Etanolo: ecco perché i prezzi crescono più di quelli del petrolio - Borsa e Finanza

Etanolo: ecco perché i prezzi crescono più di quelli del petrolio

Etanolo: ecco perché i prezzi crescono più di quelli del petrolio

L’etanolo è cresciuto più del petrolio nel mercato delle materie prime in questo secondo trimestre. I prezzi infatti sono aumentati circa del 14% finora, grazie a un rally costante che dura da inizio anno. Per questo i prezzi della benzina senza piombo hanno toccato i massimi storici in questo periodo. L’etanolo è un additivo comune nella benzina e serve per miscelare più biocarburante.

Secondo i dati rilasciati dall’Energy Information Administration americana, da inizio maggio è stato prodotto oltre 1 milione di barili al giorno di etanolo, leggermente al di sotto dei massimi di ottobre a 1,1 milioni. Questo è servito per alleviare l’aumento dei prezzi del gas, utilizzando maggiormente la sostanza per miscelare la benzina. La maggiore richiesta ha spinto i prezzi del carburante a 4,94 dollari al gallone, un incremento del 61% rispetto allo stesso periodo del 2021.

A portare in alto le quotazioni dell’etanolo ha contribuito il rally del mais. Il prodotto infatti si ricava oltre che dalle canne da zucchero anche dal mais, il cui prezzo è cresciuto circa del 10% in questo 2022 per effetto della guerra Russia-Ucraina, del cattivo raccolto in Sud America e del clima umido e freddo negli Stati Uniti che ha danneggiato le piantagioni. Circa un terzo del raccolto di mais statunitense serve per produrre etanolo, il quale tra l’altro è utilizzato nella produzione di bevande alcoliche, di sostanze lucidanti e di stupefacenti.

Anche le società che producono etanolo hanno visto le azioni aumentare quest’anno. Ad esempio Archer Daniels Midland ha guadagnato circa il 9% a Wall Street nel 2022, mentre Valero Energy Corp., che gestisce 12 impianti di etanolo negli USA, ha visto le azioni ottenere una performance del 43%.

 

Etanolo: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

I prezzi dell’etanolo potrebbero scendere solo se venisse meno la domanda di benzina da parte dei consumatori e il rally del mais si raffreddasse. Purtroppo la situazione del momento non lascia ben sperare. Gli americani infatti non hanno finora ridotto la domanda perché non hanno cambiato le loro abitudini di guida. Il Presidente alla Casa Bianca Joe Biden ha chiesto al Congresso USA l’approvazione per la sospensione di tre mesi delle tasse federali su benzina e diesel. Questo farebbe risparmiare alla pompa, ma non risolverebbe il problema dell’alto costo dell’etanolo. Anzi, farebbe maggiormente aumentare la richiesta perché verosimilmente, con prezzi più bassi della benzina, vi sarebbe un incremento della domanda di carburante.

Quanto al mais, molto dipenderà dal conflitto tra Russia e Ucraina. Il Paese guidato da Volodymyr Zelens’kyj è uno dei più grandi produttori ed esportatori di mais al mondo, ma attualmente le forniture sono bloccate a causa della guerra. In questi giorni ci sono veramente pochi elementi che facciano pensare a una fine delle ostilità in tempi brevi.

Analisti e investitori si stanno concentrando molto sul raccolto di mais di quest’anno, con le condizioni metereologiche in USA e in Sud America che minacciano di distruggere la semina, limitando ancora di più l’offerta e facendo aumentare i prezzi. Dan Flynn, analista senior di Price Futures Group, ritiene che la corsa del mais non sia ancora finita e stima un prezzo di 10 dollari a bushel entro fine anno, dai circa 6,5 dollari attuali.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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