Criptovalute: aumenta numero hedge fund che investono
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Criptovalute: aumenta numero hedge fund che investono

Criptovalute: aumenta il numero di hedge fund che investono

Le criptovalute sono sempre più un terreno fertile per ampi dibattiti a livello della grande finanza. Molti pensano che ormai siano state consacrate a livello istituzionale e, con l’arrivo di una regolamentazione, potranno finire nel portafoglio di tutti gli investitori alla ricerca di rendimenti interessanti. Altri ancora mantengono il riserbo e mostrano riluttanza a impiegare il proprio denaro in strumenti che reputano altamente speculativi e soprattutto privi di alcun valore intrinseco.

Allo stesso modo c’è molta divergenza nella funzione da attribuire alle valute digitali. Chi sostiene che possano benissimo costituire riserva di valore e fungere da bene rifugio nei momenti di grande avversione al rischio nel mercato. Chi viceversa le considera attività che si esprimono al meglio quando sul mercato vi è euforia e alta propensione a rischiare.

In verità, se si osserva quanto successo negli ultimi anni, vi sono delle ragioni che fanno propendere per l’una e l’altra teoria. Durante la pandemia ad esempio, i trader si sono catapultati sulle criptovalute quando il mercato stava vendendo a mani basse azioni e altri prodotti rischiosi. Mentre prima dello scoppio della guerra Russia-Ucraina i token digitali hanno seguito lo stesso percorso del mercato azionario, che in quel momento era tempestato dalle vendite per via delle aspettative di rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.

Questo ha fatto pensare che certe caratteristiche di bene rifugio non si addicessero alle criptovalute, ma i sostenitori della tesi opposto hanno ritrovato vigore allorché in pieno conflitto nell’Est Europa le monete virtuali sono tornate a essere comprate, agevolate dalle sanzioni occidentali alla Russia che hanno limitato il movimento di capitali.

 

Criptovalute: gli hedge fund che investono

Al di là delle scuole di pensiero, un dato di fatto è che alcuni nomi che gestiscono i più grandi hedge fund del mondo stanno puntando sulle criptovalute. Tra questi vi è ad esempio Alan Howard, co-fondatore di Brevan Howard Asset Management, che a gennaio ha lanciato un hedge fund di cripto come bitcoin, ethereum a altre. Il fondo Brevan Howard ha anche una divisione crittografica che è stata istituita a settembre 2021, denominata BH Digital e che gestisce più di 250 milioni di dollari.

Un altro personaggio illustre è Paul Tudor Jones, l’investitore miliardario che gestisce la società Tudor Investment Corp. Jones ha dichiarato di aver acquistato criptovalute per proteggersi dall’aumento dell’inflazione, restando convinto che le coin abbiano una funzione di copertura di portafoglio dall’erosione del potere d’acquisto determinato dalla crescita dei prezzi.

Secondo Robert Bogucki, co-responsabile del commercio globale di Galaxy Digital Holdings Ltd, ormai diversi fondi considerano le criptovalute la quinta asset class, insieme ad azioni, obbligazioni, valute fiat e materie prime. L’esperto sottolinea però come, a differenza del trading azionario, la maggior parte degli hedge fund non opera allo scoperto sulle cripto, perché l’altissima volatilità potrà generare perdite enormi in caso di aumento di prezzo. E inoltre, precisa Bogucki, nel mercato crittografico vengono meno utilizzati derivati come le opzioni, mentre si fa più riferimento all’acquisto diretto o al più ai futures.

Una conferma della crescita del trading nelle criptovalute da parte degli investitori istituzionali arriva dai dati forniti da Coinbase, il più grande exchange degli Stati Uniti. La società infatti ha riferito che nel 2021 il volume di scambio è stato quasi 10 volte superiore rispetto al 2020: 1.140 miliardi di dollari vs 120 miliardi. Ciò permette agli hedge fund di poter effettuare compravendite influendo meno sui prezzi, dal momento che vi è un livello di liquidità tale da poter piazzare investimenti più grandi.

 

Criptovalute: gli hedge fund scettici

Tra i gestori di hedge fund vi sono ovviamente anche voci contrarie, che manifestano dubbi per il fatto che le cripto funzionino come veri mezzi di scambio e di diversificazione per gli investitori. Tra gli scettici spicca soprattutto Paul Singe, fondatore di Elliott Management Corp., da sempre riluttante ad abbracciare qualsivoglia valuta digitale nel proprio portafoglio d’investimento.

Squarepoint Capital, hedge fund che gestisce 10 miliardi di dollari, è molto frenato a fare trading di criptovalute, sebbene abbia scambiato futures sul mercato di Chicago. Il fondatore della società, Maxime Fortin, sostiene che ci siano significativi ostacoli normativi. Questo assume molta importanza in funzione dei rischi che molti sollevano riguardo il fatto che gli scambi di criptovalute possano essere violati e il denaro degli investimenti possa scomparire. Cosa che non avverrebbe mai in un mercato controllato da un’Autorità di vigilanza.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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