Dieci anni di crowdinvesting in Italia: raccolti 1,57 miliardi, ma quanta fatica

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Probabilmente meritava dei festeggiamenti diversi, eppure il crowdinvesting per il suo decimo anniversario in Italia si è dovuto accontentare. Anzi, più che festeggiare si è ritrovato, insieme a tutti i suoi invitati, a dover riflettere. E molto. L’ultimo anno è stato molto particolare e complesso per l’intero comparto della finanza alternativa, travolto da un insieme di fattori strutturali, ciclici e normativi che ne hanno inevitabilmente cambiato il volto.

Il 10° Report Italiano sul Crowdinvesting, pubblicato dal Politecnico di Milano – Osservatori Entrepreneurship, Finance & Innovation, ha infatti digenato un dipinto ben preciso che pone l’attenzione su quattro punti principali: la raccolta è in calo, l’interesse degli investitori rallenta, le piattaforme si riducono, ma il real estate continua a garantire ossigeno a un sistema che cerca nuove traiettorie.

In questo articolo:

  • Crowdinvesting: mercato in contrazione
  • Equity crowdfunding: vince il real estate
  • Lending: in calo anche i prestiti, male i minibond
  • Real Estate crowdfunding: ancora la colonna portante del sistema
  • L’effetto ECSP sul crowdinvesting

 

Crowdinvesting: mercato in contrazione

Entrando nel merito del report, tra luglio 2024 e giugno 2025  le piattaforme italiane di crowdinvesting hanno raccolto 260,65 milioni di euro, cifra in flessione del 14% rispetto ai dodici mesi precedenti, ma che comunque porta a 1,57 miliardi di euro il totale cumulato in questi dieci anni di vita del comparto.

“L’esercizio di cercare i motivi dell’andamento non favorevole ci porta a elencare una serie di elementi abbastanza ovvi”, spiega il report. Stiamo parlando dell'”aumento dei tassi di interesse rispetto al periodo precedente al 2022, l’incertezza sui mercati globali che ha spinto i risparmiatori a privilegiare asset class molto liquide e meno rischiose, la nuova regolamentazione ECSP che ha determinato una ‘selezione’ nel numero di piattaforme autorizzate sul mercato e per alcuni player uno stop forzato alla raccolta per diversi mesi, forse anche una certa delusione per investimenti che non hanno dato i risultati sperati, sia per la parte equity sia per la parte lending”.

Equity crowdfunding: vince il real estate

Almeno in termini numerici, il segmento dell’equity crowdfunding ha tenuto, riportando una raccolta di 110,95 milioni di euro, in linea con l’anno scorso. Ma la tenuta è solo apparente. A trainare è stato l’immobiliare, che cresce del 32%, mentre i progetti “non immobiliari” (startup, pmi innovative, servizi digitali, ecc.) arretrano bruscamente con un calo del 19%. Un dato eloquente: oltre il 30% delle campagne equity è oggi legato al real estate. Solo pochi anni fa erano marginali. La media dei capitali raccolti da progetti immobiliari supera il milione di euro, contro poco più di 200.000 euro per quelli non immobiliari. E nei progetti immobiliari prevalgono le quote senza diritto di voto, a ulteriore conferma di un modello più “finanziarizzato” e meno partecipativo.

Ma il dato più critico riguarda il post-campagna. Solo una piccolissima percentuale delle imprese emittenti raggiunge i target di business dichiarati nei piani. Un terzo, a tre anni dalla raccolta, non supera i 100.000 euro di ricavi annui. Crescono inoltre i casi di chiusure e liquidazioni. Le startup innovative, che avevano inizialmente dato vita al comparto, oggi rappresentano meno del 29% delle campagne. Si preferiscono progetti meno rischiosi, più tradizionali, ma spesso anche meno ambiziosi.

Nel panorama delle piattaforme equity, Mamacrowd resta al primo posto sia per valore cumulato raccolto (213,2 milioni di euro) sia per numero totale di campagne (300). Solo nell’ultimo anno ha raccolto oltre 36 milioni di euro. Seguono Walliance (specializzata in real estate, con 127,17 milioni complessivi) e CrowdFundMe, che nel 2025 ha superato Walliance nella raccolta annuale, pur restando terza per volumi totali. Da segnalare l’operazione strategica tra Mamacrowd ed Elaia, che porterà alla nascita di Synodia, una nuova piattaforma dedicata esclusivamente al crowdfunding immobiliare di fascia alta.

Lending: in calo anche i prestiti, male i minibond

Sul fronte lending, i dati non sono più rassicuranti. La raccolta complessiva per prestiti a imprese (escludendo il consumer lending, ormai scomparso) si attesta a 142 milioni di euro, in flessione rispetto ai periodi precedenti. Particolarmente grave il crollo dei minibond, fermi a 7,65 milioni con un calo del 73%. Il settore dei prestiti diretti continua a essere dominato da progetti immobiliari, che rappresentano oltre l’80% della raccolta lending. I progetti non immobiliari, invece, sono marginali e in leggera flessione (-1%). Il tasso medio d’interesse annuo è salito al 10,07%, a fronte di una durata media di 15 mesi con formula bullet.

La piattaforma più performante del segmento lending è Recrowd, che negli ultimi 12 mesi ha raccolto oltre 61 milioni, portando a più di 219 milioni di euro il cumulato. La seguono Ener2Crowd (16,6 milioni) e Trusters (15,3 milioni, prima per numero di campagne). Un fatto da non sottovalutare: tutte le 391 campagne lending dell’ultimo anno si sono concluse con successo. Ma il rischio di default rimane elevato, e gli investitori non dispongono ancora di strumenti di garanzia strutturati.

Real estate crowdfunding: ancora la colonna portante del sistema

Con oltre 181 milioni di euro raccolti, il real estate crowdfunding si conferma il principale volano dell’intero settore. Una somma che comprende sia le campagne equity (63,77 milioni) sia quelle lending (117,99 milioni).Il rendimento atteso? Elevato, ma con rischi impliciti: 14,45% medio annuo per l’equity, 10,42% per il lending. Dati allettanti, che spiegano l’interesse crescente degli investitori. Ma la concentrazione sul mattone preoccupa alcuni analisti, che temono la nascita di una bolla finanziaria immobiliare, soprattutto su progetti di breve respiro e senza coperture reali.

In questa direzione, sono abbastanza espliciti i quesiti posti dallo stesso report. “Sono ancora troppe le domande irrisolte: perché le imprese non crescono? Perché i business plan restano ottimistici? Perché non esiste un mercato secondario vero? E perché si investe sempre di più solo nell’immobiliare?”

L’Effetto ECSP sul crowdinvesting

Uno degli effetti più visibili del Regolamento Europeo ECSP è la drastica riduzione del numero di operatori. Due anni fa in Italia c’erano 75 piattaforme attive. Oggi, al 30 giugno 2025, sono solo 42 quelle autorizzate da Consob e Banca d’Italia. Un’inevitabile selezione naturale, che ha fatto emergere i player più solidi e meglio strutturati, ma ha anche rallentato la dinamicità del comparto. Oggi sono 22 le piattaforme che operano sull’equity, 14 sul lending e solo 6 su entrambi i fronti. Inoltre, alcune piattaforme storiche hanno lasciato il mercato, altre sono state acquisite o sospese. È il caso di Rendimento Etico, al momento fuori gioco dopo una sanzione Consob per gravi irregolarità procedurali.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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