Delfin, via libera al riassetto: Leonardo Maria Del Vecchio prende il controllo e sale al 37,5%

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La successione Del Vecchio entra in una nuova fase e lo fa con una decisione che segna un passaggio cruciale nella storia della più importante holding privata italiana. L’assemblea degli eredi di Delfin, la holding della famiglia, ha infatti dato il via libera all’operazione che consente a Leonardo Maria Del Vecchio di salire fino al 37,5% del capitale della società, attraverso l’acquisto delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio. Una mossa che non rappresenta soltanto un riassetto interno, ma che incide direttamente sull’equilibrio di una delle holding più influenti d’Europa, controllore di partecipazioni strategiche che spaziano da EssilorLuxottica a Generali, da Mps, fino a UniCredit.

 

In questo articolo:

 

  • Delfin: il passaggio a Leonardo Maria Del Vecchio
  • Cosa significa questo passaggio

 

Delfin: il passaggio a Leonardo Maria Del Vecchio

Il passaggio è avvenuto nel contesto dell’assemblea della cassaforte lussemburghese fondata da Leonardo Del Vecchio nel 2006 e oggi gestita dai suoi otto eredi, ciascuno titolare del 12,5% del capitale. Una struttura societaria pensata per garantire equilibrio e continuità, ma che negli anni successivi alla scomparsa del fondatore ha inevitabilmente dovuto confrontarsi con esigenze differenti tra i rami della famiglia. La decisione approvata rappresenta, in questo senso, una delle più rilevanti redistribuzioni interne dalla morte di Del Vecchio nel 2022. Secondo quanto emerso, il via libera consente a Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le partecipazioni dei due fratelli, consolidando la propria posizione all’interno della holding e diventando così il principale azionista individuale di Delfin.

L’operazione, che si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione dell’assetto proprietario, ha una dimensione economica significativa. Il pacchetto oggetto della transazione rappresenta circa il 25% della holding e, a valori di mercato, è stimato in circa 10 miliardi di euro secondo quanto riportato nei giorni scorsi da Bloomberg. Non si tratta dunque di una semplice riallocazione interna, ma di un’operazione di sistema che riflette la volontà degli eredi di rendere più fluido il processo decisionale della cassaforte.

Delfin, infatti, non è una holding qualsiasi. Con asset stimati superiori ai 50 miliardi di euro, rappresenta uno dei maggiori investitori istituzionali privati in Europa, con partecipazioni che la collocano stabilmente al centro del sistema finanziario italiano e francese. Il suo peso su EssilorLuxottica, pari a circa un terzo del capitale, ne fa inoltre uno degli azionisti industriali più rilevanti nel settore globale dell’occhialeria e del lusso.

Cosa significa questo passaggio

All’interno di questo contesto, la salita di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% introduce un elemento di maggiore concentrazione del controllo. Una dinamica che, se da un lato potrebbe favorire una governance più snella, dall’altro riduce il grado di frammentazione tra gli eredi, tradizionalmente considerato uno degli elementi di equilibrio del modello Delfin. L’operazione si inserisce in un percorso già avviato da tempo e culminato in una serie di accordi preliminari tra i rami della famiglia. Il nodo centrale è stato rappresentato dalla valutazione delle quote dei fratelli Luca e Paola, un tema complesso che ha richiesto negoziazioni approfondite e il coinvolgimento di advisor finanziari e legali.

La struttura dell’accordo prevede che le quote vengano trasferite a un veicolo riconducibile a Leonardo Maria Del Vecchio, che ha già avviato il percorso di consolidamento della propria posizione all’interno della holding. L’operazione è sostenuta da una combinazione di risorse proprie e potenziale leva finanziaria, in linea con quanto già anticipato nei mesi precedenti dalle indiscrezioni di mercato. Il via libera dell’assemblea rappresenta quindi un passaggio formale ma decisivo, che consente di dare esecuzione a una strategia delineata da tempo.

Tuttavia, non si tratta di un processo privo di implicazioni più ampie. Il riassetto, infatti, interviene su una struttura societaria che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante anche nel cosiddetto risiko bancario italiano, grazie alle partecipazioni in Generali, Mps (e Mediobanca) e UniCredit. Peraltro, non va dimenticato che Delfin resta infatti il primo azionista di EssilorLuxottica, uno dei principali gruppi mondiali nel settore eyewear, e che Leonardo Maria negli ultimi mesi ha dato il via a una serie di acquisizioni importanti nel mondo dell’editoria italiana.

L’aspetto più significativo dell’operazione riguarda quindi la governance futura della famiglia. Con la salita di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5%, si rafforza una posizione di leadership che potrebbe contribuire a ridurre la frammentazione decisionale interna. Una frammentazione che, inevitabilmente, si è accentuata dopo la scomparsa del fondatore e la conseguente suddivisione del capitale tra gli otto eredi. La struttura originaria del testamento prevedeva infatti una divisione paritaria, con l’obiettivo di preservare l’unità della holding. Tuttavia, la gestione di una realtà complessa come Delfin ha reso nel tempo necessario un aggiustamento degli equilibri, soprattutto in relazione alla capacità di prendere decisioni rapide su operazioni finanziarie e industriali di grande scala.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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