Facebook: Autorità Antitrust britannica ordina vendita di Giphy - Borsa e Finanza

Facebook: Autorità Antitrust britannica ordina vendita di Giphy

Facebook: l'Autorità Antitrust britannica ordina la vendita di Giphy

Problemi regolamentari in vista per Facebook dopo che la Competition and Markets Authority, ovvero l’Autorità Garante della concorrenza e dei mercati britannica, ha ordinato al colosso di social network di vendere Giphy, la società di GIF che aveva acquisito a maggio 2020 per 315 milioni di dollari. Il Regolatore ha affermato che quell’operazione limita la concorrenza tra piattaforme e inserzionisti britannici.

Pronta la risposta da parte di Facebook che si ritiene pronto a impugnare la decisione presso il Tribunale britannico. In una nota l’azienda di Menlo Park ha manifestato tutta la sua contrarietà ribadendo che l’accordo con Giphy ha permesso ai consumatori e alla stessa piattaforma di prendere vantaggio dalle infrastrutture e dalle risorse che Meta può fornire.

 

Facebook: ecco perché la CMA ha bloccato l’accordo con Giphy

La posizione della CMA sembra irremovibile, con la scelta repressiva scaturita dopo una consultazione con aziende e organizzazione coinvolte. La conclusione tirata fuori dal conciliabolo è stata di una limitazione forte della concorrenza che può essere risolta solo ed esclusivamente con la vendita di Giphy. L’Authority britannica ha iniziato a indagare sull’accordo già un mese dopo il closing, ossia a giugno 2020, ma ha avviato un’indagine formale a gennaio di quest’anno.

A ottobre ha comminato una multa a Facebook di 67,2 milioni di dollari per non aver fornito gli aggiornamenti necessari in merito all’ordine di esecuzione. Adesso si è arrivati all’atto estremo: la piattaforma di immagini in movimento non può più far parte del patrimonio di Meta, che ora si troverebbe costretta a trovare un acquirente.

Nella diatriba si inserisce anche l’affermazione di CMA che, prima dell’acquisizione da Facebook, Giphy aveva lanciato un’attività innovativa di pubblicità a pagamento in USA, che aveva tutte le potenzialità per insidiare la leadership di Meta nei servizi pubblicitari. E inoltre la società con sede a New York stava prendendo in considerazione l’ipotesi di espansione in altri Paesi come il Regno Unito.

Da questo si evince che il colosso guidato da Mark Zuckerberg avrebbe cannibalizzato l’azienda per eliminare un pericoloso competitor. Facebook dal canto suo ha puntualizzato dicendo che, se non ci fosse stata l’acquisizione, Giphy avrebbe rischiato molto visto che perdeva denaro e i finanziamenti non le consentivano quell’espansione di cui il Regolatore parla.

 

CMA: un precedente vincolante?

La decisione di CMA di bloccare un accordo che era già stato fatto da 2 società americane è un fatto anomalo, ma che ha qualche precedente. Nell’aprile 2020, proprio un mese prima della fusione tra Facebook e Giphy, l’Autorità britannica ha stroncato il sodalizio tra la tech del settore viaggi Sabre Corporation e la società di prenotazione Farelogix.

Anche in quell’occasione sono state sollevate questioni relative alla concorrenza, nello specifico con riferimento all’aumento delle tariffe per alcuni prodotti e al limite all’innovazione nel settore. La decisione è stata impugnata da Sabre davanti al Tribunale d’Appello competente del Regno Unito, ma l’organo giudiziario ha dato ragione alla CMA con una sentenza a inizio del 2021.

Per quel che riguarda una Big Tech invece l’ordine di annullare un’acquisizione già fatta da parte di Autorità europee o americane piuttosto che stabilire una multa giunge per la prima volta. A questo punto Facebook ha 2 possibilità: cedere o presentare ricorso esattamente come ha fatto Sabre davanti allo stesso Tribunale.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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