Cotone ai minimi del 2020, boom della produzione in Brasile

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I future sul cotone all’International Exchange (ICE) sono scivolati questo mese al livello più basso da ottobre 2020, perdendo quasi la metà dal picco di ottobre 2022. Il crollo è spiegato da una diminuzione della domanda globale post-pandemica, con il rallentamento economico e l’aumento dei tassi di interesse che hanno messo in difficoltà i consumatori. Questi ultimi hanno preferito altri prodotti più economici e veloci da produrre come il poliestere e altri a base di petrolio, nonostante l’impatto ambientale più elevato.

È subentrata nel frattempo anche la speculazione degli hedge fund computerizzati che, muovendo grandi quantitativi di materia prima, hanno contribuito al calo dei prezzi. “Penso che una certa quantità di attività sul cotone possa essere ricondotta ai fondi”, ha sostenuto Herman Kohlmeyer, un broker presso Michael J Nugent a New Orleans.

Tuttavia il principale motivo per cui il prezzo del cotone è in un trend ribassista è il forte aumento della produzione del Brasile, che di recente è diventato il principale esportatore mondiale del bene superando gli Stati Uniti. I maggiori produttori mondiali sono la Cina e l’India, ma le due potenze asiatiche utilizzano la maggior parte della produzione per consumi interni.

 

Il primato del Brasile

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura USA, nella stagione del raccolto 2023-24, il Brasile ha esportato 12,4 milioni di balle di cotone, rispetto agli 11,8 milioni degli Stati Uniti e ai 5,8 milioni dell’Australia (terzo esportatore mondiale). Nell’ultimo decennio, il Paese sudamericano ha espanso la sua superficie coltivata, raggiungendo oggi una quota di 1,87 milioni di ettari piantati, in incremento del 13% rispetto alla stagione precedente. Nei recenti due anni, gli agricoltori sono stati spinti verso il cotone dal calo dei prezzi del mais. La performance brasiliana ha più che compensato il calo della produzione americana, da 17,5 a 12,5 milioni di balle, a causa della siccità. Basti pensare che solo nel 2022 il Texas – il più grande Stato produttore – ha dovuto abbandonare 6 milioni di acri di raccolto per via del clima caldo e secco che si è prolungato per mesi.

Così il Brasile si conferma come potenza agricola emergente, detenendo il primato anche nelle esportazioni di soia, succo d’arancia, zucchero e caffè, nonché dall’anno scorso anche di mais. C’è però una questione ambientale che interessa la nazione latinoamericana, perché gli attivisti hanno sollevato preoccupazioni sull’impatto che la coltivazione del cotone può avere sul clima. Di fronte a certe rimostranze, Alexandre Schenkel, presidente dell’Associazione brasiliana dei produttori di cotone (Abrapa), è venuto in soccorso del settore dichiarando che oggi i produttori brasiliani non deforestano per piantare cotone. “C’è un grande sforzo per utilizzare aree aperte che sono già state utilizzate per altre colture o bestiame”, ha detto.

 

Cotone: cosa aspettarsi ora sui prezzi?

I prezzi del cotone hanno chiuso l’ultima sessione a 72,69 dollari, ben lontano dai massimi di 135,75 dollari di maggio 2022, ma soprattutto molto distante dal top di sempre a 227 dollari del marzo 2011. Secondo gli analisti sarà difficile vedere a breve un rimbalzo delle quotazioni, se non altro perché i principali esportatori sono destinati a produrre grandi raccolti, con gli Stati Uniti pronti a tornare ai livelli passati. “Fino a quando non avremo una crescita della domanda mondiale di cotone, non vedremo prezzi che tornano a salire”, ha affermato Jody Campiche, vicepresidente dell’economia e dell’analisi politica del National Cotton Council of America. Tuttavia, a giudizio di Schenkel, anche se gli americani miglioreranno il prossimo raccolto, “cattivi raccolti di importanti produttori come Australia, Cina, India o Pakistan potrebbe influenzare i prezzi”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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