Imprenditore visionario, filantropo altruista, editore di tabloid e pioniere dell’industria del sesso: sono le tante vite di David Sullivan, il chairman del West Ham. L’esuberante patron della squadra di calcio simbolo dell’East End di Londra ha una storia avventurosa alle spalle, cominciata negli anni Settanta in un settore che non conosce mai crisi e che muove miliardi in tutto il mondo. Ma Sullivan com’è arrivato a trasformarsi da re delle riviste porno inglesi a numero uno degli Hammers?
Chi è David Sullivan, il chairman del West Ham
Classe 1949, nato a Cardiff e cresciuto tra Penarth, Aden in Yemen e l’Hertfordshire, David Sullivan si laurea in Economia alla Queen Mary University of London e con l’amico e storico socio in affari David Gold, scomparso nel 2023, costruisce un impero vendendo giornali per adulti (tra cui i famosi Playbirds e Whitehouse) e giocattoli del sesso, aprendo sexy shop e producendo film softcore. Mary Millington ed Eve Vorley, star dei suoi film, sono anche le sue prime compagne; l’attuale fidanzata è la modella Ampika Pickston, famosa per il reality show The Real Housewives of Cheshire.
Dopo un’accusa di sfruttamento della prostituzione, Sullivan chiude il business di cinema ed editoria vietate ai minori e compra i tabloid Daily Sport e Sunday Sport, rivenduti nel 2007 per 40 milioni. Nel frattempo, l’ex “Sultan of Sleaze” cede il suo portfolio a David e Ralph Gold e mette a frutto la passione per i cavalli ed in particolare per le corse dei purosangue da galoppo, entrando nell’attività ippica a tempo pieno. Lo sport è un’infatuazione di vecchia data e si materializza con il passaggio alla guida di una gloriosa squadra di calcio inglese.
Da quanto tempo gravita nel calcio
Il West Ham non rappresenta la prima esperienza dell’imprenditore nel football. Dal 1993 al 2009, Sullivan e Gold sono i proprietari del Birmingham, club che per 16 anni mantengono tra First Division (all’epoca la seconda divisione del calcio inglese) e Premier League. Complice la distanza da Londra, l’impossibilità di competere con giganti come Chelsea e Arsenal e un idillio con la città “finito da un pezzo”, Sullivan lascia le Midlands con la promozione dei Blues in Premier del 2009.
Nel gennaio 2010 la coppia lancia il takeover sul West Ham acquistando il 50% delle quote dalla islandese CB Holding. È un vero e proprio salvataggio: a causa della crisi finanziaria in Islanda, i proprietari Eggert Magnússon e Björgólfur Guðmundsson devono cedere il club, affidato inizialmente nelle mani della banca d’investimento Straumur-Burdaras. L’acquisizione definitiva si formalizza nel 2013, quando Sullivan rileva un ulteriore 25% da CB Holdings e lascia a Straumur il 10%.
A quanto ammonta il suo patrimonio
Nella Sunday Times Rich List 2023, Sullivan risulta al 159esimo posto con un patrimonio stimato di 1,2 miliardi di sterline. D’altronde l’imprenditore – che gestisce gli affari con la holding di famiglia Conegate Ltd. Sullivan e all’anagrafe risulta disoccupato – è milionario sin all’età di 25 anni, quando produceva film di culto come Come Play with Me di George Harrison Marks, Confessions from the David Galaxy Affair di Willy Roe ed Emmanuelle in Soho di David Hughes.
Alla Conegate sono collegate alcune proprietà luxury di Londra come il negozio di punta di Russell & Bromley ad Oxford Street. L’impero immobiliare e commerciale della holding ha un valore stimato in 500 milioni. In aggiunta, Sullivan vive a Birch Hall nell’Essex in una magione costruita da Ashby & Horner nel 1992: una residenza costata 7,5 milioni che si estende per 49.000 metri quadrati.
Quanto ha investito negli Hammers
Sullivan e Gold investono 105 milioni di sterline per il 50% del club. Per il successivo 10% sborsano 8 milioni, prima di favorire l’ingresso di azionisti di minoranza. “Sia io che David siamo tifosi degli Hammers, ho frequentato l’università qui e ho vissuto a Hornchurch. David ha vissuto a 50 metri dal campo per vent’anni della sua vita e ha giocato nelle giovanili del West Ham. Vogliamo solo essere qui, dove abbiamo sempre voluto stare”, sono le sue prime parole da co-chairman.
