Si pensava che il piano fosse ormai definito, con il closing fissato a pochi giorni dall’anniversario della morte del fondatore. Invece, a quarantotto ore dal voto, Rocco Basilico ha presentato una proposta che cambia la natura stessa di Delfin, chiedendo di liquidare le partecipazioni finanziarie della holding in favore degli eredi. La proposta prevede di vendere o distribuire ai soci le quote in Mps, Generali e Unicredit per finanziare il riacquisto delle posizioni di chi lascia la compagine, con EssilorLuxottica valorizzata a uno sconto del 25% rispetto al prezzo pieno riservato agli altri asset.
Una scelta che, se adottata, avrebbe riflessi diretti sul risiko bancario italiano, spostando in tempi rapidi gli assetti azionari di tre istituti già al centro di trattative di consolidamento. Resta inoltre aperto il contenzioso sulla posizione di Basilico all’interno del board.
In questo articolo:
- Delfin, la lettera che cambia lo scenario
- Il piano di Leonardo Maria del Vecchio
- Delfin, le ricadute sul risiko bancario italiano
Delfin, la lettera che cambia lo scenario
A consegnare la proposta è stato lo stesso Rocco Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo e del finanziere Paolo Basilico, in una lunga lettera recapitata a Delfin e ai soci, anticipata dal sito di Repubblica. Il testo articola la proposta in due varianti. Nella prima, Delfin riacquisterebbe le partecipazioni dei soci che non hanno più interesse a restare nella compagine sociale, finanziandosi attraverso la cessione delle partecipazioni finanziarie in Mps, Generali e Unicredit, un valore stimato tra 10 e 15 miliardi di euro. La seconda viene definita da Basilico una “soluzione intermedia ed equilibrata, capace di tutelare l’asset strategico del gruppo e, al tempo stesso, rispondere alle diverse esigenze degli azionisti”, attraverso la preservazione integrale della quota in EssilorLuxottica e la distribuzione ai soci di parte o di tutte le partecipazioni finanziarie.
Per entrambe le ipotesi, ai fini del calcolo del valore di Delfin necessario a liquidare chi intende uscire dalla holding, tra cui Luca e Paola Del Vecchio e Clemente Del Vecchio, Basilico propone di stimare le partecipazioni finanziarie al 100% del valore di mercato, definendole “facilmente liquidabili”, riservando invece a EssilorLuxottica uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di Borsa, percentuale che lo stesso Basilico collega alla fascia alta degli sconti generalmente applicati alle holding.
Una replica immediata è arrivata da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, secondo cui “nessun erede cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto”. Lo stesso Leonardo Maria, in una diffida indirizzata al consiglio di Delfin e ai soci della holding, ha chiesto che Basilico non venga ammesso all’assemblea del 30 giugno né autorizzato a esercitare il diritto di voto.
Il piano di Leonardo Maria del Vecchio
Quella lettera arriva al termine di un percorso compromesso nelle ultime settimane. Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, aveva costruito un progetto per acquistare tramite il proprio veicolo LMDV Fin le quote di Luca e Paola, pari al 25% complessivo di Delfin, salendo dal 12,5% al 37,5% e diventando il primo socio della holding. L’operazione, valutata circa 10 miliardi di euro, sarebbe stata finanziata da un pool composto da Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole, con le azioni Delfin date in pegno come garanzia.
Il 27 aprile 2026 l’assemblea aveva dato il via libera con sei voti su otto e il closing era atteso per il 27 giugno, quarto anniversario della morte del fondatore, ma il 24 giugno il consiglio di Delfin ha bocciato la richiesta delle banche finanziatrici di una lettera di patronage, con cui la holding si sarebbe impegnata a riacquistare l’intera quota di Leonardo Maria in caso di default sul prestito da 11 miliardi, una sorta di cuscinetto che avrebbe rassicurato gli istituti di credito sul rientro del capitale.
Sul piano già avviato da Leonardo Maria Del Vecchio (nella foto), che prevedeva l’ingresso a debito al 37,5% della holding, Basilico ha scritto che si è rivelato “peggiore del problema che avrebbe dovuto risolvere”, definendo il clima attuale con le parole “di forte tensione” e aggiungendo che i rapporti tra alcuni soci, e all’interno della sua stessa famiglia, si sono ulteriormente deteriorati insieme al rapporto di fiducia tra azionisti e consiglio. La vicenda si inserisce in un percorso giudiziario già teso: a inizio giugno i due fratellastri avevano raggiunto un accordo per rinunciare alle rispettive azioni legali davanti al tribunale del Lussemburgo, dopo una disputa nata da una lettera della madre di Rocco che metteva in dubbio la rinuncia all’usufrutto formalizzata nel 2022 sulle quote del figlio.
Delfin, le ricadute sul risiko bancario italiano
Accanto al braccio di ferro familiare resta aperta la partita del consolidamento bancario, in cui Delfin pesa con il 17,5% di Mps, oggetto delle attenzioni di Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, oltre al 10% di Generali e al 2,7% di Unicredit. Una cessione o distribuzione di queste quote ai singoli eredi, ciascuno libero di vendere sul mercato, sposterebbe in tempi rapidi gli assetti azionari di tre istituti centrali nel sistema finanziario italiano, in una fase già segnata da trattative di fusione in corso, ed è uno scenario seguito con attenzione anche dalle autorità di vigilanza, Bce e Banca d’Italia.
A complicare ogni calcolo si è aggiunto il crollo del titolo EssilorLuxottica, che dai massimi storici del 12 novembre 2025 (323,8 euro per azione, capitalizzazione di circa 150 miliardi) ha perso oltre il 47% in pochi mesi, scendendo intorno ai 169 euro a fine giugno 2026, un livello non lontano dai 143,3 euro registrati alla morte del fondatore nel 2022, per un valore bruciato di circa 70 miliardi in sette mesi. Tra le ragioni della discesa figurano la delusione sulle aspettative legate alla svolta medtech e agli smart glasses e il ridimensionamento del premio collegato all’ingresso atteso di Meta nel capitale. Poiché il Nav di Delfin dipende per oltre due terzi dal valore di EssilorLuxottica, il crollo del titolo incide direttamente sull’intera architettura finanziaria del riassetto, rendendo le valutazioni pattuite ad aprile (5 miliardi a quota, 10 miliardi per il 25%) non più necessariamente coerenti con l’attuale valore di mercato degli asset.








