A inizio 2026 i mercati azionari si muovono in un clima che ricorda da vicino quello di dodici mesi fa: ottimismo diffuso, ma senza eccessi. Il consensus resta ancorato a un’idea di crescita moderata, con aspettative di rialzo per la Borsa statunitense comprese tra il 5% e il 10%. Eppure, proprio come all’inizio del 2025, c’è chi ritiene che gli investitori stiano sottovalutando la forza del ciclo in corso. “Le medie indicano un altro anno positivo, ma noi posizioniamo le nostre previsioni nella parte alta delle aspettative, con un potenziale rialzo del 15-20%”, spiega Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth.
In questo articolo:
- Mercati azionari, il peso delle elezioni di metà mandato Usa
- Lo spettro della recessione è ancora lontano
- Difesa e i grandi driver del 2026

Il peso delle elezioni di metà mandato Usa
Il 2026 è un anno delle elezioni di metà mandato e, storicamente, i midterm del secondo mandato presidenziale, come quello attuale di Donald Trump, hanno registrato performance superiori alla media, con correzioni più contenute e un andamento più regolare nel corso dell’anno. Ma il fattore decisivo resta la liquidità. Gli asset rischiosi continuano a essere guidati più dalle condizioni finanziarie che dalle singole variabili macro e il quadro per il 2026 appare particolarmente favorevole: tagli dei tassi negli Stati Uniti, politiche fiscali espansive e un chiaro incentivo per Fed, Tesoro e governo a sostenere crescita e mercati in vista delle elezioni di medio termine. Il rischio inflattivo rimane sullo sfondo, ma viene considerato più come un fattore episodico che come una minaccia strutturale al ciclo.
Lo spettro della recessione è ancora lontano
In questo contesto, la domanda cruciale per gli investitori resta una sola: se e quando l’economia entrerà in recessione. Al momento, la risposta sembra ancora una volta negativa. Dal 2023 in avanti, la combinazione di liquidità abbondante e stimoli ha più volte rinviato questo scenario e il 2026 non sembra segnare una discontinuità. L’assenza di una recessione rafforza l’impostazione rialzista sull’equity e apre spazio anche a un recupero dei mercati europei. Dopo la sovraperformance registrata nel primo trimestre del 2025, il gap relativo rispetto agli Stati Uniti si è nuovamente ampliato e i principali indici europei sono tornati sui minimi relativi. Con un posizionamento ancora prudente e margini di sorpresa sul fronte geopolitico, “l’Europa potrebbe tornare a colmare parte di questo divario già nel primo trimestre del 2026″, ha sottolineato Scauri.
Difesa e i grandi driver del 2026
La tenuta dello scenario per il 2026 dipenderà dalla continuità di alcuni driver chiave: la spesa statunitense in intelligenza artificiale, gli investimenti in difesa, i temi legati alla decarbonizzazione e il ritorno alla crescita dei consumi cinesi. In Europa, il settore della difesa ha mostrato debolezza nella parte finale del 2025, penalizzato dalle aspettative di un possibile accordo in Ucraina, ma il quadro strategico resta favorevole. Il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dal Vecchio Continente impone ai Paesi europei di confermare, se non aumentare, la spesa militare, rendendo strutturale il supporto al comparto. Accanto alla difesa, emergono opportunità anche nei settori legati alla ricostruzione e alle infrastrutture. Nel complesso, non emergono segnali di fine ciclo: al contrario, ciclo presidenziale, liquidità e visibilità sugli utili continuano a sostenere uno scenario in cui un rialzo dell’equity tra il 15% e il 20% nel 2026 resta un’ipotesi tutt’altro che marginale.









