Criptovalute: per investitori istituzionali 2022 sarà anno di grande sell-off

Criptovalute: per investitori istituzionali 2022 sarà anno di grande sell-off

Criptovalute: per investitori istituzionali 2022 sarà anno di grande sell-off

Il 2021 si può dire che sia stato l’anno delle criptovalute. Gli imponenti rialzi delle quotazioni hanno portato il mercato crittografico a una capitalizzazione complessiva di quasi 2.400 miliardi di dollari. La principale delle valute digitali, ovvero Bitcoin, ha avuto un aumento del 75% circa, ma la seconda più capitalizzata, ossia Ethereum, ha aumentato di 5 volte il suo valore. Ciò che ha dato forza ai token probabilmente è stato un maggior riconoscimento in ambito istituzionale. El Salvador ha adottato Bitcoin come moneta a corso legale; la Securities and Exchange Commission ha per la prima volta approvato un ETF che ha come sottostante la madre delle cripto, sebbene attraverso il future; e sono sempre più le aziende e gli investitori istituzionali che hanno impiegato una parte della loro liquidità nelle criptovalute.

Ciò nonostante sono state non poche le difficoltà a livello regolamentare che il mondo della blockchain ha dovuto affrontare. La Cina ha bannato le monete virtuali da qualsiasi forma di utilizzo: dal mining all’investimento, alle transazioni commerciali. L’India sta discutendo un disegno di legge che prevede una stretta molto severa. Le Banche centrali stanno sperimentando la loro valuta digitale controllata dall’istituto, con la PBoC che già a febbraio 2022 inaugurerà probabilmente lo Yuan digitale. E non mancano ovviamente i detrattori che continuano a ribadire che le criptocurrencies sono prive di valore intrinseco e quindi destinate a naufragare.

 

Criptovalute: ecco cosa succederà nel 2022

Quindi, alla luce di tutto questo la domanda su cosa succederà nel 2022 sembra scontata. Ripulendo il campo dagli estremi che preannunciano il de profundis oppure un ulteriore boom tanto da soppiantare le valute domestiche dei Paesi, prendiamo in considerazione un sondaggio effettuato da parte di Natixis Investment Managers. 

La società di gestione patrimoniale con sede a Boston ha interpellato tra ottobre e novembre di quest’anno 500 investitori istituzionali da 12.300 miliardi di dollari gestiti in diversi Paesi del mondo, compresi 4 Banche centrali, oltre 20 fondi sovrani e più di 150 piani pensionistici aziendali. Secondo gran parte degli intervistati, il prossimo anno vedremo un grande sell-off delle criptovalute. 

In particolare quasi il 75% ha affermato che questo tipo di investimento è assolutamente inappropriato per gli investitori al dettaglio. Di tutte queste istituzioni inoltre, il 28% in questo momento investe in criptovalute e quasi un terzo aumenterebbe il prossimo anno l’esposizione, ossia meno dell’8% del totale. Quanto alla regolamentazione, il 40% degli intervistati riconosce nelle criptovalute una forma di investimento legittima, però è pienamente convinto che non passerà molto che finiranno sotto la disciplina delle Banche centrali.

 

Valute digitali: un interesse che non può essere trascurato

Da quando è stato creato il Bitcoin, non è mancato chi ha annunciato a breve le campane a morto per tutto il mondo della blockchain. Sembrava che quando vi fu il grande crollo del 2018, anno in cui le criptovalute persero quasi interamente il loro valore, si fosse sancita definitivamente la fine di tutto. Da allora però le monete virtuali sono rispuntate come una pianta rigogliosa e sempre di nuove e con diverse tecnologie ne sono state create e se ne creeranno. 

L’interesse che ruota intorno a questo mondo è talmente vivo che non si potrà fare finta che non esista. Ancora forse è troppo presto per parlare di monete come rifugio sicuro o per la copertura anti inflazionistica, vista l’alta volatilità che le contraddistingue. Ciò non toglie che esistano delle serie possibilità che sia in atto la terza rivoluzione monetaria, dopo la creazione del denaro e l’introduzione degli strumenti digitali di pagamento.

 

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