Criptovalute: 3 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo - Borsa e Finanza

Criptovalute: 3 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo

Criptovalute: 3 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo

Le criptovalute ricevono un altro colpo micidiale dagli investitori, che continuano a vendere senza remore. Bitcoin è crollato fino a sotto 21.000 dollari prima di riprendersi lievemente e ora la principale valuta digitale segna una perdita di circa il 70% dal massimo storico di novembre 2021 a 68.990 dollari. Nel complesso, la capitalizzazione dei token digitali si trova ora sotto 1.000 miliardi di dollari per la prima volta da febbraio 2021. Un valore questo che è meno di un terzo rispetto ai 3.000 miliardi di capitalizzazione di novembre scorso. Nirmal Ranga, responsabile del trading e dell’analisi tecnica presso l’exchange di criptovalute ZebPay, è sembrato allarmato, riferendo come in questo momento tutti gli assets a rischio siano ipervenduti in un mercato in preda a paura, incertezza e dubbi.

 

Criptovalute: i motivi del crollo

Ad aver scatenato la furia delle vendite nel settore crittografico in questi ultimi giorni hanno inciso in particolare 3 fattori. Il primo è quello derivante dalla sospensione dei prelievi dei prestatori di cripto nella piattaforma Celsius. Da settimane vi erano preoccupazioni sul fatto che una delle più popolari piattaforme di prestito di risorse digitali si trovasse in crisi di liquidità. L’azienda si era prodigata finora a smentire qualsiasi affermazione in tal senso, ma si è dovuta arrendere all’evidenza, sebbene abbia dichiarato che l’interruzione sia stata fatta per proteggere i clienti assicurando la stabilità nella liquidità e nelle operazioni.

Celsius offre la possibilità di depositare in prestito criptovalute ottenendo un rendimento fino a oltre il 18%. Questo serve per portare avanti progetti di finanza decentralizzata, che comunque hanno un certo grado di rischio. Quindi il soggetto che presta cripto non dispone di alcuna tutela normativa. Il token Cel di Celsius è letteralmente affondato nell’ultimo anno, passando da 7 dollari a poco più di 30 centesimi, con i fondi dei clienti che da 26 miliardi di dollari si sono più che dimezzati.

La società aveva anche ammesso di aver perso fondi, ma non ha dato indicazioni sul quantum. Ieri ha lasciato impietrito il mercato annunciando che “condizioni estreme” l’hanno costretta a sospendere prelievi, scambi e trasferimenti tra conti. Il mercato comincia a temere fortemente che la piattaforma non sia solvibile, anche perché è ancora fresco il ricordo del progetto fallito di Terra Platform che ha visto volatilizzarsi 60 miliardi di dollari con il dissolvimento della stablecoin TerraUSD e del token LUNA.

Il secondo fattore del crollo delle criptovalute è derivato dall’exchange Binance, anch’esso alle prese con il blocco dei prelievi di Bitcoin per oltre 3 ore nella giornata di ieri, a causa di “una transazione bloccata che ha causato un arretrato”, ha dichiarato l’azienda. L’Amministratore Delegato Changpeng Zhao ha assicurato ai clienti che tutti i fondi erano “SAFU”, che sta per “Secure Asset Fund for Users”, istituito da Binance nel 2018 per proteggere le partecipazioni degli utenti. Inoltre, durante l’interruzione, Binance ha comunicato ai detentori di Bitcoin che era possibile l’estrazione su altre reti come CEP-20. Tutto ciò comunque è bastato per gettare il popolo delle criptovalute nel panico più totale, soprattutto in un momento in cui i nervi sono a fior di pelle.

Il terzo driver ribassista riguarda l’annuncio da parte della start-up crittografica BlockFi di riduzione della forza lavoro del 20%, riportando l’esigenza di tagliare i costi dell’azienda. In un tweet, il CEO della società Zac Prince ha scritto che vi è stato un drammatico cambiamento delle condizioni macroeconomiche che hanno avuto un impatto negativo sulla crescita.

BlockFi purtroppo non è un caso isolato in tema di licenziamenti nel settore delle criptovalute. La scorsa settimana Crypto.com ha fatto sapere di un taglio del personale di 260 unità, mentre all’inizio del mese di giugno Gemini aveva affermato che avrebbe ridotto del 10% il numero dei dipendenti nell’azienda parlando di “inverno crittografico”. Queste decisioni alimentano sempre più il dubbio negli investitori che forse il mondo magico delle criptovalute presenti più di una crepa che potrebbe essere molto dolorosa.

 

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