Dazi auto: chi vince e chi perde

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I dazi sulle auto, minacciati fin dalla campagna elettorale da Donald Trump, sono ora realtà. Ecco come impattano sulle principali case produttrici secondo gli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

Tanto tuonò che piovve. Fin dalla campagna elettorale che lo ha riportato alla Casa Bianca, Donald Trump a più riprese ha evidenziato come il comparto automotive fosse uno di quelli maggiormente attenzionati per l’introduzione dei dazi. Da un lato come leva per riportare in America la parte manifatturiera, dall’altro per riequilibrare la bilancia commerciale.

Nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato prodotti automobilistici per 474 miliardi di dollari, di cui 220 per le sole autovetture. Il Messico, con 2,5 milioni di veicoli, è al primo posto, grazie soprattutto alle fabbriche aperte nel Paese negli ultimi anni da numerosi produttori. A completare il gradino del podio delle nazioni con maggiori esportazioni negli USA troviamo Corea del Sud (1,4 milioni di veicoli) e Giappone (1,3 milioni di veicoli).

Guardando all’Europa, secondo i dati di S&P Global Mobility, nel 2024 la Germania ha esportato 430.000 veicoli e il Regno Unito quasi 90.000. A livello di brand è possibile capire chi potrebbe essere più colpito e chi meno. Secondo una ricerca di GlobalData, Tesla (0%), Ford (21%) e Honda (35%) sono le case automobilistiche che importano meno veicoli tra quelli venduti sul suolo americano. Sul fronte opposto troviamo invece Jaguar Land Rover (100%), Volvo (90%) e Mazda (81%). Guardando ai grandi gruppi europei, le tedesche Volkswagen (80%), Mercedes-Benz (63%) e Bmw (52%) sembrano messe peggio rispetto a Stellantis (45%).

In base a questi numeri, Tesla e Ford appaiono le due case automobilistiche maggiormente avvantaggiate dai dazi sul settore auto, anche se non vanno trascurati alcuni elementi: Tesla importa il 20-25% dei suoi componenti dall’estero e potrebbe essere oggetto di contro-dazi tanto in Europa che in altri Paesi. A sorpresa, i veri vincitori potrebbero essere i noleggiatori di auto, i rivenditori di auto usate e anche i rivenditori di componenti, visto che posticipare la sostituzione delle auto potrebbe aumentare la richiesta di pezzi di ricambio.

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Redazione

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