Il percorso del geniale artista afroamericano David Hammons è costellato di opere record in asta e nelle vendite private, l’ultima in ordine di tempo all’edizione 2024 di Art Basel Miami Beach. Nato nel 1943 a Springfield nell’Illinois, il pittore e scultore statunitense affronta di petto questioni scottanti del presente come il razzismo e la discriminazione, la povertà e le disuguaglianze sociali. Il suo viaggio dalla Los Angeles degli anni Sessanta travolta dai fatti di Watts alle strade della New York anni Ottanta lo trasforma in uno tra i più influenti, singolari e innovativi artisti contemporanei.
David Hammons, le 5 opere record vendute all’asta
Autentico outsider schivo e allergico alle apparizioni pubbliche, David Hammons non concede interviste e pochi galleristi e curatori riescono a entrare nel suo cerchio. Una personalità importante e difficile, un disobbediente che si prende gioco del sistema: un provocatore, un rivoluzionario, un trickster che porta novità e cambiamenti e disorienta di continuo chi osserva le sue opere. Tele, sculture, oggetti di ogni genere e forma, performance, body art: l’arte di Hammons è variegata, ma quasi sempre prende spunto dalla realtà e si sviluppa per strada, lontano da luoghi istituzionali e accademici. Ecco la Top 5 delle sue opere più costose vendute all’asta.
Untitled del 2004
Nell’arte di Hammons gli stereotipi legati agli oggetti che hanno dato origine alla cultura afroamericana vengono demoliti perché considerati icone frutto dell’eredità del razzismo. La loro rielaborazione diventa la rivendicazione di un nuovo potere, come accade in questa scultura totemica composta da 13 maschere africane, bastoni di legno, metallo, fil di ferro, corda, paglia e uno specchio di plastica, il tutto montato alla parete: un assemblaggio di oggetti scartati che offrono una nuova narrazione. Da Christie’s a New York nella 21st Century Evening Sale del novembre 2021, l’opera fa fermare il martello a 3,7 milioni di dollari.

Untitled (Flight Fantasy)
“Bisogna tornare a ciò che eravamo prima di andare avanti verso quel che vogliamo essere. Sono qui per ricordarci da dove veniamo. Sono più interessato alla memoria che all’avanguardia”, spiega Hammons a proposito del suo lavoro. È del 1978 quest’opera fondamentale all’interno della sua produzione più radicale che si ribella all’establishment dell’arte pulita e pronta per le gallerie: una serie di sculture fatte con materiali presi direttamente dalla strada, in questo caso bambù, argilla della Georgia, frammenti di dischi, gesso, spago colorato e ciuffi di capelli. Ancora da Christie’s a New York, ma nella 21st Century Evening Sale del novembre 2024, il totem fa alzare le palette fino a 3,9 milioni di dollari.

Untitled del 2014
I cosiddetti body prints e le performance per strada rendono Hammons uno dei personaggi più singolari dell’arte americana. È celebre quanto l’artista fa a New York il 13 febbraio 1983: si presenta come un ambulante al mercato popolare di Cooper Square e vende ai passanti palle di neve perfettamente sferiche, allineate per dimensione su un tappeto. Si vocifera al prezzo di un dollaro. Una vera e propria sfida ai meccanismi del mercato dell’arte. Quarant’anni dopo, all’edizione 2024 di Art Basel Miami Beach, l’interesse per la sua arte è immutato: un enigmatico pannello composto di stracci e teli è venduto nello stand della galleria Hauser & Wirth per 4,5 milioni di dollari.

It’s Not Necessary
Né pittura né scultura: quest’opera del 1990, composta con spartiti musicali, palline da tennis consumate e cristalli appesi a dei chiodi sotto un piccolo canestro da basket, fa riferimento al profondo apprezzamento di Hammons per il movimento dell’Arte Povera (conosciuta durante il periodo trascorso all’American Academy di Roma nel 1989) e alla sua attrazione per il ready-made duchampiano. Nel giugno 2021, messa all’asta da un venditore belga nella 20th Century & Contemporary Art Evening Sale di Phillips a New York, raggiunge quota 5,4 milioni di dollari in una serata in cui il top lot è A Neat Lawn di David Hockney, battuto per 11 milioni.

Untitled del 2000
Il basket rappresenta una forte fonte d’ispirazione per Hammons. Prima realizza una serie di disegni facendo rimbalzare dei palloni coperti di “sporcizia di Harlem” su della carta, poi piazza in diversi luoghi di Brooklyn i suoi Higher Goals, cinque pali del telefono tempestati di tappi di bottiglia con alla cima tabelloni e canestri sempre ricoperti di tappi. Risale al 2000 questa installazione in cui il canestro pende dal telaio di una finestra, sormontata da un candelabro e da due lampadari di cristallo con ghirlande e gocce. Uno dei tanti modi non convenzionali di Hammons di rifiutare il sistema eppure vivere nel mondo dell’arte contemporanea. Esposta nella mostra Elogio del dubbio a Palazzo Grassi – Punta della Dogana di Venezia, l’opera arriva da Phillips a New York nella Contemporary Art Evening Sale del novembre 2013: prezzo finale 8 milioni di dollari da una valutazione iniziale tra i 5 e i 7 milioni.

Fuori dalla Top 5 meritano una segnalazione due vendite di Hammons che fanno faville da Phillips e da Christie’s, sempre a New York. La prima è un Untitled del 1988 (una sorta di bambola nera fatta di padelle e catenine di metallo su pneumatici di gomma rimodellati, traendo ispirazione dall’arte africana, dalla storia egiziana e dalla cultura popolare) battuta nel novembre 2021 per 3,6 milioni di dollari. La seconda è un Untitled del 1978 appartenente al gruppo Flight Fantasy (una serie di lance in bambù poste su una corona centrale fatta di vinili tenuti con spago e capelli) venduto nel maggio 2014 per 3,5 milioni di dollari.









