Dividendi: cosa sono, come funzionano e tassazione - Borsa&Finanza

Dividendi: cosa sono, come funzionano e tassazione

Dividendi: cosa sono, come funzionano e tassazione

Quando acquistano un’azione, molti investitori tengono in grande considerazione se la società emittente distribuisce o meno i dividendi. Questi vengono ritenuti una metrica importante dello stato di salute di un’azienda. Più precisamente, una società che stacca costantemente le cedole e di un importo elevato rispetto al numero di azioni in circolazione si reputa sia in buone condizioni economiche, finanziarie e patrimoniali, quindi in grado di remunerare adeguatamente gli azionisti.

Tuttavia, non è sempre così, perché molto dipende dal settore di appartenenza dell’azienda. Le società tecnologiche, ad esempio, preferiscono non distribuire i dividendi e reinvestire gli eventuali utili conseguiti nella crescita o adottare operazioni di riacquisto delle azioni per favorire gli investitori. Vi può inoltre essere la situazione in cui i dividendi rappresentano uno specchio per le allodole, in quanto finalizzati ad attirare gli investitori proprio perché l’azienda si trova in difficoltà.

 

Dividendi: definizione e caratteristiche

I dividendi non sono altro che una quota degli utili che una società decide di distribuire nell’ambito dell’approvazione del bilancio. Secondo le norme stabilite dal Codice Civile, non possono essere distribuiti utili allorché si verifica una perdita del capitale sociale, fino a quando quest’ultimo non sia reintegrato o ridotto nella misura corrispondente. Ciò al fine di tutelare il patrimonio societario e garantire i creditori della società.

I soggetti che ricevono i dividendi sono i soci in proporzione alla quota detenuta nel capitale sociale. Se un azionista possiede 100 azioni e la società decide di distribuire un dividendo di 50 centesimi per azione, l’investitore otterrà 50 euro. La quota di utile che viene destinata al dividendo è denominata payout. Quindi, se alla fine dell’anno i guadagni netti dell’azienda sono di 100 mila euro e questa decide di distribuire sotto forma di dividendi 40 mila euro e il resto portarli a riserva, il payout in tal caso sarà del 40%. Ciò presuppone, come accennato, che l’azienda produca utili. Viceversa, se la società è in perdita, non ci sono le condizioni affinché si possa determinare il payout. La distribuzione dei dividendi avviene solitamente sotto forma di denaro, ma capita anche che l’erogazione sia effettuata in azioni.

Quando avviene lo stacco della cedola, il prezzo delle azioni quotate in Borsa viene decurtato del valore del dividendo. Ciò si verifica in quanto il valore di mercato del titolo già incorporava quello che era il premio riconosciuto agli azionisti. Una volta che quest’ultimo è stato liquidato, la quotazione dell’azione non deve essere più comprensiva del premio.

 

 

Dividendi: come vengono distribuiti

Quando si ragiona in termini di dividendi, bisogna distinguere alcune date cruciali, che dovranno essere fissate nella mente di un investitore interessato a percepire il ritorno dal capitale impiegato:

 

  • data di annuncio: quando il Consiglio di Amministrazione della società comunica agli azionisti la quota di dividendo sugli utili e l’importo che verrà erogato;
  • data di registrazione: quando la società determina ufficialmente chi sono i principali azionisti aventi diritto;
  • data ex-dividendo: in cui l’azionista matura il diritto a ricevere la somma di denaro che gli spetta, anche se vende l’azione;
  • data di pagamento: in cui viene pagato il dividendo con il conseguente accredito dell’importo nel conto bancario di ogni azionista.

 

Solitamente, tra la data ex-dividendo e quella di pagamento trascorrono 2-3 giorni. In questo intervallo di tempo, un soggetto può vendere le sue azioni e incassare comunque il dividendo. L’importante, quindi, è che possieda almeno un’azione all’apertura delle contrattazioni nel giorno in cui è previsto lo stacco della cedola (ex-dividendo). La distribuzione segue date prestabilite. Negli Stati Uniti solitamente si verifica con cadenza trimestrale, mentre in Italia normalmente si attua una o due volte l’anno.

