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ETF e fondi di investimento: analogie e differenze

Due gemelle in un campo di grano

La prima cosa che bisognerebbe dire quando si para di analogie e differenze tra ETF e fondi di investimento è che anche gli ETF sono dei fondi. Come dice d’altronde il nome esteso, Exchange Traded Fund, o il nome alternativo con cui spesso vengono identificati, fondi passivi. Storicamente si può affermare che gli ETF siano una costola della grande famiglia dei fondi comuni. Nascono nel 1993 negli Stati Uniti, con il lancio del primo strumento a replica passiva di un indice quotato. L’indice SPY (SPDR S&P500 ETF Trust) di State Street, è ancora oggi esistente. Replica l’indice S&P500 ed è uno dei più capitalizzati e scambiati al mondo. Il primo fondo di investimento risale invece al 1924, immediatamente prima della crisi finanziaria del 1929. Come gli ETF anche i fondi d’investimento sono stati “inventati” per avvicinare il risparmio all’investimento. Purtroppo, in quell’occasione, molti risparmiatori americani rimasero travolti.

 

ETF e fondi: le differenze

Se quelle appena viste sono la storia e l’etimologia degli ETF, quali sono le differenze tra i due strumenti? Già nel precedente paragrafo ne abbiamo incontrate alcune, evidenziate nei diversi modi in cui i “fondi passivi” vengono chiamati. Vediamole più in profondità:

 

  • Negoziazione: è una distinzione molto importante ed è una delle basi del successo e della diffusione degli ETF. Questi, infatti, vengono scambiati su mercati regolamentati (le Borse) come se si trattasse di azioni quotate. Questo ne favorisce la liquidità e la facilità di acquisto e vendita. Gli ETF sono strumenti quotati. Non così i fondi di investimento.
  • Valorizzazione: sia gli ETF che i fondi d’investimento hanno un NAV (Net asset value) che rappresenta la valorizzazione di tutte le attività finanziarie contenute nel patrimonio (azioni, obbligazioni o altro). Il NAV viene calcolato alla fine della giornata di contrattazioni. Tuttavia, gli ETF hanno anche un valore di negoziazione, determinato dalle contrattazioni sul mercato. Mentre un fondo di investimento viene acquistato al valore del suo NAV, l’ETF viene acquistato al valore sul mercato. Questa differenza ha due conseguenze importanti. La prima è che si possono determinare delle differenze tra il NAV e il valore di mercato di un ETF, differenze su cui gli investitori più bravi possono lucrare con un arbitraggio; la seconda è che mentre il fondo di investimento viene negoziato al valore del NAV, gli ETF hanno uno spread tra denaro e lettera, ovvero hanno due prezzi, uno di acquisto e uno di vendita. Di solito il primo è maggiore del secondo, creando uno spread che è un costo per chi investe.
  • Gestione: la terza differenza è nel DNA stesso dei due strumenti di investimento. Gli ETF, come già si è detto, sono fondi che replicano l’andamento di un indice. Dunque non prevedono un intervento di scelta del gestore sulle attività da includere nel patrimonio ma solo un ribilanciamento quando si verifichino degli scostamenti troppo marcati tra il peso dei singoli titoli all’interno dell’indice di riferimento e all’interno dell’ETF. I fondi di investimento hanno invece una gestione attiva in cui il ruolo del gestore è importantissimo nel determinare su quali attività investire di più e di meno. Ciò determina uno scostamento rispetto all’eventuale indice di riferimento e, di conseguenza, rispetto all’ETF. Bisogna precisare che negli ultimi anni sono nati ETF a gestione attiva e smart beta che hanno maggiore libertà di movimento ma che hanno sempre regole quantitative strategiche ben definite e un indice di riferimento da replicare.
  • Costi: la differenza sui costi è uno dei pilastri su cui si fonda il successo degli ETF, strumento di investimento decisamente più conveniente. Il maggiore costo dei fondi di investimento, sotto forma di commissioni di gestione, è giustificato dall’attività del gestore, supportato nelle sue scelte da uno staff di analisti e di ricercatori e da una movimentazione più intensa del portafoglio. Questo si riflette in commissioni di gestione e spese di negoziazione del fondo più alte rispetto a un ETF che deve solamente replicare l’indice ribilanciando le azioni quando necessario.

 

ETF e fondi, le analogie

Tra ETF e fondi di investimento ci sono anche molte analogie. E non può essere che così vista l’origine comune. Il NAV è la prima analogia di cui abbiamo già parlato. Rappresenta la valorizzazione a fine giornata delle attività presenti nel patrimonio del fondo. Vediamo le altre:

 

  • Garanzia del patrimonio: sia gli ETF che i fondi di investimento hanno un patrimonio separato e segregato rispetto alla società che li propone. In tal modo chi investe in un fondo ha la sicurezza di non veder aggredito il proprio investimento dai creditori dell’emittente, nemmeno in caso di fallimento;
  • Trattamento fiscale: il trattamento fiscale di ETF e fondi di investimento è identico. E abbiamo visto, nell’articolo ETF: come funziona la tassazione, come in Italia i fondi siano penalizzati dalla considerazione dei loro capital gain come redditi diversi. In pratica, nel caso di realizzi una plusvalenza da un investimento in ETF o fondi (da capitale, dividendi o interessi) non si potrà effettuare una compensazione con le eventuali minusvalenze realizzate investendo in altri ETF o fondi o in altre attività finanziarie.

 

Altre similitudini tra ETF e fondi di investimento riguardano l’universo di investimento, coincidente in quanto costituito da attività come azioni, obbligazioni e altri titoli quotati. Anche i fondi di investimento, così come gli ETF, possono essere a distribuzione o ad accumulazione dei rendimenti. Le società quotate sono sottoposte al controllo degli stessi organi di vigilanza (anzi, spesso uno stesso asset manager propone sia fondi di investimento che ETF). Infine, in entrambi i casi l’investimento deve essere accompagnato da un documento che ne spieghi il funzionamento e i rischi.

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