Contestato piuttosto che apprezzato dalla sua tifoseria, Daniele Sebastiani ha riportato il Pescara in Serie B dopo quattro anni. Il presidente si è affidato all’esperto e focoso allenatore Silvio Baldini e ad un mix di calciatori giovani e navigati per trasformare il sogno della promozione in realtà. Subito dopo la vittoria ai rigori contro la Ternana nella finale di ritorno dei play-off, Sebastiani ha anche ufficializzato quale sarà il futuro del club.
Il pescarese doc Marco Verratti, reduce dall’esperienza in Qatar nelle file dell’Al-Arabi con un ingaggio da 30 milioni a stagione, entrerà in società rilevando il 50% delle quote. “La società con Verratti era già stata fatta un mese fa, ma volevo aspettare questa serata perché ero convinto di poter regalare un sorriso a tutti e, in accordo con lui, abbiamo atteso il giorno della promozione”, ha dichiarato il patron biancazzurro. Ma chi è Daniele Sebastiani, da quanto tempo è alla guida del Delfino e a quanto ammonta il suo patrimonio?
In questo articolo:
- Chi è Daniele Sebastiani, il presidente del Pescara
- Da quanto tempo gravita nel calcio
- Dalla finanza allo sport: il suo patrimonio
- Quanto ha investito nel Delfino
- I risultati sportivi sotto la sua gestione
Chi è Daniele Sebastiani, il presidente del Pescara
Classe 1965, pescarese dei Colli, Daniele Sebastiani è figlio di una casalinga e di un meccanico dell’Alfa Romeo, dal quale eredita la passione per i motori e le auto d’epoca. Da giovane gioca a calcio, ma lascia presto i campi per studiare e laurearsi in Economia e tecnica bancaria all’Università d’Annunzio. Esperto del settore parabancario, negli anni Ottanta inizia a fare i primi leasing e diventa uno dei primi operatori in Italia a vendere prodotti finanziari per Innofit del gruppo Bnl, UniCredit e Fb Leasing.
Nel 1987 Sebastiani si mette in proprio e diventa amministratore della Inter Services Leasing, società che si occupa di leasing e altri servizi finanziari per aziende. Dai Duemila ha partecipazioni in diverse società, dalla Solur alla Blux, con cui è attivo tra servizi finanziari, organizzazione di eventi sportivi, realizzazione di infrastrutture e la gestione societaria del Pescara. Oltre al calcio, ai leasing e alle costruzioni, dal 2018 l’imprenditore costruisce campi di padel con il brand Padelmania.
Da quanto tempo gravita nel calcio
Prima di dedicarsi al calcio, Sebastiani contribuisce alla nascita di due squadre ciclistiche, Cantina Tollo e Mobilvetta, con gli ex corridori Stefano Giuliani e Palmiro Masciarelli. Nel 2009, con il Pescara travolto dal fallimento, debutta nel mondo del pallone rilevando il club con Giuseppe De Cecco e altri imprenditori locali. Quando l’erede della dinastia della pasta lascia la società per contrasti nella gestione, Sebastiani prende le redini della cordata e viene nominato presidente.
L’incarico arriva il 28 novembre 2011 al termine di una seduta del Consiglio di amministrazione durata quasi tre ore. Il club è reduce da una fase complessa: il fallimento, l’asta per la vendita aziendale, la rifondazione tutta pescarese (con il titolo Delfino Pescara 1936) e l’obiettivo del ritorno in B. Sebastiani diventa il patron dei bilanci in ordine e della sostenibilità, anche se la tifoseria gli contesta una scarsa ambizione e di aver aumentato il suo patrimonio personale da quando ha assunto la presidenza.
Dalla finanza allo sport: il suo patrimonio
Non ci sono informazioni ufficiali in merito al patrimonio di Daniele Sebastiani. Nel 2016, quando la Repubblica stila la classifica dei fatturati delle attività dei proprietari delle squadre di calcio di Serie A, il numero uno biancazzurro risulta l’imprenditore più “povero” della massima serie con 5 milioni di euro di fatturato. Nel corso di dieci anni, procede a diverse ristrutturazioni societarie, ultima in ordine di tempo quella dell’aprile 2025 con un aumento di capitale da quasi 5 milioni e l’ingresso nel club di alcuni nuovi piccoli azionisti.
