Da Palazzo Chigi a Francoforte, come Orcel muove le sue carte su Commerzbank

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Andrea Orcel muove su più tavoli nella partita Commerzbank. Prima del lancio dell’offerta pubblica di scambio sulla seconda banca tedesca, lo staff dell’amministratore delegato di Unicredit avrebbe informato Palazzo Chigi, in quello che viene descritto come un passaggio di cortesia istituzionale. Secondo quanto riferito da Bloomberg, alcuni esponenti del governo italiano guarderebbero con favore all’operazione, pur in un contesto di rapporti non semplici tra l’esecutivo e Piazza Gae Aulenti. Sul fronte tedesco, intanto, si moltiplicano i segnali che spingono Unicredit a chiarire con maggiore precisione gli obiettivi industriali del dossier, la struttura del deal e le prospettive di un’eventuale integrazione.

A sostenere il titolo a Piazza Affari è soprattutto l’ipotesi di un possibile spiraglio di apertura da parte di Commerzbank, letta dal mercato come un segnale potenzialmente favorevole per l’evoluzione del dossier. Le azioni Unicredit si sono così portate in rialzo fin dall’avvio degli scambi e segnano un progresso dell’1,75% a 65,26 euro.

 

In questo articolo:

 

  • La partita Unicredit-Commerzbank inizia da Roma
  • Commerzbank, la Germania chiede a Orcel di scoprire le carte
  • Unicredit, il giudizio di Fitch

 

La partita Unicredit-Commerzbank inizia da Roma

Secondo fonti citate da Bloomberg, i rappresentanti di Unicredit avrebbero informato l’ufficio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni prima dell’avvio dell’offerta da circa 35 miliardi di euro volta a rafforzare la posizione della banca italiana in Commerzbank. Si è trattato, secondo le stesse fonti, di un passaggio di cortesia istituzionale, dato che il governo italiano non ha un ruolo diretto nell’operazione. Il gesto, però, ha anche un evidente peso politico, perché segnala la volontà di Orcel di non aprire una partita così delicata senza un’interlocuzione preventiva con Palazzo Chigi.

Bloomberg riferisce che, pur senza assumere una posizione pubblica ufficiale, alcuni funzionari dell’esecutivo avrebbero accolto positivamente la mossa di Unicredit, ritenendola coerente con l’obiettivo di rafforzare la proiezione internazionale di un grande gruppo bancario italiano e di consolidare i legami economici con la Germania, dossier considerato prioritario dal governo. Il passaggio, tuttavia, non cancella le frizioni che hanno caratterizzato in passato i rapporti tra l’esecutivo e Piazza Gae Aulenti, anche alla luce dell’esito negativo dell’ops lanciata su Banco Bpm lo scorso anno. In questo senso, il contatto preventivo con Palazzo Chigi appare come un elemento di attenzione istituzionale in una fase in cui Unicredit si prepara a gestire un’operazione destinata ad avere riflessi non solo industriali e di mercato, ma anche politici. 

 

Commerzbank, la Germania chiede a Orcel di scoprire le carte

Se da Roma arrivano segnali di attenzione, in Germania il clima resta molto più cauto e, per certi versi, diviso. Il governo federale ha già espresso la propria contrarietà a un’acquisizione ostile, confermando quanto il dossier Commerzbank resti politicamente sensibile. La presenza dello Stato tedesco nel capitale della banca, con una quota di poco superiore al 12%, contribuisce del resto a spostare la vicenda oltre il perimetro strettamente finanziario. Alle resistenze istituzionali si aggiungono ora anche quelle della rappresentanza dei lavoratori. Sascha Uebel, presidente del consiglio di fabbrica di Commerzbank, citato dall’agenzia tedesca Dpa, ha commentato l’offerta lanciata da Unicredit per superare la soglia del 30% dichiarando che vi sarà opposizione “con tutti i mezzi a nostra disposizione”.

Accanto alle resistenze politiche, si registrano però anche aperture che si traducono soprattutto in richieste di maggiore chiarezza. Il presidente del Land dell’Assia, Boris Rhein, ha dichiarato a Reuters di sostenere la chiara aspettativa che Unicredit presenti un’offerta concreta e renda più espliciti i propri obiettivi. Il fatto che la richiesta arrivi dal Land che comprende Francoforte, cuore finanziario del Paese e sede di Commerzbank, conferisce particolare peso politico e simbolico a questa presa di posizione. Su una linea analoga si è mossa anche Bettina Orlopp. Sebbene abbia definito “molto bassa” l’offerta dell’istituto italiano e criticato la mancanza di un piano industriale dettagliato, l’amministratrice delegata di Commerzbank non ha escluso del tutto la possibilità di un confronto. Ha infatti osservato che, per poter valutare seriamente l’operazione, sarebbe necessario conoscere in modo più preciso quale configurazione potrebbe assumere il gruppo risultante dalla combinazione, con quali tempi e a quali condizioni. “Riteniamo che una bozza di base sia anche nell’interesse dei nostri azionisti richiederla”, ha aggiunto. Un passaggio che, pur senza attenuare le riserve espresse sull’offerta, lascia intravedere un margine, ancora molto cauto, per l’apertura di un dialogo su basi più concrete. 

