Dazi Trump: l’Europa pianifica di colpire le Big tech come rappresaglia

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L’Europa potrebbe colpire le Big tech americane come misura di ritorsione agli eventuali dazi del presidente USA Donald Trump. È quanto hanno riferito due funzionari della Commissione europea sulla base delle discussioni interne che pianificano l’utilizzo di “uno strumento anti-coercizione” in una potenziale controversia con Washington.

Bruxelles potrebbe fare affidamento all’ACI (Anti-coercion instrument), entrato in vigore nel 2023 come misura di ritorsione. Lo strumento consente all’Unione europea di attuare restrizioni sul commercio dei servizi se rileva che un Paese sta applicando tariffe sulle merci per determinare cambiamenti di natura politica.

Secondo quanto riportato dai funzionari, l’azione di Trump ricade in questa fattispecie, in quanto il presidente USA utilizzerebbe i dazi per costringere la Danimarca a consegnare la Groenlandia e per far desistere l’Ue da azioni esecutive contro le grandi aziende tecnologiche americane.

Ma come l’Europa potrebbe danneggiare le Big tech? L’ACI prevede alcune misure quali la revoca della protezione dei diritti di proprietà intellettuale e il loro sfruttamento commerciale, inclusi il download di software e i servizi di streaming.

 

Dazi Trump: quanto è rischioso per l’Europa colpire le Big tech?

Aggredire le Big tech USA come forma di rappresaglia dai dazi di Trump non è una cosa da poco. Per questo alcuni membri all’interno della Commissione europea preferiscono muoversi con i piedi di piombo.

L’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato la scorsa settimana che non avrebbe risparmiato l’Europa dalle tariffe per via dell’accanimento dei regolatori verso le aziende tecnologiche statunitensi e dell’ampio deficit commerciale. Tuttavia, non ha dato indicazioni circa la tempistica delle misure e nemmeno sulla possibilità di una trattativa per evitarle.

Il blocco dei 27 ha reagito minacciando a sua volta una rappresaglia severa come fece nel 2018, quando mise in atto un bazooka da 2,8 miliardi di euro su merci statunitensi a seguito dei dazi di Trump del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Ieri c’è stato l’incontro a Varsavia dei ministri del Commercio Ue per discutere della questione. La maggioranza ha convenuto per una reazione dura, se si rendesse necessaria.

Tuttavia, in un contesto in cui l’economia dell’eurozona è debole, alcuni propendono per evitare l’escalation. L’unità e la tempistica potrebbero essere determinanti anche come armi da utilizzare in un eventuale tavolo di trattativa con Trump. “La velocità è una delle questioni chiave, dobbiamo essere pronti più velocemente dell’ultima volta (2018, n.d.r.). Dobbiamo essere più uniti e più veloci”, ha affermato il ministro del Commercio francese Laurent Saint-Martin.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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