Non c’è tregua nella partita tra gli eredi Del Vecchio. A quasi quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica, avvenuta il 27 giugno 2022, la contesa per il controllo di Delfin – la holding lussemburghese che custodisce partecipazioni strategiche in EssilorLuxottica, Generali, Unicredit, Mps e Covivio per un valore complessivo stimato in oltre 40 miliardi di euro – si arricchisce di un colpo di scena che rischia di rimescolare nuovamente le carte in tavola. Nicoletta Zampillo, seconda moglie dell’imprenditore e madre di Leonardo Maria Del Vecchio, ha inviato una lettera formale al board della holding nella quale contesta apertamente la validità giuridica dell’atto con cui il figlio Rocco Basilico – avuto dal precedente matrimonio con il banchiere Paolo Basilico – era diventato pieno proprietario del 12,5% delle quote societarie.
In questo articolo:
- Eredità Del Vecchio, la contestazione di Nicoletta Zampillo
- Otto quote, un erede dominante: Leonardo Maria Del Vecchio
- La mossa di Zampillo: verso la maggioranza effettiva
Eredità Del Vecchio, la contestazione di Nicoletta Zampillo
La vicenda affonda le radici nei giorni immediatamente successivi alla morte di Del Vecchio. Il testamento, aperto a giugno del 2022, aveva attribuito a Rocco Basilico la nuda proprietà di una quota del 12,5% di Delfin, riservando l’usufrutto alla madre Zampillo. Ma l’1 luglio 2022, appena tre giorni dopo la scomparsa del marito e a poche ore dalla registrazione del testamento, la vedova aveva sottoscritto un atto di rinuncia al legato in suo favore, di fatto trasferendo a Basilico anche il diritto di usufrutto e consentendo alla holding di iscriverlo nel registro dei soci come pieno proprietario, con tutto ciò che questo comporta in termini di diritti di voto e governance.
Ora, con quella lettera destinata al consiglio di amministrazione della cassaforte di famiglia, Zampillo rimette in discussione quell’atto. Nel testo, riportato da Dagospia, la vedova sostiene che la rinuncia fosse stata firmata in una fase di acuta fragilità emotiva, e che la validità giuridica dell’atto sia “fortemente dubbia”, essendovi “serie ragioni per ritenere che quella rinuncia, così come formulata, sia invalida e comunque inefficace”. Zampillo non si limita alla contestazione in via stragiudiziale: nella lettera annuncia espressamente di riservarsi di agire in sede giudiziale per tutelare i diritti che a suo dire le spettano.
Otto quote, un erede dominante: Leonardo Maria Del Vecchio
Per comprendere la portata della mossa di Zampillo, occorre partire dalla struttura originaria dell’azionariato. Alla morte del fondatore, Delfin era stata suddivisa in otto quote identiche del 12,5% ciascuna, del valore di circa 5 miliardi l’una, distribuite tra gli eredi. Nessuno deteneva la maggioranza, il potere era frammentato. Il punto di svolta è arrivato alla fine di aprile 2026, quando Leonardo Maria Del Vecchio, trentunenne figlio dell’imprenditore e di Zampillo, chief of strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, ha ottenuto dall’assemblea della holding il via libera per acquistare le quote dei fratellastri Luca e Paola, pari complessivamente al 25% del capitale.
L’operazione, del valore di circa 10 miliardi di euro, è stata finanziata tramite un maxiprestito da 11 miliardi strutturato attraverso il veicolo LMDV Fin con il coinvolgimento di Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole. Con questa mossa, Leonardo Maria è diventato il primo azionista di Delfin con il 37,5% del capitale. Il 37,5%, tuttavia, non basta per governare. Lo statuto di Delfin, società di diritto lussemburghese, impone soglie di maggioranza qualificata molto elevate per le decisioni strategiche, e in alcuni casi addirittura l’unanimità per le operazioni straordinarie tra vivi. È esattamente su questo punto che si fonda il ricorso presentato da Rocco Basilico ai giudici del Lussemburgo: i legali del manager sostengono che il trasferimento delle quote e la nuova politica dei dividendi, portata all’80% degli utili netti nel triennio 2025-2027 contro il precedente tetto del 10%, avrebbero richiesto una maggioranza qualificata superiore all’ 88% dei voti, mentre l’assemblea del 27 aprile ha deliberato con una maggioranza ordinaria.
La mossa di Zampillo: verso la maggioranza effettiva
La lettera di Zampillo assume un significato che va ben oltre la dimensione familiare. Se la contestazione dell’atto dell’1 luglio 2022 dovesse trovare accoglimento in sede giudiziaria, Rocco Basilico tornerebbe a essere semplice nudo proprietario del suo 12,5%, perdendo il diritto di voto sulle quote. L’usufrutto ritornerebbe alla madre. E stando alle varie indiscrezioni, Zampillo starebbe già trattando con Leonardo Maria per trasferirgli la nuda proprietà anche di quel 12,5%: il che porterebbe il giovane Del Vecchio a controllare direttamente o indirettamente il 50% del capitale, con i diritti di voto che confluirebbero tutti nella stessa direzione. Sarebbe, in pratica, la maggioranza assoluta.
Sul piano della governance immediata, peraltro, Leonardo Maria Del Vecchio può già contare su un asse solido con Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato di EssilorLuxottica, destinatario di un legato testamentario di oltre 2 milioni di azioni del gruppo. L’alleanza tra i due rende già oggi molto difficile qualsiasi mossa ostile all’interno della holding. La revisione della politica dei dividendi, approvata in assemblea con il solo voto contrario di Basilico, è funzionale anche a questo disegno: i maggiori flussi di cassa distribuiti aiuteranno Leonardo Maria a reggere il peso degli interessi sul debito bancario – stimati in circa 400 milioni di euro all’anno per i prossimi due anni -senza dover dismettere asset.
La posta in gioco riguarda il governo di un complesso di partecipazioni che tocca da vicino alcuni dei più importanti istituti finanziari e gruppi industriali italiani ed europei. Delfin è il primo azionista di riferimento di EssilorLuxottica, controlla il 32,4% del colosso dell’occhialeria, detiene il 17,5% di Mps, il 10% di Generali, quasi il 20% di Mediobanca e il 2,7% di UniCredit. Chi comanda Delfin comanda, in sostanza, un nodo cruciale del capitalismo italiano.
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