FiberCop perde clienti, niente dividendi per Kkr

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L’acquisizione di FiberCop da parte della società di investimento americana Kkr sta evidenziando crepe inaspettate. L’azienda della rete fissa acquisita da Telecom Italia non distribuirà dividendi. Kkr e altri investitori – tra cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano e il fondo sovrano di Abu Dhabi – resteranno a bocca asciutta.

Lo scorso anno, l’accordo da 22 miliardi di dollari siglato per la cessione di FiberCop era parso un win-win per tutte le parti in causa. Kkr si è impadronita di una rete di infrastrutture nelle telecomunicazioni in una delle maggiori economie europee. Tim ha potuto coprire l’enorme indebitamento. Anche lo Stato italiano è rimasto contento perché ha acquisito una quota di partecipazione che gli permette di mantenere un controllo su un asset considerato strategico per il Paese. Ora però stanno emergendo attriti che potrebbero avere sviluppi sgradevoli. In questo articolo:

 

  • FiberCop: ecco perché non pagherà i dividendi
  • Kkr: i problemi con il management e il governo

 

FiberCop: ecco perché non pagherà i dividendi a Kkr

Nella prima metà del 2025, FiberCop ha conseguito utili per 829 milioni di euro, ma nel frattempo ha perso 364 mila clienti. Una situazione che potrebbe comportare un’attività inferiore alle proiezioni iniziali di Kkr. Ciò ha indotto il management della società di telecomunicazioni a non restituire il denaro agli azionisti ma a reinvestirlo nell’azienda. Il gruppo americano prevedeva che FiberCop avrebbe cominciato a pagare la cedola già a partire da dicembre 2024 e ora, senza questi versamenti, i rendimenti quinquennali stimati di Kkr saranno inferiori.

Secondo quanto riferito da una persona vicina alla società statunitense, il Consiglio di amministrazione non avrebbe mai approvato la tempistica di pagamenti prevista da Kkr. Inoltre, l’azienda avrebbe incrementato le remunerazioni agli azionisti una volta completato il lancio della rete FiberCop nel 2027. Il mese scorso, l’azienda ha dichiarato che i dividendi sarebbero stati decisi su base annuale attuando un approccio prudente, mentre i risultati erano in linea con le aspettative degli azionisti.

 

Kkr: le schermaglie con il management e il governo

I rapporti tra il management di FiberCop e Kkr non sono partiti con il piede giusto. A gennaio la dirigenza ha previsto, nell’arco di cinque anni, 2 miliardi di euro di margine operativo lordo in meno rispetto alle stime della società di private equity. Ciò è bastato per innescare uno scontro che ha portato alla partenza dell’allora amministratore delegato Luigi Ferraris. Movimenti si sono verificati anche all’interno del cda di FiberCop, con Tara Davies – rappresentante delle attività di Kkr in Europa – che ha sostituito Alberto Signori.

Il fatto che FiberCop stia perdendo clienti è un problema per Kkr anche sul fronte dei rapporti con il governo italiano. L’esecutivo Meloni spinge per una fusione con Open Fiber, rivale più piccola controllata dallo Stato. Kkr però teme che un accordo potrebbe essere negativo, visti i sussidi che Roma sta dando a Open Fiber e le perdite di clienti di FiberCop.

Kkr cerca di minimizzare le tensioni anche in merito alla situazione finanziaria di FiberCop, che avrebbe ottenuto “ottimi risultati dall’acquisizione” e “ha oltre 5 miliardi di euro di liquidità”. A giudizio della società newyorchese, “le affermazioni di sottoperformance o tensione finanziaria sono imprecise e contraddette da risultati certificati, da un’emissione obbligazionaria di successo e da una copertura di rating positiva da parte di tutte e tre le principali agenzie”. In verità, Moody’s ha messo FiberCop in outlook negativo, in quanto le metriche di credito sarebbero danneggiate da investimenti sostanziali nei prossimi due anni. “Ulteriore pressione potrebbe emergere dall’attuazione di una politica finanziaria che dia priorità ai rendimenti degli azionisti rispetto agli interessi dei creditori, comprese le acquisizioni finanziate dal debito o le distribuzioni di dividendi, durante la fase di lancio della fibra”, ha dichiarato l’agenzia americana.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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