quella dei consumi peserà particolarmente. Con lo stop della produzione in alcuni stabilimenti cinesi si riscontrano ritardi nella consegna degli smartphone, il comparto automotive non dispone della componentistica necessaria per garantire continuità nella produzione di auto. Politiche di Smart Working per evitare di riversare persone in luoghi affollati, anche solo per recarsi sul proprio posto di lavoro, comporta un rallentamento della produttività. Non tutte le strutture sono “pronte” per questi modelli di lavoro. Se l’industria della componentistica cinese dovesse arrestarsi, la ripercussione sull’economia mondiale sarebbe di un blocco totale.

Ciò che interessa maggiormente in questo momento è l’impatto che si verificherà sull’economia italiana. Mi rendo conto che non è ancora possibile stimare con certezza i danni, ma possiamo anticipare qualcosa?

Sono d’accordo. È molto difficile fare delle stime. Tuttavia, non possiamo esimerci dal farlo, dobbiamo prepararci. Indubbiamente le previsioni di crescita fatte dal Ministero dell’Economia saranno pesantemente condizionate dal Coronavirus. Stando alle prime ipotesi il peso di questa emergenza è di almeno 0,2 punti di Pil. Lombardia, Veneto e Emilia Romagna concorrono alla formazione di oltre il 40% del Prodotto Interno Lordo e rappresentano il 50% delle esportazioni nazionali. La portata del danno sarà ampia, con conseguenze su posti di lavoro, circa 60.000 unità stando alla stima di Confcommercio e Confesercenti e una perdita economica di 3,9 miliardi relativi ai consumi. Per inquadrare meglio le stime ci dobbiamo rifare ai numeri. Nel mercato del lusso, il 28% del totale degli acquisti è fatto da cinesi, pesano per circa 460 milioni di euro. Tra i settori maggiormente colpiti non possiamo trascurare il turismo. Nel 2020 si attendevano circa 4 milioni di turisti cinesi, difficile stimarne la contrazione ora. Da questa settimana sono arrivate una pioggia di disdette, non solo dalla Cina ma anche di stranieri, europei e non, che sarebbero venuti in Italia per trascorrere le vacanze. Anche il rinvio del Salone del Mobile di Milano peserà su queste stime. Il turismo italiano segnava già una flessione rispetto al precedente anno, ora la forbice sarà indubbiamente maggiore. Questa emergenza peserà anche sui conti della sanità pubblica, dai costi per gli esami all’aumento dei ricoveri per situazioni critiche, la cui quantificazione sarà solo post.

Gli economisti dicono che nel 2020 la recessione è ormai abbastanza certa: è d’accordo? Possiamo ancora evitarla? E se sì, in che modo?

Gli intensi rapporti economici tra Italia e Cina si sono fatti sempre più fitti. Gli introiti derivanti dagli accordi tra i due Paesi rappresentavano una possibile soluzione alla situazione economica italiana, stagnante da tempo. Se avevamo qualche chance di sfuggire alla recessione, purtroppo, con il Coronavirus dobbiamo ritenerle svanite, proprio in considerazione del fatto che questa emergenza non interessa solo la nostra economia ma anche quelle dei nostri partner commerciali. Lo scorso anno sull’economia italiana ha pesato particolarmente il rallentamento dell’economia tedesca, non solo per i settori dell’automotive, a cui le Pmi italiane sono fortemente legate, ma anche per il comparto agroalimentare, per il settore del legname, ecc. L’impatto del Coronavirus sarà trasversale sulla nostra economia. Dal mondo produttivo a quello agroalimentare. La prospettiva che questa situazione si possa protrarre sino a giugno desta parecchie preoccupazioni e lascia poco spazio a proiezioni diverse da un inizio di recessione.

In questi casi è giusto interrompere attività, eventi? Domanda retorica, ma che ci riporta sempre al tema dell’abbattimento dell’indotto.

Domanda che richiede una risposta complessa. Non sono né un medico biologo né esperto in epidemiologia. Sicuramente dobbiamo fare del nostro meglio per contenere il più possibile la diffusione del virus. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sempre più diffusa cultura di impresa non legata solo al profitto ma anche attenta alla sostenibilità, all’ambiente, ecc.. In momenti come questi la salute delle persone deve essere la priorità, senza trascurare, tuttavia, posti di lavoro, consumi e mondo produttivo. Evitare gli assembramenti di persone credo sia corretto. Mi incuriosisce il fatto che per paura di essere contagiati le persone non sono più uscite al ristorante ma hanno letteralmente assaltato i supermercati concentrandosi nello stesso posto per fare rifornimento… fa sorridere questa diversa interpretazione del pericolo. Dovremmo essere guidati da un più alto senso civico, nel rispetto di tutti, partendo proprio dalla manifestazione del virus a livello asintomatico, quindi, indubbiamente indurre la popolazione a maggior cautela trovo sia corretto. Tuttavia, ciò non deve arrestare un Paese e gettare le persone nel panico.

La politica italiana ha sbagliato in qualcosa?

Non è mia consuetudine esprimere giudizi politici. Qualcosa evidentemente non ha funzionato. Ad esempio, bloccare i voli diretti con la Cina senza preoccuparsi dei voli con scalo, ha permesso di raggirare l’ostacolo e molte persone sono arrivate in Italia utilizzando altre vie. Senza garantire che venissero eseguiti gli accertamenti medico-sanitari. Inoltre, si è gettato il Paese in uno stato di panico, dovuto a mio avviso a un’errata comunicazione dell’emergenza da parte del governo. Sicuramente ha pesato la poca padronanza di questa emergenza. In questa vicenda la grande assenza è dell’Europa, che non è intervenuta per tempo, stabilendo un protocollo sanitario europeo per fronteggiare l’emergenza. Il fatto stesso che l’Ue metta a disposizione meno di 300 milioni per questa emergenza la dice lunga di come la politica sia distante da ciò che sta accadendo. Ciò che la politica ora deve fare in modo urgente, è intervenire con misure atta a contrastare la contrazione economica, partendo dalle zone maggiormente colpite. Bene
sospendere il pagamento delle bollette, dei mutui ma bisogna estendere la misura anche a tutti gli adempimenti di  carattere tributario e stilare un piano di estensione di tali misure ad altri territori. Non è trascurabile che anche l’indotto sia interessato già subito da questa contrazione. Sarà fondamentale stanziare degli incentivi per chi produce in queste aree, penso anche all’agricoltura che inevitabilmente rischia di essere totalmente “schiacciata” dalle conseguenze dell’isolamento dovuto al Coronavirus. Dobbiamo garantire tutela dei posti di lavoro, tutelare anche le Pmi italiane che già arrancano e devono scontrarsi con una burocrazia, il più delle volte soffocante.

Se si dovessero congelare i trattati di Schengen cosa succederebbe?

Difficile fare una previsione con certezza. Probabilmente si correrebbe il rischio di esasperare ulteriormente il problema, facendo risultare l’Italia come “untore” d’Europa, quando, non dimentichiamoci che la diffusione del Coronavirus è partita dalla Cina. La sospensione di Schengen potrebbe complicare ulteriormente le economie interne. Ormai questo virus circola in tutta Europa e, presto o tardi, assisteremo alla scoperta di casi e focolai anche negli altri Paesi. L’Italia attualmente è il Paese che ha eseguito il maggior numero di tamponi. Verosimilmente anche negli altri stati membri la diffusione è già avanzata.

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