Tipologie di dividendi

A seconda delle modalità in cui i dividendi vengono distribuiti, è possibile distinguere tra una serie di tipologie che bisogna tenere presenti, come di seguito:

 

  • dividendo ordinario, che è quello normalmente stabilito dalla società in base al payout;
  • dividendo straordinario, ossia quello determinato al di fuori del payout per diverse cause eccezionali, come un profitto superiore al normale conseguito dall’azienda (caso emblematico potrebbe essere quello delle compagnie energetiche che hanno ottenuto utili extra grazie al rally del prezzo di gas e petrolio);
  • dividendo supplementare, che si unisce a quello ordinario per diverse motivazioni;
  • dividendo a rate, quando il pagamento non avviene in un’unica soluzione ma è ripartito in diversi mesi dell’anno;
  • dividendo intero, quando l’erogazione avviene in un’unica operazione;
  • acconto sul dividendo, allorché l’azionista riceve un anticipo sulla somma che dovrà poi essere versata dall’azienda sottoforma di cedola;
  • dividendo azionario, che si manifesta quando la quota spettante all’azionista viene distribuita in azioni e non in denaro.

Dividend yield

Un concetto molto importante che è associato al dividendo è quello del dividend yield, poiché rappresenta uno dei multipli utilizzati nell’ambito della valutazione di una società. Il dividend yield non è altro che il rapporto tra il dividendo per azione e il prezzo di mercato della stessa. In sostanza, tale parametro indica quanto rende in termini di dividendi un’azione quotata. Questa però è una misura che può sviare, in quanto l’aumento di rendimento può derivare non solo dal fatto che l’azienda decide di aumentare il payout, ma anche dalla circostanza in cui il prezzo delle azioni sul mercato diminuisce. Tra l’altro, un dividend yield elevato o basso deve rapportarsi alle scelte aziendali di adottare operazioni di buyback azionario oppure di reinvestire una buona parte dell’utile nella crescita aziendale.

Tassazione dei dividendi

Per calcolare la tassazione dei dividendi bisogna distinguere il caso in cui il soggetto percettore non esercita attività d’impresa da quello in cui è un imprenditore. Nella prima circostanza, l’aliquota risulta essere del 26% a titolo di imposta. In questa situazione è la società che funge da sostituto d’imposta e versa l’imposta all’Erario; quindi, il contribuente riceve in conto corrente l’importo già detassato, di conseguenza non deve riportare nulla in sede di dichiarazione dei redditi. Se ad esempio, l’azienda produce un utile di 100.000 euro, si ha la seguente situazione:

 

Utile 100.000
IRES 24% 24.000
Dividendo lordo 76.000
Aliquota 26% 19.760
Dividendo netto 56.240
Tassazione effettiva 43,76%

 

Diverso è il caso in cui i dividendi sono percepiti nell’esercizio dell’attività di impresa. Qui bisogna distinguere tra soggetti IRPEF (imprenditori individuali e società di persone) e soggetti IRES (società di capitali, enti commerciali e non commerciali). I soggetti IRPEF pagano l’imposta sul 58,14% del dividendo percepito e non si applicano le ritenute, quindi nell’esempio si avrebbe:

 

Utile 100.000
IRES 24% 24.000
Dividendo lordo 76.000
Dividendo imponibile 58,14% 44.186

 

I soggetti IRES, invece, vedono concorrere solo il 5% dei dividendi percepiti alla formazione del reddito su cui grava l’aliquota del 26%, con l’esclusione degli enti non commerciali che invece scontano l’imposta in sede di dichiarazione dei redditi senza applicazione di alcuna ritenuta. Riprendendo lo stesso esempio, quindi, le società di capitali e gli enti commerciali sarebbero così tassati:

 

Utile 100.000
IRES 24% 24.000
Dividendo lordo 76.000
Dividendo imponibile 5% 3.800
Aliquota 26% 988
Dividendo netto 75.102
Tassazione effettiva 24,90%

 

Nel caso invece degli enti non commerciali il dividendo imponibile di 3.800 euro verrebbe portato in dichiarazione dei redditi e tassato in quella sede.

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