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Dollaro digitale: altolà dei Repubblicani, il progetto non va avanti

Dollaro digitale: altolà dei Repubblicani, il progetto non va avanti

L’adozione del dollaro digitale incontra un grosso problema a livello politico negli Stati Uniti. I Repubblicani hanno firmato una lettera in Commissione per i servizi finanziari della Camera recapitata al Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, con la quale veniva espressa preoccupazione sugli effetti di una valuta digitale nei confronti delle banche, della politica monetaria e della privacy.

La cosa ha una portata enorme perché la Fed ha sempre sostenuto che per emettere una moneta virtuale sotto il proprio controllo ha bisogno di una legge parlamentare che la autorizzi. Questo significa che una spaccatura all’interno del Congresso blocca tutto il progetto. Per il momento la stessa Banca Centrale è molto combattuta. All’inizio di quest’anno ha pubblicato un white paper dove illustrava tutti i vantaggi e gli svantaggi nel mettere in campo un dollaro digitale. È chiaro che senza il supporto parlamentare a questo punto lo stesso istituto monetario potrebbe sembrare demotivato.

 

Dollaro digitale: la competizione con la Cina

Il problema fondamentale è che la Cina ha già digitalizzato lo yuan e questo per i Repubblicani ha sempre rappresentato una minaccia per il dominio del dollaro USA sulla scena mondiale delle transazioni finanziarie. Recentemente però alcuni dello schieramento di destra hanno avanzato l’idea di sviluppare le stablecoin supportate da dollari. Nella lettera infatti tali criptovalute vengono definite come una potenziale pietra angolare di un moderno sistema di pagamento. Quindi in questo caso si potrebbe creare una lotta a livello politico tra il dollaro digitale e le stablecoin.

A questo punto occorre vedere la posizione dell’altro schieramento, se accetterebbe che l’idea avanzata dai Repubblicani prendesse il sopravvento. Se così fosse, alcuni fornitori di stablecoin come Circle e Paxos potrebbero finalmente risolvere un problema di regolamentazione molto travagliato da anni. Da 10 mesi ad esempio Circle sta cercando di diventare pubblica attraverso la fusione con la SPAC Concord Acquisition Corp, ma è ancora in attesa dell’approvazione da parte della Securities and Exchange Commission, poco convinta di dare il nulla osta al sodalizio per via dei rischi legati al settore crittografico.

Le stablecoin tuttavia ultimamente sono entrate nell’occhio del ciclone, per via della debacle di alcune cripto come TerraUSD, che ha perso l’ancoraggio con il dollaro USA sprofondando a pochi centesimi di dollaro. Anche per la più grande stablecoin, Tether, si è temuta la stessa fine, una volta che è caduto il peg 1:1 sulla valuta americana. Invece, dopo una breve incursione verso 95 centesimi, il floor è stato recuperato rapidamente, scacciando i fantasmi di un’altra odissea. Ad ogni modo, fino a quando permane lo stallo politico, il dollaro digitale quantomeno subirà ulteriori ritardi, rendendo ancora più palese il distacco dalla Cina anche dal punto di vista della tecnologia crittografica.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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