Criptovalute: nel portafoglio dei russi 214 miliardi di dollari
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Criptovalute: nel portafoglio dei russi 214 miliardi di dollari

Criptovalute: nel portafoglio dei russi 214 miliardi di dollari

I russi sono pieni di criptovalute. È questo il risultato di una stima effettuata dal Governo con la quale si evince che oltre 16.500 miliardi di rubli, pari a 214 miliardi di dollari, sono nel portafoglio d’investimento dei cittadini della Russia. La cifra corrisponde al 12% del totale delle partecipazioni globali, nonché a oltre il 30% della capitalizzazione di mercato dell’indice borsistico russo. Il calcolo è stato effettuato analizzando gli indirizzi IP dei principali utenti di valute digitali. La stima tuttavia potrebbe addirittura essere bassa perché alcuni nascondono la loro attività utilizzando reti private virtuali. Secondo Alexander Filatov, co-fondatore e Amministratore Delegato dello sviluppatore blockchain TON Labs, è davvero difficile valutare il vero importo detenuto dai russi, perché molte persone usano contanti, strumenti derivati o aprono wallet a nomi di altre persone, disponendo di 2 passaporti.Ad ogni modo, questi numeri sono in sintonia con i dati rilasciati da TripleA, gateway di pagamento con sede a Singapore. In base a una ricerca condotta dall’azienda, oltre 17 milioni di russi, corrispondenti al 12% della popolazione, sono proprietari di token digitali. Di questi il 60% ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni, mentre oltre mezzo milione di programmatori di PC locali sono impiegati nel settore crittografico.

 

Criptovalute: i dati rafforzano la posizione del Governo sulla Banca Centrale

Le statistiche esposte dimostrano al di là di ogni dubbio che gli investimenti in criptovalute sono molto diffusi nel Paese che rappresenta il terzo minatore più grande del mondo. Questo potrebbe spiegare almeno in parte il contrasto che si è creato tra il Governo e la Banca di Russia sulla materia. L’istituto guidato da Elvira Nabiullina vorrebbe vietare il mining e il commercio delle risorse digitali. Il motivo risiede nel fatto che ciò rappresenterebbe una minaccia per il sistema finanziario russo. Alcuni sostengono anche che la produzione di token digitali rischierebbe di creare una carenza energetica, visto l’alto tasso di consumo che l’attività estrattiva comporta. Il Governo russo invece ha optato per un’altra strada, ovvero quella della regolamentazione e della tassazione dei profitti sulle transazioni. Una proposta di legge è stata avanzata dal Cremlino, trovando il pieno appoggio di Vladmir Putin. Il leader nazionalista russo ha espresso l’opinione di imporre al massimo dei limiti estrattivi a quelle Regioni del Paese più a corto di energia elettrica. Quindi ha ordinato al Governo di conferire con la Banca Centrale per trovare un accordo, ovviamente che escluda il ban totale. Anche perché il popolo russo ha già mostrato segni di insofferenza nei confronti dell’iniziativa dell’istituto monetario, considerando il divieto su larga scala un atto inopportuno. Di conseguenza difficilmente accetterebbe di buon grado misure sulla falsariga di quelle che sono state adottate in Cina.

 

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