Europa: la BCE garantirà maggiore stabilità al Vecchio Continente
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Europa: la BCE garantirà maggiore stabilità al Vecchio Continente

Europa: BCE più stabilità al Vecchio Continente

Nonostante la crisi economica causata dal Covid-19, i politici europei hanno raggiunto un miglior coordinamento. Questo cambiamento, unito alle politiche proattive della Banca Centrale Europea ha rafforzato la stabilità economica del Vecchio Continente anche per il futuro. Sicuramente anche l’Europa risentirà della crisi e del cambiamento in atto, ma ora sembra molto più preparata a reagire rispetto al passato. Un esempio è stato dato dal fondo NextGenerationEU da 800 miliardi di euro, che ha come obiettivo il finanziamento dei piani di ripresa nazionali attraverso l’emissione comune di obbligazioni.

Gli investimenti saranno rivolti in particolar modo a due megatrend che negli ultimi anni hanno visto crescere la loro importanza: la decarbonizzazione e la digitalizzazione. Ciò che si è potuto notare di positivo dalle politiche monetarie europee è che in una fase di recessione economica, a differenza di quanto non abbia fatto nel 2008 e 2011, ora gli Esecutivi agiscono con maggior forza. Secondo Konstantin Veit, Portfolio Manager, European Rates di PIMCO, questo coordinamento della politica monetaria molto più convincente sarà in grado di portare più stabilità all’area euro che sarà meno soggetta a una crisi.

 

Europa: la Germania continuerà a guidare l’economia del Vecchio Continente

Con il nuovo Governo guidato da Olaf Scholz che dovrebbe entrare in carica dal prossimo mese, la Germania guiderà l’economia europea spingendo anche implicitamente le politiche della BCE. Il Paese si aprirà sicuramente a investimenti per la modernizzazione e il rafforzamento della domanda interna. Dalla locomotiva d’Europa ci si aspetta inoltre delle politiche fiscali più flessibili, che manderanno un segnale a tutto il Vecchio Continente riguardo alle riforme delle norme del Patto di stabilità e crescita dell’UE, che hanno come soglia del deficit di bilancio di uno stato al 3% del PIL e debito nazionale al 60% del PIL.

Per Veit, il resto d’Europa seguirà a ruota senza enormi cambi radicali per quanto riguarda il regime fiscale. In ogni caso però ci si aspetta che le riforme si traducano in maggiore margine di manovra. Un esempio viene dalla Commissione Europea che ha presentato un documento sul patto di stabilità riferito ai piani di rimborso del debito. Un’altra proposta è stata fatta su un aumento del tetto massimo del debito dal 60% al 100% del PIL, pur mantenendo il deficit al 3%. Infine, ciò che nota l’esperto è una maggiore spesa e misure fiscali che giocano un ruolo maggiore nelle politiche monetarie.

 

BCE: focus sulla politica monetaria

Negli ultimi vent’anni, la BCE si è trasformata in una banca più convenzionale acquistando enormi quantità di titoli di Stato e fungendo da prestatore di ultima istanza. La Banca Centrale Europea ora sarà quindi in grado di non ripetere gli errori commessi nel 2008 e 2011, quando non intervenne massicciamente per aiutare la ripresa economica. Ciò si può notare in particolare dal recente episodio di cooperazione monetaria e fiscale attuata durante il Covid-19. Tuttavia, gli aiuti economici d’ora in poi dovranno tener conto della crescita dell’inflazione, che nell’ultimo periodo è incrementata in maniera importante.Gli ultimi dati di novembre mostrano che nella zona euro è salita al 4,9% a/a, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto a ottobre. Secondo l’Eurostat, si tratta del valore più alto in Europa dal 1997.

Per il prossimo futuro la BCE ha elaborato due scenari differenti: quello migliore prevede una efficace distribuzione dei vaccini, che permetterà il graduale ritiro delle misure di contenimento entro la fine del 2021. Il PIL, in questo modo, crescerebbe del 6,4% nel 2021, raggiungendo i livelli pre-crisi, mentre l’inflazione si attesterebbe all’1,7% nel 2023. Nello scenario più grave invece potrebbe esserci un’intensificazione della pandemia, con nuove varianti del virus che porterebbero ad una minore efficacia dei vaccini e i Governi a mantenere alcune misure di contenimento sino alla metà del 2023, con un calo notevole e permanente del potenziale economico. La crescita del PIL in termini reali sarebbe di solo il 2,0% nel 2021 mentre l’indice dei prezzi al consumo all’1,1% nel 2023.

 

Europa: la moneta unica sarà interessante nel medio termine

Per Konstantin Veit, Portfolio Manager, European Rates di PIMCO le nuove direttive monetarie potrebbero quindi portare a rendimenti positivi per il futuro grazie alle prospettive macroeconomiche che rimangono favorevoli in un’area euro più sicura. Un’Europa che è quindi meno soggetta a crisi grazie agli interventi della BCE è il giusto segnale per gli asset della zona euro in generale. Inoltre, a differenza degli Stati Unti, in Eurozona non si prospetta un aumento dei tassi di interesse da parte della BCE e ciò potrebbe rendere l’euro una valuta interessante nel medio termine. In generale quindi rispetto al passato la Banca Centrale Europea sta assicurando gli investitori che rimangono ottimisti anche sugli spread dei paesi periferici, in particolare sull’Italia.

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