Dubois (Matis): “Art Basel 2026, come sta cambiando il mercato dell’arte”

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Dopo anni segnati dall’incertezza economica e dalla fine della corsa speculativa che aveva caratterizzato alcune fasi di mercato, l’arte sembra aver ritrovato un equilibrio. A confermarlo è Art Basel 2026, la più importante fiera internazionale del settore, che ha riportato al centro opere di qualità, collezionisti internazionali e una domanda più selettiva ma anche più solida. I grandi patrimoni continuano a considerare l’arte un asset strategico, ma oggi l’approccio appare profondamente cambiato: alla ricerca del rendimento si affiancano sempre più la conservazione del patrimonio, il valore culturale delle opere e una prospettiva di lungo periodo. Parallelamente, l’ingresso di Millennial e Generazione Z sta modificando gusti, modalità di acquisto e segmenti più ricercati, mentre il mercato si polarizza tra capolavori milionari e opere accessibili. Borsa&Finanza ne ha parlato con Arnaud Dubois, direttore degli investimenti e cofondatore di Matis, società specializzata che offre club deal dedicati agli investimenti in contemporanea, moderna e impressionista..

 

Art Basel viene considerata un termometro del mercato globale dell’arte. Quali segnali sono emersi dall’edizione 2026 in termini di domanda, prezzi e fiducia dei collezionisti?

Arnaud Dubois, direttore degli investimenti e cofondatore di Matis
Arnaud Dubois, Matis

“Torniamo da un’edizione, la cinquantacinquesima, con 290 gallerie e quasi 90.000 visitatori provenienti da 103 paesi, decisamente più dinamica delle due precedenti, pur senza replicare la febbre speculativa di un tempo. La parola d’ordine è stata selettività: si è confermata la fuga verso la qualità e le opere con un valore compreso tra i 200.000 e i 2 milioni di dollari hanno registrato ottime vendite. Sul fronte dei prezzi, l’altissima gamma ha dettato il ritmo: un Picasso del 1963 è stato venduto a circa 35 milioni di dollari da Hauser & Wirth, un Richter a 20 milioni. La fiducia è tornata, ma si tratta di una fiducia disciplinata: gli acquirenti si sentono di nuovo a proprio agio nel dire sì, ma senza frenesia. Questo conferma l’analisi del rapporto Art Basel & UBS: un mercato globale tornato alla crescita nel 2025 (+4%, pari a circa 59,6 miliardi di dollari, primo incremento dal 2022, sebbene ancora al di sotto del picco dei 68,1 miliardi del 2022), trainato dal segmento superiore, in particolare dalle transazioni superiori ai 10 milioni di dollari”.

 

Oggi i grandi patrimoni guardano all’arte principalmente come passione, strumento di diversificazione o riserva di valore? Come sta cambiando questo equilibrio?

“I tre registri coesistono, è la loro articolazione che sta cambiando. La passione rimane il motore principale: non si acquista un’opera d’arte come se fosse un’obbligazione. Tuttavia, l’arte si inserisce ormai in un’allocazione più deliberata: i grandi patrimoni vi destinavano in media il 20% della loro fortuna nel 2025, contro il 15% dell’anno precedente, e fino al 28% per i patrimoni che superano i 50 milioni di dollari di attivi. Segno di un orizzonte temporale più esteso, le intenzioni di vendita sono nettamente diminuite — il 25%, contro il 55% nel 2024: si conserva, si tramanda, si dona di più. La logica della riserva di valore si afferma quindi con forza, ma sostenuta dal significato tanto quanto dalla performance: l’opera intesa come bene tangibile, portatore di un valore personale e patrimoniale, piuttosto che come una scommessa a breve termine”.

 

State osservando differenze nel comportamento delle nuove generazioni di collezionisti rispetto agli investitori più tradizionali?

“Sì, e stanno ridisegnando il mercato. Secondo il sondaggio Art Basel & UBS Survey of Global Collecting 2025, Millennial e Gen Z rappresentano ormai quasi i tre quarti dei collezionisti facoltosi; i Boomer mantengono la spesa media più elevata (intorno ai 993.000 dollari), ma i più giovani stanno allargando gli orizzonti. Si osserva una maggiore trasversalità — design, fotografia, edizioni, digitale: più di un collezionista su due ha acquistato un’opera digitale nel biennio 2024-2025 — e un rapporto più diretto con l’artista, con un aumento delle visite in studio e degli acquisti tramite Instagram (utilizzato dal 51% degli acquirenti in galleria). Le donne, che costituiscono la metà degli intervistati, giocano un ruolo trainante: registrano spese superiori del 46% rispetto a quelle degli uomini e mostrano un interesse più marcato per gli artisti emergenti e per le artiste donne. Si tratta tuttavia di un’evoluzione all’insegna della continuità più che della rottura: questi profili vendono meno, donano di più e inseriscono la propria collezione in una prospettiva a lungo termine”.

 

Quali aree geografiche si sono mostrate più dinamiche durante Art Basel 2026?

“A Basilea, l’edizione è stata nettamente europea. Laddove le vendite newyorkesi di maggio avevano avvantaggiato soprattutto i collezionisti americani, Basilea è stata trainata dagli europei, principali acquirenti delle gallerie, un’inflessione che si sta confermando fin dal lancio di Art Basel Paris nel 2022, con una presenza americana e asiatica più diradata sul posto. L’Asia rimane comunque attiva sulle opere di primo piano: Gagosian, una rete globale di gallerie specializzate in arte moderna e contemporanea, ha piazzato un de Kooning presso una collezione asiatica fin dalla prima ora. Sullo sfondo, le dinamiche nazionali: gli Stati Uniti rimangono in testa (44% del mercato), la Francia è in ottima forma (+9%, al di sopra del livello del 2019), la Svizzera e l’Austria sono in crescita del 13%; l’Italia, dal canto suo, registra una leggera flessione (−2%), in un panorama europeo contrastante”.

 

Quali segmenti hanno suscitato la maggiore attenzione?

“Il focus della domanda è rimasto il segmento blue-chip dell’arte moderna e del dopoguerra — le opere consolidate del XX secolo — con un netto rilancio per le opere storiche di inizio secolo. La fuga verso la qualità ha avvantaggiato anche gli artisti viventi con un mercato consolidato, le cui opere a volte sono andate esaurite rapidamente tanto quanto i classici. Si sono confermati due movimenti di fondo: la rivalutazione delle artiste donne, con una forte richiesta per Frankenthaler, Mitchell, Drexler e Benglis, e la scomparsa di David Hockney all’inizio di giugno, che ha riacceso l’interesse internazionale per le sue opere. Sul fronte dei prezzi, il mercato si è polarizzato a barbell, polarizzandosi agli estremi: il top di gamma (oltre i 2 milioni di dollari) e una fascia accessibile (25.000–150.000 dollari), mentre la fascia media di mercato rimane la più esposta”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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