Ferrari: vendite impattate dal fisco anti-ricchi in Uk

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Ferrari si sta sfilando dal Regno Unito. Negli ultimi sei mesi ha ridotto il numero di auto vendute in territorio britannico soprattutto per l’abolizione dello status non-dom della nazione. Lo ha comunicato l’amministratore delegato della casa automobilistica italiana, Benedetto Vigna, in un’intervista al Financial Times. La mossa dell’azienda arriva dopo che la scorsa settimana la società del Cavallino rampante ha dichiarato in occasione dell’evento Capitals Market Day, che nei prossimi cinque anni i margini di profitto rimarranno sostanzialmente piatti. Ciò ha generato una valanga di vendite delle azioni Ferrari in Borsa.

 

In questo articolo:

 

  • Ferrari: ecco perché sta uscendo dal Regno Unito
  • Il problema del valore residuo

 

Ferrari: ecco perché sta uscendo dal Regno Unito

Lo scorso aprile il governo britannico ha deciso di abolire lo status non-dom per i soggetti residenti che non sono domiciliati nel Regno Unito. Tale status consentiva di sfruttare la non tassazione in Gran Bretagna sul reddito e sul patrimonio. Non essendo questo più possibile, “alcuni soggetti stanno uscendo dal Paese per ragioni fiscali”, ha detto Vigna nell’intervista. Tuttavia, “quello che posso dirvi è che vediamo una stabilizzazione nel Paese dopo che l’azienda ha ridotto la vendita dei suoi veicoli”, ha aggiunto.

L’amministratore delegato ha sottolineato che, a causa di queste modifiche nel regime fiscale britannico, molte persone con patrimoni elevati hanno lasciato il Regno Unito. Ciò significa che Ferrari potrebbe perdere una quantità notevole di clienti, con la conseguenza di un aumento della volatilità dei prezzi residui dei suoi modelli e del valore di seconda mano atteso al termine dei contratti di leasing.

Vigna ha però precisato che non è stata solo una questione di tasse a generare il rallentamento delle vendite. “Ci sono molti fattori diversi. Ad esempio, quando vendi un’auto nel Regno Unito, non puoi farlo da nessun’altra parte a causa della sua guida a destra”, ha affermato. 

 

Il problema del valore residuo

Nei mercati sviluppati, la maggior parte delle auto nuove vengono acquistate con la formula del finanziamento in base al deprezzamento del veicolo, ossia al valore che perde nel tempo. Questo aspetto spesso ha più importanza del prezzo complessivo del prodotto. Se le auto hanno prezzi dell’usato più bassi, giocoforza il finanziamento necessario per acquistare il nuovo aumenta e rende più difficile l’accesso. Stando ai dati rilasciati dal marketplace online Auto Trader, il modello Purosangue di Ferrari ha avuto un crollo del suo valore residuo del 12,2% quest’anno, mentre il modello SF90 Stradale ha subito un calo del 6,6%.

Quanto è possibile ottenere da una rivendita è un indicatore fondamentale dell’attrattività di un veicolo. In pratica riflette cosa un acquirente è disposto a pagare per un modello dopo circa tre anni. Quello del valore residuo è quindi un problema che Ferrari si trova ad affrontare in questo momento, sebbene la scarsità del suo prodotto abbia finora consentito all’azienda di attuare una strategia aggressiva sui prezzi che ha portato a un margine operativo di circa 30 punti percentuali. “Per noi è fondamentale la gestione della scarsità”, ha detto Vigna in merito al deprezzamento dei valori residui dei veicoli dell’azienda.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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