Difesa: l’Europa accelera e investe sull’industria domestica

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La difesa dell’Europa passa per l’aumento degli investimenti dopo l’accordo Nato che prevede di portare entro il 2035 le spese militari al 5% del Pil. Un costo per le casse degli Stati ma anche un’opportunità di sviluppo industriale. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

Il vertice Nato ha sancito una svolta epocale per la politica di difesa occidentale: i 32 Stati membri hanno approvato un nuovo obiettivo di spesa militare pari al 5% del Pil. Si tratta di un salto di scala rispetto al precedente traguardo del 2%, in vigore da oltre un decennio e che in molti casi è rimasto più simbolico che concreto. Il nuovo target, da raggiungere entro il 2035, prevede una ripartizione precisa: il 3,5% del Pil sarà dedicato alla difesa “core” – acquisto di armamenti, personale e manutenzione – mentre il restante 1,5% sarà destinato a investimenti strategici correlati, come infrastrutture, cyber-sicurezza e potenziamento dell’industria della difesa.

Secondo le stime elaborate sui dati Sipri 2024, il nuovo target potrebbe comportare un aumento annuo della spesa militare pari a circa 1.200 miliardi di dollari. Il vertice dell’Aia ha evidenziato come la corsa alla difesa sia anche un’opportunità per l’Europa di costruire una propria sovranità tecnologica e di diventare più autosufficiente nel far fronte alle proprie esigenze, soprattutto alla luce della sempre più imprevedibile politica statunitense. Il nuovo segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, ha dichiarato senza giri di parole: “La Russia produce in tre mesi ciò che l’Europa produce in un anno. Questo non è sostenibile. Serve incrementare la produzione in ogni settore, dalle munizioni all’intelligenza artificiale”.

Non a caso Bruxelles ha iniziato a vincolare l’accesso a fondi strategici europei – come quelli per la transizione digitale o l’energia – al rispetto degli impegni Nato, creando una leva economica potente per promuovere un “buy european act” de facto, anche nel settore della difesa. I Paesi del Vecchio continente stanno scegliendo soluzioni per la difesa prodotte all’interno dell’Europa con l’obiettivo di sostenere la propria base industriale e di ridurre le dipendenze esterne, in particolare dai sistemi statunitensi, alla luce delle preoccupazioni circa l’affidabilità transatlantica futura.

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Redazione

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