Gli Exchange Traded Funds (ETF) sono attualmente in piena espansione e sempre più investitori destinano parte delle loro risorse a questa innovativa categoria di prodotti finanziari. Ogni giorno, nuovi ETF di ogni tipo e contraddistinti dalle caratteristiche più variegate vengono quotati nelle principali borse mondiali. Negli ultimi anni, il numero di ETF, anche noti come Fondi Indicizzati, è cresciuto esponenzialmente su base globale e tutti gli indicatori suggeriscono che questa tendenza continuerà probabilmente anche in futuro.

Tuttavia, proprio alla luce di questa offerta in rapida crescita, sono altrettanto numerosi coloro che quotidianamente si interrogano su quali criteri adottare quando si compra un ETF. Nonostante infatti gli ETF siano prodotti relativamente semplici e adatti a investitori di vario tipo, è necessario comunque procedere con cautela nel selezionare quali includere nel proprio portafoglio. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza. Prima di analizzare nel dettaglio ogni aspetto da attenzionare, ecco un’overview sui più importanti.

Asset Class
Per un investitore è molto importante come primo passo capire in quale asset class si vuole investire. Ciò dipende in primis dalle proprie specifiche preferenze di rischio che giocano un ruolo importante.
Gli ETF si possono principalmente dividere in ETF azionari, obbligazionari o multi-asset. I primi offrono un’esposizione al mercato azionario, i secondi seguono l’andamento di bond mentre i terzi permettono un investimento in diverse asset class tramite un’unica soluzione.
Gli ETF azionari possono essere raggruppati ad esempio nelle seguenti categorie:
- Geografici: offrono esposizione a determinate aree o paesi del mondo
- Immobiliari: permettono un investimento nel settore del real estate
- Materie Prime: questi ETF replicano la performance di aziende coinvolte nell’estrazione e lavorazione di materie prime
- Tematici: sviluppatisi molto negli ultimi anni, tracciano particolari trend o tematiche di investimento
Gli ETF obbligazionari appartengono principalmente ai seguenti tre gruppi:
- Obbligazionario corporate: investono in bond emessi da aziende, con possibilità di scegliere tra vari livelli di rating e quindi di rischio
- Obbligazionario governativo: investono in obbligazioni emesse da stati sovrani
- Obbligazionario emergente: tracciano l’obbligazionario di mercati emergenti offrendo normalmente sia ritorni che anche rischi più elevati
Gli ETF Multi Asset investono contemporaneamente in diverse asset class rappresentando dunque un one-stop-shop per portafogli di investimento diversificati.
In Europa al momento il valore del settore degli ETF misura poco più di $1.2 trilioni, di cui la gran parte sono rappresentati da ETF azionari. Seguono gli obbligazionari e quelli concentrati sulle commodities.

TER
Con la terminologia TER si intende il “total expense ratio” ovvero il costo annuale che un investitore deve affrontare quando investe in un ETF. Questa cifra viene pagata all’emittente dell’ETF e funge da remunerazione per operare il fondo. Il TER è dunque da considerare come la porzione del proprio investimento che viene dedotta ogni anno sotto forma di spese. È importante notare che questa percentuale non si calcola sull’investimento inziale bensì sul suo valore nel tempo.
Normalmente, in media, i costi vanno da circa 15-20 punti base per gli ETF più economici fino a 70-80 per quelli più costosi. In aggiunta al TER è bene che gli investitori si informino sull’entità di eventuali costi aggiuntivi, come ad esempio quelli imposti da broker per l’esecuzione degli ordini di acquisto.
Politica di distribuzione dell’ETF
Un altro elemento da attenzionare è la politica di distribuzione dell’ETF. Gli ETF vengono definiti a distribuzione o ad accumulazione a seconda se i dividendi vengono distribuiti oppure no. Investitori che ricercano un reddito regolare da dividendi possono scegliere di optare per i primi in modo da ricevere pagamenti regolari. Nel secondo caso essi vengono automaticamente reinvestiti e permetteranno agli investitori di ricevere nuove azioni senza alcun nuovo esborso di denaro.
Metodo di replica
Un elemento spesso trascurato, che può avere conseguenze importanti, è il metodo di replicazione dell’ETF. Un ETF può essere a replica fisica o sintetica a seconda se vengano o meno acquistati i titoli sottostanti. Nel primo caso, con una replica fisica totale, il fondo possiede effettivamente tutte le securities contenute nell’indice sottostante che si propone di tracciare.
Laddove un ETF sia a replica sintetica, esso può tracciare il valore delle azioni sottostanti tramite l’uso di contratti derivati come ad esempio swap. In questo caso gli investitori sono esposti a rischi maggiori; contratti derivati come swap coinvolgono infatti terze parti dando luogo al cosiddetto “counterparty risk”. Tali rischi si accentuano in periodi di stress dei mercati finanziari e dell’economia in generale. Il metodo di replicazione sintetica figura dunque senz’altro tra i rischi degli ETF.
Grandezza ed età del fondo
Sebbene non sia estremamente rilevante può comunque essere utile analizzare la grandezza del fondo in termini di asset in gestione così come da quanto tempo è attivo. Tali due indicatori possono infatti fornire informazioni utili per comprendere il grado di successo della strategia di investimento del fondo. Attualmente i più grandi ETF, i quali spesso replicano gli indici più conosciuti o ampi segmenti del mercato azionario globale, contano asset in gestione per un valore ben oltre i 100 miliardi di dollari.
Classificazione SFDR
Ultimamente un numero sempre maggiore di investitori presta attenzione al livello di sostenibilità dei propri investimenti. La recente regolamentazione europea Sustainable Finance Disclosure Regulation (SDFR) obbliga i gestori di fondi ed altri partecipanti ai mercati finanziari di pubblicare approfonditi dati ESG sulle strategie di investimento offerte. Esistono tre possibili classificazioni che possono ricevere gli ETF sulla base del loro livello di sostenibilità ed integrazione di filtri ESG:
- Articolo 6: Fondi senza alcuna politica o obiettivo in termini di sostenibilità
- Articolo 8: Fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali
- Articolo 9: Fondi che hanno come obiettivo esplicito un investimento sostenibile
A seguire l’evoluzione del numero di ETF, classificati secondo i tre articoli della SFDR, da Aprile 2021 a Marzo 2022.

È chiaro dunque che investitori per i quali il profilo ESG del proprio investimento ricopre un ruolo importante possono orientarsi prevalentemente verso fondi articolo 8 o 9. In definitiva è possibile concludere che sono molti i fattori da considerare quando si compra un ETF. Questi strumenti finanziari possono essere una valida soluzione per costruire un portafoglio diversificato e resiliente nel lungo termine.









