Negli ultimi anni le fintech sono passate dall’essere una nicchia innovativa a rappresentare uno dei pilastri della trasformazione del sistema finanziario globale. Pagamenti digitali, criptovalute, prestiti online e gestione dei dati stanno ridisegnando il rapporto tra cittadini, imprese e denaro. Un cambiamento profondo che continua a evolversi, tra entusiasmi, regolamentazione e nuove sfide di mercato.
In questo articolo:
- Il contesto generale del settore fintech
- Circle Internet Group e Finserv: due percorsi diversi
- Come investire con i certificati
Il contesto generale del settore fintech
Il mondo delle fintech è nato dall’idea semplice che la tecnologia potesse rendere i servizi finanziari più rapidi, economici e accessibili rispetto a quelli offerti dalle banche tradizionali. Nei primi anni, soprattutto dopo la crisi del 2008, molte startup hanno intercettato la sfiducia verso il sistema bancario, proponendo soluzioni alternative per pagamenti, prestiti e gestione del denaro. L’esplosione degli smartphone e del cloud ha fatto il resto, permettendo una diffusione capillare di app e piattaforme digitali.
Negli anni successivi la crescita è stata impetuosa. Capitali abbondanti, tassi di interesse bassi e una regolamentazione ancora in fase di definizione hanno alimentato valutazioni elevate e modelli di business spesso orientati più alla crescita degli utenti che alla redditività. La pandemia ha dato un’ulteriore spinta, accelerando l’adozione dei pagamenti digitali e dei servizi finanziari online. Poi il cambio di scenario: tassi in rialzo, capitale più costoso e investitori improvvisamente meno pazienti. Il settore ha iniziato a fare i conti con la realtà, separando chi aveva fondamenta solide da chi viveva solo di storytelling.
Circle Internet Group e Fiserv: due percorsi diversi
Circle Internet Group è nata nel 2013 negli Stati Uniti, in un momento in cui le criptovalute erano ancora un fenomeno di nicchia. All’inizio l’azienda si muoveva in modo piuttosto sperimentale nel mondo dei pagamenti digitali e degli exchange crypto. La vera svolta è arrivata quando Circle ha deciso di puntare sulle stablecoin, in particolare su USDC, una valuta digitale ancorata al dollaro e pensata per un utilizzo più “istituzionale” rispetto alle criptovalute tradizionali. Nel tempo Circle ha costruito la propria reputazione sulla trasparenza delle riserve e sul dialogo con i regolatori, cercando di presentarsi come un ponte tra finanza tradizionale e mondo cripto. In Borsa, però, il titolo ha risentito fortemente degli umori del mercato: negli ultimi tempi l’andamento è stato volatile, riflettendo sia le incertezze normative sia la fase più complicata per l’intero settore delle criptovalute.
Fiserv, invece, racconta una storia completamente diversa. È una fintech nata ben prima che il termine diventasse di moda. L’azienda ha costruito il proprio business fornendo infrastrutture tecnologiche a banche, commercianti e istituzioni finanziarie, diventando un ingranaggio fondamentale del sistema dei pagamenti. Nel corso degli anni Fiserv ha ampliato l’offerta con acquisizioni strategiche e investimenti continui in tecnologia, senza mai puntare su mode passeggere. Questo approccio più sobrio si è riflesso anche in Borsa. Per molti anni le azioni Fiserv hanno mostrato una maggiore stabilità rispetto a molte fintech più giovani, beneficiando di ricavi ricorrenti e di un modello difensivo. Tuttavia, da marzo 2025 il titolo ha registrato un forte calo, risentendo delle rotazioni settoriali, delle aspettative sull’andamento dei tassi di interesse e della generale volatilità dei mercati, segnando una fase difficile anche per questo operatore consolidato.
Come investire con i certificati
Per investire in Circle Internet Group e Fiserv, Vontobel mette a disposizione un certificato Multi Cash Collect con Barriera quotato al Sedex e identificato dal codice Isin DE000VH7YBE0. Lo strumento segue le performance azionarie delle due società prevedendo il pagamento di una cedola mensile di 2 euro su un valore nominale di 100 euro. Il rendimento annuo così risulta del 24%. Tutto ciò segue il meccanismo del worst-of, ossia pone la condizione che nessuna delle due azioni scenda mai sotto la barriera fissata al 60% del livello barriera. Se alla data autocall tutte le azioni sono sopra lo strike price, il certificato si chiude anticipatamente rimborsando il nominale più l’ultima cedola.
Alla scadenza finale (30/06/2027), se anche una sola azione tocca la barriera o si trova al di sotto, il rimborso finale segue l’andamento del titolo peggiore, con conseguente perdita del capitale investito. Se tutti i titoli che compongono il paniere quotano a un valore superiore o pari alla barriera, il certificato restituisce il valore nominale e il premio relativo all’ultimo mese.
Da notare che il prezzo di Fiserv si trova ben distante dalla barriera, ma quello di Circle è al di sotto. Tuttavia, la quotazione del certificato è abbondantemente sotto la pari, il che offre un’ottima opportunità se il valore della barriera di Circle viene recuperato, in quanto si incassano le cedole e a scadenza il valore del capitale rimborsato è alla pari. Quindi, lo strumento in questo caso si presta bene per chi ha un approccio speculativo. (Inserzione sponsorizzata). Se vi interessano altre idee operative, visitate il monitor certificati di Tuttocertificati.it (appartenente alla stessa società che controlla la testata Borsa&Finanza).
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