Demografia e investimenti: i 3 pilastri sui quali investire

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La demografia è un fattore da non dimenticare quando si decide dove e come investire. In un orizzonte di lungo termine, quello che dovrebbe essere proprio di ogni buon investimento, gli effetti delle dinamiche di cambiamento della popolazione in atto creano dei pericoli e delle opportunità. A evidenziarli è è Laurent Cyrus, macro-strategist di Ofi Invest AM in un recente commento. Lo fa citando lo studio “The Wealth of Working Nations” di Penn, Art e Sciences dell’Università della Pennsylvania. “La crescita media annua del Pil reale è data dalla seguente equazione: 1,5% più l’incremento della popolazione in età lavorativa”, spiega Cyrus. Dunque il rallentamento demografico incide direttamente sulla produttività, sui dividendi e, in ultima analisi, sui rendimenti azionari.

 

Demografia e rendimenti: l’impatto sul mercato azionario europeo

Il legame tra demografia e mercati azionari è più stretto di quanto comunemente si pensi. Nei Paesi dove la popolazione attiva si riduce, anche la capacità delle imprese di generare utili tende a rallentare. “Nei Paesi in cui i contribuenti sono sempre meno, anche i dividendi sono destinati a contrarsi”, osserva Cyrus. Questo fenomeno è particolarmente rilevante per i mercati europei, dove il calo demografico è ormai strutturale.

Secondo l’analisi di Ofi Invest AM, alla fine del 2024 quasi tre quarti dei ricavi delle società incluse nello Stoxx 600 sono stati generati da economie avanzate, soprattutto europee. Francia, Germania, Italia e Spagna, da sole hanno rappresentato fino al 34% del totale, gli Stati Uniti sono arrivati al 21%, l’Asia si è attestata all’11%.

“Facendo una media ponderata tra il calo demografico e il peso geografico dello Stoxx 600 – spiega Cyrus – si ottiene che la contrazione della popolazione in età da lavoro entro il 2050 sarà dello 0,9% annuo”. Un dato che, proiettato sul lungo periodo, si traduce in una naturale erosione del potenziale di crescita dei rendimenti azionari.

Pur ammettendo che il modello sia “estremamente semplicistico” in quanto non tiene conto di numerosi altri fattori che incidono sull’andamento dei mercati azionari, Cyrus lo ritiene utile a individuare alcune tendenze importanti. La demografia europea diventa quindi una variabile cruciale per la performance dei mercati. Non basta, tuttavia, spostare l’esposizione verso economie emergenti più giovani. “Questo ragionamento non tiene conto della forte propensione a emigrare verso nazioni più prospere – avverte Cyrus – un fenomeno che rischia di erodere la popolazione attiva dei Paesi emergenti persino più velocemente di quella dei Paesi sviluppati”.

In altre parole, il riequilibrio demografico non è automatico, e la globalizzazione dei flussi di lavoro può amplificare, anziché attenuare, gli squilibri. Per affrontare il tema in chiave d’investimento, serve quindi una strategia di lungo periodo capace di adattarsi a un mondo che invecchia.

 

Tre pilastri per investire in un mondo che invecchia

Ofi Invest AM propone un approccio che non cerca di opporsi al trend demografico, ma di cavalcarlo. “Abbiamo sviluppato un modello basato su tre pilastri indipendenti ma interconnessi: consumi e stili di vita, sanità e benessere, produttività e automazione”, spiega Cyrus.

Questo schema mira a identificare le aree di crescita strutturale all’interno di economie dove la popolazione attiva è in calo, ma il potere di spesa e la domanda di servizi specifici sono in aumento. 

Il primo pilastro riguarda consumi e stili di vita, con focus sui prodotti e servizi destinati alla popolazione anziana. Dalle attività che favoriscono una vita più lunga e attiva fino alla mobilità e al tempo libero, il settore dei “silver consumer” rappresenta un bacino di opportunità.

Il secondo pilastro, sanità e benessere, copre l’intera filiera sanitaria: dalla gestione delle patologie croniche allo sviluppo di tecnologie che migliorano la qualità della vita. “Dagli apparecchi acustici alle nuove macchine per la dialisi – osserva Cyrus – tutto ciò che contribuisce alla longevità e all’autonomia diventa un motore di valore”.

Infine, il terzo pilastro, produttività e automazione, affronta direttamente il nodo più critico del cambiamento demografico: la carenza di forza lavoro. Qui rientrano le imprese che sviluppano soluzioni tecnologiche capaci di mantenere e persino aumentare la produttività della popolazione attiva.

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