Per i tifosi e le tifose che lo contestano, rimproverandogli di vivere con i guadagni nati dalla gestione del Pescara, di aver trasformato il club in una società ragionieristica e di aver distrutto la piazza, il suo soprannome è Pinocchio. “L’importante è che tifino per la squadra, non mi interessa se mi contestano”, risponde lui al termine della premiazione per il ritorno in B in uno stadio Adriatico stracolmo con 20mila spettatori.
Quanto ha investito nel Delfino
La cordata che nel 2009 rileva il Pescara da Max Pincione e Gerardo Soglia si ritrova a far fronte a debiti per 11 milioni di euro. Da azionista di maggioranza, Sebastiani si impegna soprattutto nel far quadrare i conti e nelle operazioni di player trading e autofinanziamento: l’unica strada percorribile per sopravvivere, avere bilanci in ordine e aumentare il patrimonio della società.
Negli oltre quindici anni alla guida del Pescara, Sebastiani e i suoi collaboratori movimentano centinaia di giocatori. A fronte di pochi acquisti che superano i 3 milioni in valore, il Delfino mette a segno cessioni record che fruttano preziose plusvalenze, su tutte quelle di Verratti (cresciuto nel Manoppello e poi nel settore esordienti pescarese e venduto per 12 milioni al Paris Saint-Germain di Nasser Al-Khelaïfi) e di Juan Fernando Quintero, fantasista colombiano preso per 3 milioni dall’Atlético Nacional e venduto per 10 al Porto.
I risultati sportivi sotto la sua gestione
Presidente degli Adriatici dal novembre 2011, Sebastiani subentra a De Cecco con Zdeněk Zeman in panchina e una squadra con Verratti, Lorenzo Insigne e Ciro Immobile che vince il campionato di B con una giornata d’anticipo e festeggia il ritorno in Serie A dopo 19 anni. Nella stagione successiva, Zeman lascia Pescara per andare alla Roma, così come partono Verratti, Insigne e Immobile destinazioni Parigi, Napoli e Genoa. Il club affida la guida tecnica a Giovanni Stroppa, dimissionario alla 13esima partita e sostituito con Cristiano Bergodi, a sua volta esonerato per far spazio al tecnico della Primavera Cristian Bucchi.
I risultati sono insufficienti (17 sconfitte e 2 pareggi nel girone di ritorno) e il Pescara retrocede in Serie B. Dopo due campionati in cadetteria, quello 2014-2015 particolarmente doloroso per la sconfitta in finale dei play-off contro il Bologna con un doppio pareggio, il club abruzzese ottiene la seconda promozione in A nel 2015-2016: la squadra allenata da Massimo Oddo batte il Trapani nella finale play-off e vola nel massimo campionato. Nel 2016-2017, tuttavia, la società non riesce a evitare l’ennesima retrocessione replicando alcuni record negativi di quattro anni prima.
Dopo tre stagioni altalenanti in B, il Pescara chiude il campionato 2020-2021 al penultimo posto in classifica e retrocede in Serie C. È un periodo difficile che dà il via a tre stagioni di cocenti delusioni: nel 2021-2022 sconfitta al primo turno dei play-off, nel 2022-2023 in semifinale, nel 2023-2024 al secondo turno. Per la quarta stagione consecutiva in C, Sebastiani cambia e nomina nuovo allenatore Silvio Baldini, reduce dal discusso addio al Palermo (riportato in B a tre anni dal fallimento) e dalle dimissioni a Perugia e Crotone.
I biancoazzurri chiudono la regular season al quarto posto e vengono promossi in Serie B dopo quattro anni grazie alle vittorie ai play-off contro Pianese, Catania, Vis Pesaro, Audace Cerignola e Ternana, battuta in dieci uomini ai rigori nella finale di ritorno allo stadio Adriatico. “Se qualcuno, a inizio anno, mi avesse detto che saremmo andati in B non l’avrei preso per matto: questa è una squadra forte ed è allenata da un grande allenatore”, sono le parole a caldo di Sebastiani, pronto a costruire con il ds Pasquale Foggia e il neo proprietario Verratti una rosa che sogna l’exploit come ai tempi di Zeman.









