Criptovalute: i profili dell’investitore italiano, più preparato e attivo

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La differenza tra il dire e il fare. È il mare che ci sta in mezzo che BitDiver, piattaforma di analisi dei portafogli cripto, ha voluto colmare con il primo studio “Anatomia dell’investitore crypto italiano – 2025”. Non il solito sondaggio ma un’analisi sul comportamento effettivo di chi investe in criptovalute, come lo fa e quanto guadagna, se guadagna. Costruita su una base dati proprietaria che monitora migliaia di wallet degli investitori italiani per complessivi 167,4 milioni di euro di valore in asset digitali, la ricerca ha mostrato l’esistenza di una crescente consapevolezza e maturità nella gestione dell’investimento in criptovalute.

“Questo report rappresenta la prima fotografia reale dell’investitore crypto italiano” ha sottolineato Andrea Tessaro, cofondatore di BitDiver, a cui si è aggiunto il commento di Marcello Turchetti, amministratore e cofondatore della società: “Questo report è la differenza tra ciò che le persone dicono di fare e ciò che fanno davvero con i loro investimenti”.

 

In quali criptovalute investono gli italiani

Bitcoin, ma non solo. Uno degli esiti della ricerca è l’identificazione dei “massimalisti” ovvero di coloro che investono esclusivamente sulla regina delle criptovalute. Sono in aumento, ma rimangono una minoranza. La detenzione maggioritaria della regina delle criptovalute sale dal 17% al 31% mentre Ethereum può vantare la presenza nel 96% dei portafogli.

Nonostante le variazioni di prezzo del Bitcoin siano quelle che guadagnano più spesso i titoli della stampa, le valute digitali protagoniste nei wallet degli italiani sono anche altre. È un dato importante, perché mostra la volontà di diversificare con altre criptovalute, token e stablecoin, nonché un passaggio dalla logica del fanatismo appassionato e dei primi investitori a una gestione più matura di quella che viene considerata ora un’attività finanziaria.

 

Il report, in particolare, segmenta in tre categorie gli investitori italiani in criptovalute:

 

  • Trader ad alta frequenza;
  • Operatore tattico;
  • Operatore sistematico (o algoritmico);
  • Investitore cassettista.

 

I trader ad alta frequenza rappresentano il 44% del totale sui wallet analizzati. Contengono una media di 27.000 euro di capitale. Le operazioni annue sono tra 1.000 e 10.000. Il monitoraggio dei mercati è continuo. Si tratta di investitori evoluti, dotati di strumenti di analisi e strategie sofisticate che agiscono con rapidità. Potrebbero essere associati agli scalper di qualche anno fa.

Gli operatori tattici sono il 24% del totale. In questo caso si tratta di una figura più vicina ai trader. Con un capitale medio di 22.000 euro e un’attività compresa tra 100 e 1.000 operazioni all’anno, agiscono con metodo, ma senza l’intensità del trading professionale. Il portafoglio viene ribilanciato su base settimanale o mensile.

Poco inferiori di numero sono gli operatori sistematici (23%). Con un capitale medio di 47.000 euro e oltre 10.000 transazioni annue, utilizzano spesso bot e strategie automatizzate.

Infine, gli investitori “cassettisti”, cioè coloro che acquistano criptovalute per conservarle a lungo. Sono solo l’1% degli utenti e si riducono in numero.

 

Quante criptovalute in portafoglio: meglio non esagerare

Un altro profilo analizzato dalla ricerca di BitDiver mette in luce la diversificazione nei wallet di criptovalute. Pur essendo presente, in genere è limitata, tanto che le risultanze parlano di “qualità strategica” che supera la “diversificazione eccessiva”. I rendimenti ottenuti in media sono adeguati al mondo delle criptovalute. I wallet che contengono in media 16 asset digitali (rating A, eccellente) hanno realizzato performance del 90% nel 2024. Nel 2022, anno nero per tutte le asset class finanziarie, la performance è stata negativa per il 52%.
I portafogli più diversificati (rating B, solidi) arrivano in media fino a 66 asset e si sono dimostrati più sensibili alle fasi di mercato avverse. Pur avendo beneficiato della ripresa del 2023 (+93%), nel 2024 hanno registrato rendimenti inferiori rispetto ai portafogli più selettivi.

 

Dalla nicchia all’ecosistema: le prospettive degli asset digitali in Italia

Nel complesso, ciò che emerge dallo studio di BitDiver è un mercato italiano delle criptovalute in evoluzione, non più limitato alla nicchia degli appassionati. Anche l’analisi dei profili patrimoniali lo dimostra. Gli investitori base, con asset detenuti inferiori ai 5.000 euro, erano il 75% nel 2022 e si sono ridotti al 32% nel 2024. Sono aumentati gli investitori esperti, i cui wallet vanno da 5.000 a 20.000 euro e che ora sono passati dal pesare per 7,2 milioni di euro complessivi a 58 milioni, e gli investitori strategici (asset per oltre 200.000 euro), da 4,6 a oltre 49 milioni di euro. Gli investitori qualificati (tra 20.000 e 50.000 euro) sono il 19% del totale, quelli consapevoli (tra 50.000 e 200.000) il 36%.

La presenza crescente di operatori sistematici e trader professionali, accanto a investitori prudenti e ben informati, sta trasformando la percezione del settore, tanto da costringere le istituzioni finanziarie, i consulenti e i regolatori a dargli la dovuta attenzione. Le criptovalute sono ormai una componente della finanza e gli investitori necessitano di risposte e supporti maturi quanto le loro scelte, come per esempio quella di detenere gli asset in wallet (42,5%) rispetto agli exchange centralizzati (50,7%).

 

La suddivisione dei portafogli degli investitori in criptovalute a seconda del profilo patrimoniale
Suddivisione utenti per profilo patrimoniale – Fonte: BitDiver

 

Immagine di Redazione

Redazione

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