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Economia cinese: per Goldman Sachs rischia la crisi demografica

L'immagine mostra una folla di persone che cammina per le strade di una città cinese

L’economia cinese subirà l’effetto della diminuzione della sua popolazione entro la metà del secolo. Il monito arriva da Josh Frydenberg, presidente delle attività in Australia e Nuova Zelanda di Goldman Sachs, ed è stato pronunciato in occasione dell’Australian Financial Review Business Summit a Sydney. L’esperto sottolinea che la Cina cresce molto in termini economici ma esistono dei “rischi al ribasso”.

Il Dragone ha perso lo scorso anno la palma di Paese più popoloso del mondo a beneficio dell’India, che viceversa sta crescendo da diversi anni sotto questo punto di vista. L’invecchiamento della popolazione è un problema che si trascina da molto tempo in Cina e che ha spinto le autorità di Pechino ad abbandonare la politica decennale del figlio unico nel 2016 consentendo alle coppie sposate di avere due figli. Nel 2021 il limite è stato elevato a tre. Il rivale asiatico viceversa vede un continuo aumento della popolazione accompagnato da un abbassamento dell’età media. Tuttavia non è solo il tema dell’invecchiamento della popolazione a preoccupare gli analisti per i suoi effetti sulla crescita cinese, ma anche una crisi immobiliare che da anni sta mettendo pressione a tutta l’economia.

 

Economia cinese: gli obiettivi del governo non sono credibili

Gli avvertimenti di Frydenberg arrivano dopo che il governo ha delineato questo mese gli obiettivi per l’economia cinese riguardo il 2024. I funzionari economici hanno previsto una crescita del PIL al 5% quest’anno, insieme a un’inflazione al 3% e a una disoccupazione al 5,5%. Secondo molti osservatori questi numeri sono molto ambiziosi viste le difficoltà che sta attraversando il Paese. Gli investitori rimangono scettici, con le Borse cinesi che fanno fatica a riprendersi dopo anni di ribassi, nonostante i ripetuti interventi delle autorità monetarie e politiche per sostenere le quotazioni.

Sono state le stesse autorità ha innescare un meccanismo disastroso durante il periodo pandemico, allorché hanno attuato una serie di misure repressive contro i giganti della tecnologia e gli sviluppatori immobiliari, determinando il crollo delle azioni in Borsa e avviando una crisi di sistema. I tentativi di rimediare con interventi per allentare la pressione sulle aziende tech e salvare il moribondo settore immobiliare finora non sono sembrati sufficienti e il sentiment degli investitori rimane fortemente depresso. Sharmin Mossavar-Rahmani, direttore degli investimenti di Goldman Sachs, circa una settimana fa ha consigliato di “non investire in Cina”, nonostante le valutazioni degli asset cinesi appaiano a buon mercato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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