I data center hanno smesso di essere solo un tema tecnico per addetti ai lavori e sono diventati dei veri e propri asset strategici, al centro delle scelte industriali e geopolitiche. È in questo contesto che l’Italia può giocare una partita rilevante nel mercato europeo delle infrastrutture digitali.
Secondo il rapporto Community Data Center di TEHA Group, tra il 2025 e il 2030 il mercato italiano potrebbe generare un valore compreso tra 12 e 30 miliardi di euro, che potrebbe estendersi fino a un intervallo tra 38 e 165 miliardi entro il 2040. Una forbice che rimanda meno all’incertezza della domanda e più alla capacità del sistema Paese di attrarre capitali, governare i tempi autorizzativi e strutturare una filiera industriale ed energetica all’altezza della competizione in corso.
In questo articolo:
- Data center, nuovi asset strategici?
- La centralità del Mediterraneo
- Data center, la sfida passa dall’infrastruttura
Data center, nuovi asset strategici?
La crescita dei data center in Italia si inserisce in un quadro di domanda digitale in forte evoluzione. Al 30 giugno 2025 le richieste di connessione alla rete da parte di data center in Italia superano le 300 iniziative, per oltre 50 GW (ammontavano a circa 30 GW in tutto alla fine del 2024). A trainare questa dinamica è soprattutto l’intelligenza artificiale, in particolare nelle sue applicazioni generative, sia nelle fasi di addestramento dei modelli sia in quelle di utilizzo operativo. Questo sviluppo si inserisce in un ecosistema più ampio, quello della data economy, che in Italia genera oggi un fatturato stimato in circa 60 miliardi di euro e che, secondo le previsioni, potrebbe raggiungere i 207 miliardi entro il 2030. A questi fattori si affianca l’espansione dell’internet of things e l’aumento costante del traffico dati, che richiedono capacità computazionali sempre più elevate. Ulteriori driver sono rappresentati dalla necessità di conformarsi a standard di sicurezza più stringenti, come quelli previsti dalla Direttiva NIS2, e dalla crescente attenzione alla sovranità dei dati.
Entro il 2028 il settore potrebbe attrarre oltre 20 miliardi di euro di investimenti, con Milano come principale polo di sviluppo. Il capoluogo lombardo si conferma l’unica area italiana con caratteristiche paragonabili ai grandi hub europei, grazie a un elevato livello di interconnessione e alla prossimità ai principali centri economici e finanziari. La capacità IT installata è destinata a superare 1 GW nello stesso orizzonte temporale, inserendo la regione in un percorso di crescita che la avvicina, per scala, ai mercati più maturi.
La centralità del Mediterraneo
Uno dei fattori strutturali che rafforzano il posizionamento italiano è la collocazione geografica. La centralità nel Mediterraneo consente all’Italia di intercettare le principali rotte del traffico dati tra Europa, Africa e Medio Oriente, grazie a una rete in espansione di cavi sottomarini. Questo elemento contribuisce ad alleggerire la pressione sui grandi hub del Nord Europa, come Amsterdam e Dublino, sempre più esposti a fenomeni di saturazione infrastrutturale ed energetica. Alla dimensione geografica si affiancano condizioni operative favorevoli: una disponibilità energetica relativamente meno compressa, la crescita della quota rinnovabile e un sistema di incentivi che include le misure del PNRR.
A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, dove l’espansione dei data center segue logiche di rapida scalabilità e investimenti anticipati, il contesto europeo (e italiano) si muove lungo un percorso più regolato, in cui assumono un peso centrale la chiarezza normativa, la prevedibilità dei tempi autorizzativi e la pianificazione territoriale. Lombardia, Liguria e alcune aree del Sud, in particolare la Sicilia, beneficiano del rafforzamento delle connessioni elettriche e digitali, ridefinendo progressivamente la mappa nazionale della connettività. In questo contesto, accanto a Milano, anche Roma sta entrando in una fase di espansione più marcata, mentre nel Mezzogiorno emergono nuovi poli legati alla presenza di infrastrutture di rete e a costi energetici più contenuti, con Puglia e Sicilia in prima linea.
Data center, la sfida passa dall’infrastruttura
Nel 2024 la capacità IT installata in Italia ha raggiunto i 287 MW, con una crescita annua del 6%, inferiore alle previsioni iniziali a causa dei tempi di realizzazione delle nuove strutture. Le prospettive indicano tuttavia un’accelerazione nel breve periodo, con oltre 110 MW attesi nel 2025 e circa 250 MW nel 2026, sostenuti da una pipeline di progetti già avviati. La traiettoria di sviluppo resta condizionata da vincoli strutturali, in particolare dalla disponibilità di potenza elettrica, dalla complessità dei processi autorizzativi e dalla limitata visibilità sui piani di potenziamento della rete, soprattutto al di fuori dei grandi hub. In questo contesto stanno emergendo nuovi modelli operativi: dai “Data & Energy Hub”, che integrano i data center nei sistemi energetici locali attraverso autoproduzione e accumulo, al riutilizzo di aree industriali dismesse. Secondo TEHA, circa 3,7 milioni di metri quadrati di siti brownfield potrebbero ospitare fino a 600 MW di nuova capacità senza consumo di nuovo suolo, inserendo lo sviluppo delle infrastrutture digitali all’interno delle strategie di transizione ecologica e di una pianificazione territoriale più integrata.
L’Italia ha davanti a sé una delle opportunità di sviluppo più rilevanti degli ultimi decenni. Perché questo potenziale si traduca in crescita concreta, la sfida è intervenire su tre snodi decisivi: disponibilità energetica, tempi autorizzativi e costruzione di una filiera industriale capace di sostenere nel tempo lo sviluppo delle infrastrutture digitali. In assenza di una risposta strutturata, la finestra oggi aperta potrebbe chiudersi rapidamente. Speriamo non sia questo il caso.









