La storia dei dividendi è lunga e articolata: questa pratica, che prevede il pagamento di una porzione degli utili di una società ai propri azionisti al termine dell’esercizio, risale a oltre quattro secoli fa. La prima emissione ufficiale, infatti, è opera della Compagnia olandese delle Indie orientali, ovvero la prima società per azioni al mondo. Una grande potenza economica, ma anche un gigante politico e militare. C’è pure chi fa risalire i primi dividendi della storia a quelli pagati nel 1250 dalla Société des Moulins du Bazacle, organizzazione francese che sfrutta la forza motrice del fiume Garonna per trasformare il grano in farina ed è spesso riconosciuta come una delle prime società per azioni della storia.
Da allora, attraversando il passato coloniale europeo per arrivare all’attuale mercato azionario, i dividendi continuano a generare un reddito significativo per gli investitori. La società per azioni per come la conosciamo oggi è novecentesca, ma ha origini storiche remote, dal capitalismo industriale medievale allo sviluppo dell’impresa di fine Settecento con l’attività di compravendita di azioni durante la rivoluzione finanziaria inglese. I dividendi ne sono sempre un cardine: ecco una panoramica sulla loro lunga storia e su come sono cambiati e si sono evoluti nel corso del tempo.
In questo articolo:
- La storia dei dividendi comincia con la VOC
- South Sea Company e Mississippi Company
- Il primo fondo comune di investimento
- Il Novecento e il boom di Wall Street
La storia dei dividendi comincia con la VOC
La prima organizzazione in assoluto a pagare regolari dividendi ai suoi azionisti è la Vereenigde Oostindische Compagnie (VOC), la Compagnia olandese delle Indie orientali. Presente da un capo all’altro del globo, la VOC è la prima multinazionale al mondo (o quanto meno il prototipo di una multinazionale) nonché la prima società a essere quotata in Borsa. Per 200 anni, prima del fallimento e del processo di nazionalizzazione, distribuisce generosi dividenden ai suoi azionisti.
Nata nel 1602 per ridurre la competizione fra i mercanti olandesi, ottimizzare i profitti e contrastare l’avanzata commerciale britannica in Asia, la VOC è promossa e sostenuta dal governo dei Paesi Bassi attraverso gli Stati Generali della Repubblica delle Sette Province Unite. Il governo centrale concede alla Compagnia il monopolio sul commercio per un periodo iniziale di 21 anni, conferendole persino il potere di mantenere eserciti, dichiarare guerra, coniare moneta, fondare colonie e firmare trattati.
Negli anni successivi, le navi olandesi partono dalla sede della Compagnia nell’odierna Giacarta per commerciare in seta, cotone, porcellana, tessuti e spezie con Giappone, Cina e India. Dal 1669 la VOC è la società privata più ricca del mondo: gestisce più di 150 navi mercantili, è protetta da una flotta di 40 navi da guerra e impiega oltre 50.000 persone. Il suo patrimonio arriva a 6,5 milioni di fiorini. Per finanziare le sue iniziative economiche, la Compagnia emette azioni e obbligazioni che offre pubblicamente alla Borsa di Amsterdam al Beurs van Berlage di Damrak.
Gli investitori che acquistano i titoli vengono ricompensati con un dividendo annuo che supera il 16%. Il primo dividendo, pagato in spezie, risale al 1610. I dividendi continuano a essere erogati ogni stagione anche dopo il 1730, quando l’attività comincia il suo lento declino per la forte concorrenza francese e inglese, le ingenti spese militari e la cattiva amministrazione. Persi numerosi stabilimenti nel corso della quarta guerra anglo-olandese finita nel 1784 e ceduti i restanti agli alleati inglesi con l’invasione francese dei Paesi Bassi nel 1794, la VOC chiude i traffici nel 1798 e termina ufficialmente di esistere con la dichiarazione di bancarotta del 31 dicembre 1799.
South Sea Company e Mississippi Company
Il 1720 è un anno tristemente famoso nella storia della finanza e dei dividendi per due bolle speculative che scoppiano nel giro di pochi mesi. La prima è la South Sea Bubble legata alla Compagnia dei Mari del Sud, una società mercantile nata per volontà della Corona inglese per ripagare il debito pubblico con i profitti derivanti dal monopolio dei commerci con le colonie spagnole nel Sud America. La seconda è la Mississippi Bubble, causata dalla massiccia speculazione che circonda la Compagnia del Mississippi, un’organizzazione ideata dall’economista scozzese John Law per commerciare con le colonie francesi del Nord America.
Nonostante i comportamenti irrazionali di chi corre a sottoscrivere con entusiasmo i titoli delle società senza nemmeno conoscerne le attività e i responsabili della gestione, alcuni investitori esperti e orientati al lungo termine iniziano a riconoscere come i rendimenti dei dividendi agiscano come uno strumento utile per la valutazione del capitale azionario. È in questa fase storica di crisi che si sviluppa il principio fondamentale su cui si basa la speculazione di Borsa: il beneficio di un dividendo deve sempre essere stimato in base al rapporto tra il suo valore e il prezzo delle azioni, perché l’acquirente confronterà sempre questo rapporto con i profitti che potrebbe realizzare con un investimento differente.
