Criptovalute, nel 2025 furti record per 3,4 miliardi: l’ombra della Corea del Nord

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Il 2025 si è rivelato uno degli anni più critici per la sicurezza dell’ecosistema delle criptovalute. Tra gennaio e inizio dicembre, i fondi sottratti hanno superato i 3,4 miliardi di dollari, con un singolo episodio, l’attacco a Bybit di febbraio, che da solo ha concentrato 1,5 miliardi di perdite. A fotografare l’entità del fenomeno è un report della società di analisi blockchain Chainalysis, che mette in luce un cambiamento strutturale nelle dinamiche dei furti: meno attacchi, ma di dimensioni sempre più elevate, in un contesto in cui il rischio tende a concentrarsi su pochi eventi ad altissimo impatto.

 

In questo articolo:

  • Crypto: meno attacchi, impatti sempre più devastanti
  • Furto di criptovalute: chi è più esposto al rischio
  • Il ruolo della Corea del Nord
  • Criptovalute: anatomia dei furti

 

Crypto: meno attacchi, impatti sempre più devastanti

Il tratto distintivo del 2025 è l’escalation nella dimensione dei singoli incidenti. Il rapporto tra l’attacco più grave e l’evento mediano ha superato per la prima volta la soglia di 1.000 a 1, un livello mai registrato nemmeno nel pieno del bull market del 2021. Questa dinamica ha determinato una forte concentrazione delle perdite, tant’è che i tre maggiori attacchi dell’anno rappresentano il 69% delle perdite complessive subite dai servizi. Ne deriva un andamento annuale sempre più dipendente da pochi episodi ad altissimo impatto, mentre il numero complessivo degli incidenti continua a mostrare un’elevata volatilità.

In questo contesto, nel 2025 i servizi centralizzati sono tornati al centro delle perdite più rilevanti. Pur restando eventi relativamente rari, gli attacchi a queste piattaforme hanno generato volumi eccezionali di fondi sottratti, arrivando a rappresentare l’88% delle perdite nel primo trimestre dell’anno. Le compromissioni hanno interessato infrastrutture critiche legate alla gestione delle chiavi private e ai processi di firma, spesso sfruttando integrazioni con wallet di terze parti o inducendo firmatari legittimi ad autorizzare transazioni dannose. Anche la presenza di team di sicurezza strutturati e l’adozione di cold wallet non si sono rivelate sufficienti a neutralizzare minacce sempre più sofisticate.

 

Furto di criptovalute: chi è più esposto al rischio

Accanto ai grandi attacchi che hanno segnato il 2025, i dati mostrano un progressivo ampliamento della platea dei soggetti esposti al furto di criptovalute. Le compromissioni dei portafogli personali rappresentano circa il 20% del valore complessivo sottratto, in calo rispetto al 44% del 2024, ma il dato si accompagna a un aumento significativo del numero di vittime. Nel corso dell’anno le stime parlano di 158.000 furti, quasi il triplo rispetto al 2022, con almeno 80.000 vittime uniche. Fenomeno che appunto indica una diffusione più ampia degli attacchi, pur a fronte di importi medi sottratti inferiori per singolo episodio. Il valore complessivo sottratto ai singoli utenti, tuttavia, è sceso da 1,5 miliardi di dollari nel 2024 a 713 milioni nel 2025, indicando attacchi più diffusi ma di entità minore per singola vittima.

L’analisi dei tassi di vittimizzazione, rapportati ai portafogli attivi, mostra una forte eterogeneità tra le blockchain. Ethereum e Tron registrano i livelli più elevati di furti ogni 100.000 wallet, mentre Solana risulta la rete con il maggior numero assoluto di vittime.

 

Il ruolo della Corea del Nord

Nel quadro complessivo, la Repubblica Popolare Democratica di Corea si conferma il principale attore delle minacce nel settore delle criptovalute. Nel 2025, gli hacker riconducibili alla RPDC hanno sottratto almeno 2,02 miliardi di dollari, con un aumento del 51% su base annua. Gli attacchi attribuiti a Pyongyang rappresentano il 76% delle compromissioni dei servizi, portando il totale cumulato minimo dei fondi in criptovalute rubati a 6,75 miliardi di dollari.

Da tempo le Nazioni Unite e numerosi ricercatori indipendenti accusano la Corea del Nord, già sottoposta a un regime di sanzioni internazionali e con relazioni diplomatiche limitate, di utilizzare il furto di asset digitali come strumento di finanziamento dei propri programmi nucleari e missilistici. In questo contesto si inserisce anche l’attacco informatico subito nel 2025 dall’exchange Bybit, con sede a Dubai, che a febbraio ha registrato il furto di circa 1,5 miliardi di dollari, prevalentemente in Ethereum. Per i servizi segreti statunitensi, l’operazione sarebbe proprio riconducibile a un’unità d’élite legata al governo nordcoreano.

Secondo Andrew Fierman, responsabile dell’intelligence per la sicurezza nazionale di Chainalysis, il regime nordcoreano continuerà a fare affidamento sul furto di criptovalute come fonte primaria di finanziamento, soprattutto in un contesto di inasprimento delle sanzioni e di progressiva riduzione degli altri canali di entrata. Una dinamica che, secondo gli analisti, è destinata a rafforzarsi negli anni a venire.

 

Criptovalute: anatomia dei furti

L’elevata concentrazione delle perdite registrata nel 2025 trova riscontro anche nelle modalità attraverso cui i furti vengono messi a segno. L’analisi dei principali incidenti mostra infatti come le sottrazioni di maggiore entità siano sempre meno riconducibili a exploit isolati e sempre più legate a dinamiche operative complesse, che combinano vulnerabilità tecniche, falle organizzative e interazioni mirate con il personale delle piattaforme. Nel corso dell’anno, accanto a tecniche già note come il phishing mirato e il furto di credenziali, si è osservata una crescente sofisticazione delle strategie basate sull’ingegneria sociale.

In particolare, gli operatori legati alla Corea del Nord hanno affiancato all’infiltrazione di personale IT all’interno di exchange, depositari e società web3 nuove modalità di avvicinamento, presentandosi come recruiter o investitori. Attraverso falsi processi di selezione, incontri di presentazione e simulazioni di due diligence, gli aggressori hanno mirato alla raccolta progressiva di credenziali, accessi VPN e informazioni sensibili sui sistemi interni delle aziende bersaglio. Secondo le analisi di Chainalysis e Fireblocks, queste pratiche consentono di costruire nel tempo un vantaggio informativo e operativo che precede il furto vero e proprio, riducendo la necessità di attacchi diretti ai protocolli e aumentando la probabilità di successo delle operazioni ad alto impatto.

In questo contesto di rischio sempre più concentrato, il tema della sicurezza si intreccia inevitabilmente con quello della regolazione. La Legge di Bilancio 2026, approvata in Senato e in discussione alla Camera, introduce una tassazione differenziata sulle plusvalenze cripto: aliquote progressive dal 10% in base ai volumi annui e un’imposta del 33% per gli asset a maggiore contenuto speculativo. Un segnale di come il legislatore inizi a trattare il comparto non più come fenomeno marginale, ma come segmento finanziario strutturato, in cui la gestione del rischio operativo e fiscale diventa parte integrante della valutazione di mercato.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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