Donald Trump ha dato un primo saggio della sua politica commerciale annunciando nuovi dazi USA su Messico, Canada e Cina. In un post sul suo social network Truth Social, il neo eletto presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che metterà ulteriori tariffe del 25% su tutte le merci importate da Messico e Canada, e del 10% sui beni che entrano negli Stati Uniti provenienti dalla Cina. Trump ha definito la nuova stretta come necessaria per reprimere l’immigrazione di massa e le droghe illegali che varcano i confini. “Come tutti sanno, migliaia di persone si stanno riversando in Messico e in Canada, portando il crimine e la droga a livelli mai visti prima”, ha detto. “Questa tariffa rimarrà in vigore fino a quando sarà fermata l’invasione nel nostro Paese di droghe, in particolare il fentanyl, e di tutti gli stranieri illegali”. Quanto alla Cina, il leader repubblicano ha accusato le autorità di Pechino di non aver adottato pene severe come promesso per i trafficanti di fentanyl, con la droga che si sta riversando negli Stati Uniti. “Fino a quando non si fermeranno, addebiteremo alla Cina una tariffa aggiuntiva del 10%, al di sopra di qualsiasi tariffa aggiuntiva, su tutti i loro numerosi prodotti che entrano negli Stati Uniti d’America”, ha scritto.
I mercati sono rimasti scossi dagli annunci di Trump. Il dollaro USA si è inizialmente rafforzato, con il Dollar Index balzato inizialmente a 107,47 prima di ritirarsi verso la parità a 106,72. Le azioni però sono in rosso, con i cali nelle Borse europee stamattina che seguono quelli dei mercati asiatici nella notte. Vendite anche sul dollaro canadese, scivolato di circa 70 punti base rispetto al dollaro USA, e sul peso messicano, in calo di circa 1,25 punti percentuali sul biglietto verde.
Dazi USA: chi saranno i principali perdenti
L’attuazione di nuove tariffe trumpiane potrebbe avere degli impatti molto forti sui vari settori dell’economia e dei mercati finanziari. Le aziende che potrebbero risentirne maggiormente sono quelle che effettuano la produzione in Paesi come il Messico o che intendono iniziare l’attività nel territorio. Honda Motor, ad esempio, invia negli Stati Uniti l’80% della produzione che fa in Messico. Il suo direttore operativo Shinji Aoyama ha già avvertito questo mese che in caso di dazi USA permanenti, l’azienda dovrà valutare uno spostamento del business.
Anche Tesla potrebbe essere danneggiata. La casa automobilistica guidata da Elon Musk ha incoraggiato i suoi fornitori cinesi a creare impianti in Messico lo scorso anno per rifornire una prevista gigafactory dell’azienda in loco, con l’avvio della produzione a inizio 2025. I dazi però potrebbero essere un ostacolo e far rivedere i piani di Tesla.
Nvidia e Foxconn stanno costruendo un impianto gigantesco in Messico relativo ai server per l’intelligenza artificiale. Questi serviranno per contenere la nuova serie di chip AI (Artificial Intelligence) Blackwell di Nvidia, con la messa in funzione prevista per l’inizio del 2025. Anche in questo caso la situazione potrebbe complicarsi con i dazi.
Il produttore di computer cinese Lenovo ha un sito produttivo enorme a Monterrey dove sono prodotti server e altri dispositivi per data center destinati al mercato nordamericano. Lo stabilimento è stato ampliato nel 2021.
Le valute dei mercati emergenti, in particolare quelle asiatiche, potrebbero essere sotto pressione. Secondo Alex Loo, strategist macro presso la Toronto-Dominion Bank di Singapore, “con le prospettive di una rottura dello status quo, possiamo aspettarci che le valute asiatiche sottoperformino, in particolare il won coreano, il dollaro di Taiwan e il dollaro di Singapore, data la natura orientata al commercio delle loro economie”.
Gli investitori rischiano di vedere frustrate le speranze di un riscatto duraturo delle azioni cinesi, dopo i piani di stimolo monetario e fiscale delle autorità negli ultimi due mesi. “Mi aspetto che le azioni cinesi subiscano ulteriori pressioni, dato che la tempistica di questo annuncio è anticipata rispetto alle attese. Il presidente eletto non ha nemmeno avuto bisogno di aspettare il suo insediamento per iniziare a mettere in pratica le sue promesse elettorali”, ha affermato Rajeev de Mello, gestore di portafoglio macro globale presso Gama Asset Management SA.
Sotto pressione potrebbe finire anche lo yuan, a giudizio di Kiyong Seong, macro strategist di Societe Generale a Hong Kong. “Ci aspettiamo una sottoperformance dello yuan nell’universo valutario dei mercati emergenti e asiatici”, ha detto.









