Criptovalute: i fondi pensione australiani si tengono ancora alla larga

Criptovalute: i fondi pensione australiani si tengono ancora alla larga

Criptovalute: i fondi pensione australiani si tengono ancora alla larga

I fondi pensione australiani stanno incrementando a piccoli passi l’investimento nelle criptovalute, soprattutto alla luce di diversi ETF aventi come sottostante futures su Bitcoin che sono stati lanciati nelle ultime settimane. Investire in ETF regolamentati potrebbe essere un canale importante che rimuove molte resistenze che ancora sussistono a livello istituzionale verso le valute digitali.

Il settore dei fondi pensione rappresenta in Australia un volume di 3.300 miliardi di dollari australiani, pari a 2.400 miliardi di dollari USA. Un fiume di denaro che potrebbe muoversi verso i token digitali soprattutto se le normative locali acconsentiranno il lancio di derivati che riproducono il prezzo spot di Bitcoin e simili.

 

Criptovalute: fondi pensione australiani ancora titubanti

Allo stato attuale però il successo delle monete virtuali nei portafogli gestiti stenta a decollare. I fondi pensione autogestiti hanno impiegato solo 212 milioni di dollari australiani in risorse digitali a livello globale su un patrimonio complessivo di 822 miliardi di dollari. Paul Schroder, Amministratore Delegato di AustralianSuper, il più grande fondo pensione del Paese con 244 miliardi di dollari gestiti, ha individuato nella mancanza di un flusso di reddito uno degli elementi chiave che frena l’impiego di denaro nella crittografia. Per questo non vede le criptovalute far parte delle scelte d’investimento del fondo. Tuttavia, Schroder manifesta un certo interesse per la finanza decentralizzata, basata sulle forme di prestito con la tecnologia blockchain che aggirano le banche tradizionali.

Ross Barry, gestore del fondo pensione australiano da 27 miliardi Spirit Super, considera l’estrema volatilità delle criptovalute come un elemento di rischio che le rende inadatte allo scopo per i fondi pensione. Barry però aggiunge che il potenziale dei token digitali di diventare una parte rilevante del sistema valutario globale sia alto, quindi è giusto tenerle d’occhio. Ad ogni modo l’Amministratore del fondo sta valutando in particolare le cripto delle Banca Centrale, perché potrebbero conferire legittimità alle monete virtuali che alla fine sopravviveranno.

 

Criptovalute: la situazione dei fondi pensioni degli altri Paesi

In Australia il mese scorso è stato il Queensland Investment Corporation, il quinto fondo pensione del Paese che gestisce un portafoglio di 92,4 miliardi di dollari australiani, che si è detto pronto a fare investimenti nelle criptovalute. Inizialmente le risorse impiegate sarebbero esigue ma pronte a crescere in attesa di un miglioramento delle infrastrutture e nella capacità di combattere frodi e raggiri.

Negli altri Paesi vi è un pò di fermento. In USA vi è stato un accordo tra la società di gestione del piano previdenziale 401 (k) ForUSAll e Coinbase per destinare nella piattaforma crittografica una quota dei contribuiti dei lavoratori. In Canada CDPQ, secondo fondo pensione del Paese, ha raccolto 400 milioni di dollari per i prestiti di finanza decentralizzata presso Celsius Network. In Europa invece la situazione è di stasi totale, in attesa che vi sia una qualche forma di regolamentazione che abbatta sensibilmente tutti i rischi connessi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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