Criptovalute: con Trump in arrivo una nuova ondata di ETF

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È passato un anno da quel fatidico 11 gennaio 2024 quando la Securities and Exchange Commission ha approvato per la prima volta gli ETF spot sulle criptovalute (Bitcoin nello specifico) dopo un decennio di resistenze. Da allora i fondi hanno incamerato afflussi per circa 65 miliardi di dollari, oltre il doppio rispetto a quelle che erano le aspettative dell’inizio. Tutto ciò ha contribuito a portare le quotazioni di Bitcoin da poco più di 40.000 dollari a un massimo storico di 108.000 dollari. Nel frattempo ci sono stati altri grandi catalizzatori, tra cui l’halving del mese di aprile che ha dimezzato le estrazioni di Bitcoin e soprattutto l’affermazione di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane di novembre, con il tycoon che ha promesso di rilanciare tutta l’industria delle criptovalute. Ciò non toglie che il via libera della SEC abbia aperto una strada che potrebbe portare lontano.

I fan delle criptovalute ora credono in una nuova fase aurea per gli asset digitali, mentre nuovi prodotti crittografici si stanno accumulando per passare al vaglio delle autorità di regolamentazione. Il percorso di approvazione stavolta dovrebbe essere molto meno impervio rispetto al passato. Dal 20 gennaio Gary Gensler, vera bestia nera delle criptovalute per molti anni, non sarà più il presidente dell’autorità di regolamentazione. Soprattutto cederà il posto a Paul Atkins, forse la migliore scelta possibile tra i crypto-friendly. Questo significa che il nulla osta della SEC potrebbe tradursi in poco più che una formalità. “Tutti sono ora consapevoli di quanti soldi ci sono da fare e, con una nuova amministrazione più amichevole, non c’è motivo per non andare avanti e presentare le proprie idee migliori alle autorità di regolamentazione”, ha dichiarato Joe McCann, fondatore e CEO dell’hedge fund di asset digitali Asymmetric a Miami.

 

 

Criptovalute: in arrivo nuovi ETF e derivati

La richiesta di nuovi prodotti crittografici ha preso slancio già prima delle elezioni americane di novembre, confidando sul fatto che chiunque avesse vinto, la normativa sarebbe stata più leggera. Con il trionfo di Trump, i gestori di fondi hanno fatto bingo e a fine novembre aziende come VanEck, 21Shares e Canary Capital hanno presentato almeno 16 domande di ETF negoziati in Borsa che tracciano criptovalute come XRP e Solana, attualmente la quarta e la sesta valuta digitale per capitalizzazione. La spinta in questo momento è molto forte anche per le monete meno diffuse, tra cui Litecoin e HBAR, come evidenziato dai documenti SEC.

Molti insomma si sono portati avanti con il lavoro in quanto, come precisa Matthew Sigel, responsabile della ricerca sugli asset digitali di VanEck, che conta di lanciare un ETF su Solana, “ci vogliono diversi mesi per ottenere le approvazioni normative e portare un ETF sul mercato”. A tenere banco, comunque, non sono solo gli ETF legati alle singole monete, ma anche nuovi fondi che utilizzano opzioni ETF su Bitcoin per proteggere gli investitori dalle perdite derivanti dal sottostante.

Alcuni di questi, avanzati da emittenti come Calamos Investments, Innovator ETFs e First Trust, dovrebbero debuttare già il 22 gennaio. In questo ambito, la SEC ha approvato alla fine dello scorso anno opzioni su alcuni ETF Bitcoin, come l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock, nonché opzioni sull’indice Cboe Bitcoin U.S. ETF. “L’innovazione di prodotto negli Stati Uniti è solo all’inizio”, ha affermato Federico Brokate, responsabile del business statunitense per il gestore di asset digitali 21Shares, che ha lanciato gli ETF statunitensi su Bitcoin ed Ethereum.

Le incognite sui rischi però rimangono. Gensler se ne va lanciando un avvertimento ben chiaro: le criptovalute costituiscono un prodotto ad alto rischio e che si presta facilmente a frodi e manipolazioni. C’è da vedere quanto Atkins riuscirà a superare determinati ostacoli, anche in considerazione del dibattito acceso sul fatto che alcuni token siano o meno titoli che rientrano nella competenza della SEC.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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