Dazn verso Wall Street: il riassetto societario apre la rotta per ipo

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Wall Street si avvicina, e Dazn comincia a prepararsi. Secondo un’indiscrezione del Financial Times, il gruppo controllato da Leonard Blavatnik starebbe riorganizzando la propria struttura societaria, con una nuova holding alle Cayman sotto il controllo di Access Industries, in vista di una possibile quotazione nel 2027. L’obiettivo sarebbe quello di facilitare la raccolta di nuovi capitali. Negli scorsi mesi erano già emersi i primi contatti con alcuni club di Serie A per una conversione dei diritti tv in equity, mentre il mercato italiano mostra conti in miglioramento.

 

In questo articolo:

 

  • Dazn si fa bella in vista di Wall Street
  • Chi è Len Blavatnik, l’imprenditore miliardario dietro Dazn
  • Aria nuova in Dazn Italia
  • Serie A, il nodo resta aperto

 

Dazn si fa bella in vista di Wall Street

Mentre il gruppo prepara la propria struttura societaria in vista dello sbarco sul mercato, prende forma il primo passaggio dell’operazione. Dazn Group istituirà una nuova holding con sede nelle Isole Cayman, il cui controllo farà capo ad Access Industries. Una fonte vicina alla questione, citata venerdì dal Financial Times, ha spiegato che l’obiettivo dell’operazione è facilitare la raccolta di nuovi capitali ed esplorare una quotazione in Borsa.

Su un binario parallelo, già aperto da dicembre 2025, si muove il dialogo con alcuni proprietari di club di Serie A, principalmente fondi di private equity: Dazn starebbe valutando una conversione in equity pari a circa il 10% del valore dei 700 milioni di euro di diritti tv versati annualmente alla Lega Seria A, cifra che corrisponderebbe a circa 70 milioni di euro. L’obiettivo iniziale sarebbe un primo accordo con tre o quattro proprietà, per poi estendere il progetto agli altri club di Serie A e, potenzialmente, ad altri campionati come La Liga spagnola.

Il riferimento dichiarato è a due modelli già sperimentati: quello tra Nfl (la più grande lega professionistica al mondo di football americano) e l’emittente televisiva Espn, che prevede il controllo dei contenuti media prodotti dalla Lega da parte della rete televisiva in cambio di partecipazioni azionarie, e quello adottato da Spotify a partire dal 2011, quando le major discografiche Sony, Warner Music, Merlin e Universal ricevettero azioni gratuite in cambio dei diritti musicali, in un’operazione che ha poi portato Spotify a una capitalizzazione di mercato di 60 miliardi di dollari. Nel febbraio 2025 il fondo sovrano saudita Pif era già entrato nel capitale di Dazn con una quota del 10%.

 

Chi è Len Blavatnik, l’imprenditore miliardario dietro Dazn

A muovere i fili dell’operazione è un imprenditore nato a Odessa, in Ucraina, in una famiglia ebraica, quando il paese era ancora parte dell’Unione Sovietica. Leonard Blavatnik, 69 anni, vive negli Stati Uniti dal 1978: si è laureato in Computer Science alla Columbia University e ha conseguito un Mba ad Harvard, prima di costruire un impero che secondo Forbes vale oggi oltre 30 miliardi di dollari, collocandolo al 78esimo posto nella classifica mondiale dei patrimoni più elevati.

La sua holding, Access Industries, è attiva in settori che spaziano dalla chimica all’immobiliare, dalle risorse naturali alla tecnologia, con musica e sport diventati i due ambiti delle scommesse più significative. Nel 2011 ha acquisito Warner Music per 3,3 miliardi di dollari, operazione portata a termine nonostante il parere contrario dei consulenti finanziari, scettici sulle prospettive dell’industria discografica: l’etichetta si è quotata al Nasdaq nel giugno 2020 e oggi vale 17 miliardi di dollari, circa sei volte il prezzo pagato. Sempre attraverso Warner Music, Blavatnik controlla anche Deezer, piattaforma di streaming musicale concorrente di Spotify. Nel 2015 ha fondato a Londra Dazn, con l’obiettivo dichiarato di trasformare le aziende in leader del proprio mercato applicando allo sport la stessa logica di innovazione già sperimentata nel settore musicale.

 

Aria nuova in Dazn Italia

Proprio mentre il gruppo lavora alla nuova architettura societaria, arriva anche un cambio al vertice del mercato italiano. Dazn ha nominato Andrea Faelli nuovo amministratore delegato, in sostituzione di Stefano Azzi, che dopo quattro anni alla guida della filiale italiana ha scelto di intraprendere un nuovo percorso professionale. Nel commentare l’uscita, Azzi ha sottolineato il percorso compiuto insieme al gruppo, definendo la transizione dell’intera Serie A verso il live streaming un cambiamento strutturale per l’industria, capace di trasformare in pochi anni quello che sembrava uno scenario lontano in una realtà consolidata.

Faelli entrerà ufficialmente in Dazn Italia a partire dal primo luglio, portando con sé un’esperienza costruita nel digitale, nell’intrattenimento interattivo e nello sport, con l’incarico di generare ulteriore crescita del business e guidare le performance del mercato italiano. Il nuovo amministratore delegato ha indicato nel digitale e nel social engagement le leve più immediate per collegare lo sport alla community degli appassionati, descrivendole come elementi centrali per la crescita e l’innovazione del settore. La sua carriera professionale è partita nel 2003 in Lottomatica, oggi Brightstar; dopo un lungo periodo all’estero, è rientrato in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director per il mercato italiano e successivamente come ceo di Entain per Italia, Belgio, Grecia e Francia, società la cui controllante è quotata al London Stock Exchange ed è parte dell’indice Ftse100.

 

Serie A, il nodo resta aperto

Sullo sfondo restano le voci, alimentate da alcuni dirigenti operativi italiani del settore pay tv, su una possibile ridiscussione del contratto in essere tra Dazn e la Serie A, valido dal 2024 al 2029 per un valore di 700 milioni di euro all’anno destinati a dieci partite a turno, di cui sette in esclusiva. Le voci si inseriscono in una sequenza di uscite già avvenute altrove: l’abbandono della Ligue 1 in Francia nell’estate 2025, dopo perdite annue di 350 milioni di euro, e quello dalla Pro League in Belgio a fine stagione 2025-26, reso possibile da una clausola contrattuale di way out legata alle perdite.

Il mercato italiano rappresenta circa il 25% dei ricavi complessivi del gruppo e mostra, secondo le fonti, un quadro nettamente migliorato: le perdite medie annue si sarebbero ridotte da una fascia storica di 70-100 milioni di euro a 30-40 milioni, con un pareggio di bilancio considerato vicino, ascolti in crescita e abbonamenti in aumento. Una strategia di stop loss simile a quella francese viene descritta come priva di senso nel contesto italiano, anche perché il contratto attuale non prevede una clausola di uscita paragonabile a quella belga: una rinegoziazione richiederebbe tecnicamente una nuova asta pubblica. Un’eventuale uscita dall’Italia, dopo Francia e Belgio, potrebbe compromettere il percorso verso la quotazione in Borsa, operazione su cui il gruppo conta in misura significativa.

 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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