Il primo fondo comune di investimento
È il 1774 quando il broker e mercante olandese Abraham van Ketwich fonda a Rotterdam Eendracht maakt macht (L’unione fa la forza, il motto della Repubblica delle Sette Province Unite), il primo fondo comune di investimento chiuso al mondo. Van Ketwich convince diversi piccoli risparmiatori a sottoscrivere un negotiatie per diversificare i loro investimenti (dieci categorie di obbligazioni internazionali e prestiti alle piantagioni nelle Indie occidentali) in modo da ridurre il rischio perché distribuito tra vari investimenti. La sottoscrizione è aperta a chiunque fino al collocamento di tutte le 2.000 quote.
Il prospetto del fondo promette un dividendo annuo del 4%, delineando anche un innovativo programma di riacquisto che rappresenta il primo esempio di rendimento per gli azionisti. La percentuale del 4% è addirittura modificabile a seconda del rendimento annuo degli investimenti del portafoglio, continuamente diversificato. Nel 1811 il fondo arriva a riacquistare azioni sul mercato aperto con uno sconto del 75% per 125 fiorini ad azione: quando il fondo chiude, queste azioni valgono 561 fiorini ciascuna. Il secondo fondo di van Ketwich, Concordia parvae res crescunt (dal latino Nell’armonia anche le piccole cose crescono), è considerato il primo fondo value al mondo. Tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento, questo modello strategico ottiene una popolarità così ampia in Europa settentrionale che verso la fine del secolo sbarca negli Stati Uniti.
Il Novecento e il boom di Wall Street
La restituzione agli azionisti per come avviene ora nasce nell’arco di diversi decenni sotto forma di “protezione”: i dividendi vengono concepiti per impedire al management di intascare o sperperare il patrimonio e abusare del suo potere. Durante la seconda metà dell’Ottocento e fino agli anni Venti del Novecento, invece, gli investitori sia britannici che statunitensi si concentrano sui pagamenti dei dividendi principalmente per valutare il merito di un determinato titolo azionario. In questa fase, l’enfasi sui dividendi è dovuta all’emergere di una progressiva quantità di informazioni disponibili sulla situazione finanziaria delle società. Fino ad allora, gli investitori non erano a conoscenza del livello di trasparenza e della periodicità dei report di cui si gode oggi.
In America i primi dividendi sono pagati nel 1684 dalla Hudson’s Bay Company, la Compagnia della Baia di Hudson: la compagnia commerciale più antica del Canada riconosce i dividendi 14 anni dopo l’inizio della sua attività nel 1670, ma il suo valore è subito pari al 50% del valore nominale dell’azione. Da allora i dividendi danno stabilità agli investimenti e la remunerazione delle aziende ai soci diventa particolarmente sentita negli Stati Uniti: è emblematico il caso di Coca-Cola che paga ininterrottamente dividendi sulle sue azioni ordinarie dal 1893.
I primi analisti azionari, attivi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si basano sui dividendi e su insiemi pur sempre limitati di dati per dedurre la situazione finanziaria complessiva di un’azienda. I parametri di riferimento diventano appunto i pagamenti e la copertura dei dividendi dagli utili. Nonostante il proliferare di strategie che utilizzano i dividendi come fattore chiave di selezione, l’idea di base è evoluta ma non è cambiata: fonte di guadagno per gli azionisti, i dividendi sono un indicatore forte delle scelte strategiche di una società. Reinvestire parte della liquidità e versare dividendi in maniera sostenibile nell’arco di periodi prolungati di tempo, specie in contesti di mercato difficile, è il segno oggi come allora di buona salute aziendale.
Per arrivare al presente, un colosso come Microsoft dichiara il suo primo dividendo nel 2003 dopo 28 anni di rapida crescita. In media, si calcola che oltre 400 delle 500 aziende quotate al Nasdaq e parte dell’S&P 500, il più importante indice azionario statunitense, pagano dividendi ai loro azionisti. Tra le società americane che distribuiscono dividendi da oltre 100 anni, spiccano i leader degli utensili Stanley Black & Decker (dal 1877), la medicine company Eli Lilly (dal 1885), la holding di prodotti energetici UGI Corp (dal 1885), la multinazionale dell’antincendio Johnson Controls (dal 1887), la multinazionale di beni di largo consumo Procter & Gamble (dal 1891), la società di prodotti per la cura del corpo Colgate-Palmolive (dal 1895), il gigante dell’alimentare General Mills (dal 1898) e la consumer goods company Church & Dwight (dal 1901).