Sul piano operativo, la tabella di marcia dell’offerta comincia intanto a prendere forma. Secondo fonti finanziarie, l’ops dovrebbe partire tra l’inizio di maggio e l’inizio di giugno, una volta ottenuto il via libera dell’assemblea straordinaria all’aumento di capitale necessario per sostenere lo scambio azionario. Da quel momento si aprirà la finestra per le adesioni, con una durata prevista tra quattro e otto settimane. Se la prima fase appare tutto sommato scandita da tempi abbastanza chiari, più complesso si profila invece il passaggio successivo, quello autorizzativo, destinato a estendersi ben oltre la chiusura dell’offerta. Per arrivare al completamento dell’operazione, Unicredit dovrà infatti ottenere il via libera di una pluralità di autorità, tra cui la Bafin, la Bce, l’Antitrust tedesco, la Commissione europea sul fronte concorrenziale e gli altri organismi di vigilanza coinvolti. Anche nello scenario più lineare, l’iter difficilmente si concluderà prima della fine dell’anno, mentre il closing definitivo dell’operazione viene indicato nel primo semestre del 2027.

 

Unicredit, il giudizio di Fitch

Nel frattempo, sul dossier è intervenuta anche Fitch Ratings, che ha offerto una prima valutazione del possibile impatto dell’operazione sul profilo creditizio di Unicredit. L’agenzia osserva che l’offerta volontaria di scambio non produce effetti immediati sui rating della banca italiana, confermati a A- con outlook stabile, perché il raggiungimento del controllo effettivo di Commerzbank resta improbabile sulla base dei termini attuali dell’operazione e degli ostacoli ancora presenti in Germania. Fitch ricorda che Unicredit detiene già circa il 26% di Commerzbank direttamente e quasi un ulteriore 4% tramite total return swap. L’ops ha l’obiettivo di superare la soglia del 30% prevista dalla normativa tedesca e di aumentare il coinvolgimento degli stakeholder della banca tedesca attorno a una possibile acquisizione. Tuttavia, proprio per come è stata strutturata, l’offerta potrebbe consentire a Unicredit di superare solo di poco quella soglia, senza arrivare a un controllo effettivo. In questo scenario, l’istituto guidato da Orcel continuerebbe a contabilizzare la partecipazione con il metodo del patrimonio netto, con impatti considerati trascurabili sul capitale grazie anche all’emissione di nuove azioni a supporto dell’operazione. Anche eventuali incrementi successivi della quota avrebbero, secondo l’agenzia, effetti moderati sugli utili finché non si arrivasse a un vero consolidamento.

Il quadro cambierebbe in modo significativo in caso di acquisizione completa. Fitch afferma che, nel lungo termine, una piena integrazione di Commerzbank potrebbe rafforzare il profilo creditizio del gruppo combinato, sostenere la strategia paneuropea di Unicredit e ridurre in modo marcato la sensibilità della banca italiana al contesto domestico. A fronte di questi possibili benefici, l’agenzia richiama però con forza i rischi di esecuzione, legati sia alla natura non sollecitata dell’operazione sia all’attuale contesto geopolitico e di mercato, ancora incerto e volatile. Secondo i calcoli di Unicredit richiamati da Fitch, il raggiungimento del 100% del capitale di Commerzbank, scenario che la banca stessa considera oggi improbabile, potrebbe ridurre il CET1 di circa 200 punti base. Fitch ritiene che un effetto di questa entità resterebbe coerente con il rating della banca, anche alla luce della disciplina finanziaria dimostrata da Unicredit e della capacità di esecuzione riconosciuta al management.

L’agenzia sottolinea inoltre che la banca valuta la propria capitalizzazione rispetto a un target di CET1 compreso tra il 12,5% e il 13%, a fronte di un livello del 14,7% registrato a fine 2025. Nel breve termine, una piena acquisizione comporterebbe comunque una redditività inferiore per il gruppo combinato, sia per i costi di integrazione e ristrutturazione sia per la minore redditività operativa di Commerzbank. Solo in una fase successiva potrebbero emergere i benefici legati ai risparmi di costo e alle sinergie. Resta infine il nodo della struttura dell’azionariato di Commerzbank. Oltre alla quota detenuta dallo Stato tedesco e a quella superiore al 5% in mano a BlackRock, il capitale è distribuito tra investitori istituzionali e retail, in una composizione frammentata che può offrire margini di manovra sul mercato ma rende più delicato il lavoro di costruzione del consenso attorno all’operazione. È anche per questo che Fitch, pur riconoscendo i possibili benefici strategici di una combinazione nel lungo periodo, mantiene per ora una lettura prudente, concentrata sul fatto che il controllo effettivo resta oggi lontano e che il vero banco di prova si aprirà solo dopo la chiusura dell’offerta.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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