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ETF: tracking difference per misurarne la qualità

Due scarpe di colore diverso, una gialla e una rossa

Gli ETF sono prodotti finanziari poco costosi e tra i più convenienti per gli investitori che li apprezzano proprio per questa ragione. Tuttavia scegliere un prodotto finanziario solo perché è conveniente non è mai una buona idea. E allora come selezionare un ETF? A che parametri fare riferimento? La risposta è nella tracking difference. Partendo dalla constatazione che la ragione d’essere di un ETF è replicare un indice di riferimento, più questa replica sarà fedele  migliore sarà l’ETF. Non sarò mai perfetta, tuttavia, e il differenziale che si crea tra indice di riferimento ed ETF rappresenta la tracking difference. Per esempio, quando acquistiamo un ETF sull’indice S&P500 ci aspettiamo di ottenere alla fine della giornata la stessa performance dell’indice al netto di una frazione dei costi di gestione. Qualsiasi discrepanza tra le due performance, al netto dei costi di gestione, è una tracking difference.

 

Come si misura la tracking difference

L’acquisto di un ETF viene compiuto non da chi spera o cerca di battere il mercato ma piuttosto da chi vuole replicarlo, nella consapevolezza che il mercato è molto difficile da battere con continuità anche da gestori attivi che siano molto bravi. È questo uno dei segreti del successo degli ETF. A patto che la replica sia ben fatta. La tracking difference ci dice di quanto il rendimento dell’ETF, al netto dei costi di gestione e di tutti gli altri costi che gravano sul fondo, si è avvicinato all’indice. Per esempio, data una performance annua dell’indice del 5% e il costo dell’ETF a 0,5%, un investitore si potrà attendere un rendimento del 4,5% al termine di dodici mesi di investimento. Se però il gestore sarà stato capace di contenere i costi, magari incassando qualcosa con il prestito titoli, oppure con tecniche di campionamento e replica particolarmente efficaci, non è escluso che la differenza di performance rispetto all’indice possa convergere verso lo zero. In alcuni casi addirittura essere migliore dell’indice. La tracking difference è calcolata sul NAV dell’ETF (e non sul prezzo di mercato) come differenza rispetto alla performance dell’indice. Una tracking difference negativa indica che l’ETF fa meglio dell’indice. Una tracking difference positiva che l’ETF fa peggio del benchmark. Tra le variabili che possono migliorare o peggiorare la performance dell’indice ci sono, oltre alle spese di gestione (il Total Expense Ratio ndr), la liquidità dello strumento, i costi dei ribilanciamenti dell’indice, i costi di swap se l’ETF è a replica sintetica, le mancate performance per liquidità non investita (cash drag), il domicilio fiscale.

 

Guardare alla tracking difference prima di investire

Il riferimento per sapere se l’ETF in cui si investe è più o meno bravo a replicare l’indice, ossia se la sua tracking difference storica è bassa o elevata, è sempre il Kiid (Key investor information document), il documento che deve essere associato da chi ci propone l’investimento. Di solito nel Kiid è anche presente un confronto grafico che mostra l’andamento del benchmark e dell’ETF.

Solitamente la misurazione viene effettuata al termine di ogni anno solare e quindi il dato presente nel Kiid potrebbe non essere aggiornato. Tuttavia, se si prendono come riferimento gli ETF molto capitalizzati e scambiati e con una storia lunga (tracking record), l’informazione risulta preziosa per capire la qualità del gestore e la capacità del fondo di fare ciò per cui è nato. Clonare un indice. Le sorprese non mancheranno facendo questo tipo di analisi. Soprattutto ci si rende conto che gli ETF meno costosi non necessariamente sono quelli più efficienti. Smentendo un falso mito riguardo al parametro principe da considerare quando scegliamo un ETF.

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