Oggi il club di Stratford è al 38.8% di David Sullivan. 1890s holdings di Daniel Křetínský, imprenditore e avvocato ceco, proprietario e CEO di Energetický a průmyslový holding (EPH), tra i maggiori produttori di elettricità in Europa, detiene il 27% delle quote. Vanessa Gold, la figlia di David e manager di Ann Summers, multinazionale britannica specializzata in giocattoli sessuali e lingerie, ha il 25.1%. L’8% è della WHU di J. Albert “Tripp” Smith, investment executive statunitense co-fondatore di GSO Capital Partners, la piattaforme di investimento di Blackstone; il restante 1.1% è di altri piccoli investitori.
L’ingresso di Daniel Křetínský è fondamentale: con i suoi 125 milioni di sterline, ripaga il debito societario e permette al club di chiudere il bilancio al 30 giugno 2022 con 252 milioni di sterline di fatturato e 12,3 milioni di utile netto. La ritrovata stabilità finanziaria consente alla società di migliorare l’academy, la squadra femminile e le infrastrutture e soprattutto di condurre alcune sessioni di calciomercato molto onerose.
I tre acquisti record dell’era Sullivan sono quelli di Sébastien Haller dall’Eintracht Francoforte (50 milioni di euro), Mohammed Kudus dall’Ajax (43 milioni) e Lucas Paquetá dal Lione (42,9 milioni), favoriti anche da alcune ricche cessioni, su tutte quella di Declan Rice all’Arsenal per 116,6 milioni di euro. Ma il West Ham non è squadra da spese pazze, tutt’altro: nella formula di Sullivan e dei suoi collaboratori (il CFO Andy Mollett, il direttore tecnico Tim Steidten e il ds Mark Noble) contano la programmazione, gli acquisti mirati e funzionali.
C’è poi la questione stadio: nel 2013 gli Irons lasciano il mitico Upton Park e acquistano il diritto a giocare per 99 anni le gare interne al London Stadium (l’impianto da 62.500 posti costruito per le Olimpiadi di Londra 2012 e costato 600 milioni) pagando 15 milioni di sterline e ricevendo da governo, amministrazioni ed enti locali un budget di 200 milioni per rendere funzionale la struttura al calcio. Un autentico affare per uno stadio che diventa una macchina da soldi. Tanto che l’edizione 2023 del report di Football Benchmark stima il valore d’impresa del West Ham in 944 miliardi di euro.
I risultati sportivi nel corso della sua presidenza
Nella sua lunga storia il West Ham non ha mai vinto la Premier League, pur essendoci arrivato vicino nella stagione 1985-1986, ma in passato ha comunque conquistato tre FA Cup, una Community Shield, una Coppa delle Coppe e una Intertoto. Dal 2010 ad oggi, il miglior risultato della gestione Sullivan-Gold è la vittoria della seconda edizione della Conference League nel 2023, primo trofeo in oltre 40 anni strappato per 2-1 alla Fiorentina di Rocco Commisso nella finale all’Eden Aréna di Praga.
Sullivan e Gold ereditano il West Ham in una situazione difficile: nel 2010 la squadra è in grossa difficoltà in classifica e chiude la stagione in ultima posizione. L’inferno della Championship dura appena un anno e dal 2012-2013 gli Hammers giocano stabilmente in Premier. Il miglior piazzamento in campionato è il sesto posto nella stagione 2020-2021, con qualificazione per l’Europa League. Da quell’anno in panchina (per la seconda volta) c’è un manager scozzese “figlio” di Sir Alex Ferguson.
Il calcio della formazione allenata da David Moyes è solido e pragmatico, dinamico e aggressivo. La sua squadra è compatta ed efficace, pratica un sistema di gioco semplice ma sempre dalle idee chiare. La continuità dei risultati porta gli inquilini del London Stadium a lottare nelle zone alte della classifica per i posti in Europa e a sognare di poter competere tra le Big Six del calcio inglese.









