Flat tax al 5% per i giovani: come funzionerebbe la proposta nella Manovra 2026

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La flat tax torna al centro del dibattito politico ed economico con una proposta che punta a favorire i giovani e sostenere le imprese che investono in occupazione stabile. Nella Manovra 2026, la Lega ha avanzato l’idea di introdurre un’imposta unica al 5% per i lavoratori under 30 assunti a tempo indeterminato, accompagnata da agevolazioni contributive per le aziende. L’obiettivo è duplice: ridurre la pressione fiscale sui giovani all’ingresso nel mondo del lavoro e stimolare nuove assunzioni, soprattutto nel settore privato. 

Come funzionerebbe concretamente la misura? Quali vantaggi economici comporterebbe per lavoratori e imprese? E soprattutto, la proposta troverà spazio nella Legge di Bilancio 2026?

 

In questo articolo:

 

  • Flat tax al 5%: cos’è e come funzionerebbe il nuovo regime agevolato
  • Manovra 2026: gli effetti economici attesi della flat tax sui giovani e sulle imprese
  • Le criticità e le prospettive future della proposta della Lega

 

Flat tax al 5%: cos’è e come funzionerebbe il nuovo regime agevolato

La proposta avanzata dalla Lega prevede l’introduzione di una flat tax al 5% per i lavoratori con meno di 30 anni, assunti con contratto a tempo indeterminato o trasformato da tempo determinato. Il beneficio fiscale si applicherebbe ai redditi fino a 40.000 euro annui, per una durata massima di quattro anni dalla data di assunzione.

L’idea alla base del progetto è quella di sostituire l’attuale sistema progressivo dell’Irpef con un’aliquota unica agevolata, alleggerendo il carico fiscale nelle fasi iniziali della carriera lavorativa. Ciò consentirebbe ai giovani di trattenere una quota maggiore del proprio reddito, aumentando la capacità di spesa e l’indipendenza economica.

A completare la misura, il partito guidato da Matteo Salvini propone una decontribuzione parziale per le aziende che assumono giovani a tempo indeterminato. Le imprese potrebbero godere di sgravi fino al 50% sui contributi previdenziali, con un tetto massimo di 3.000 euro annui. Inoltre, per chi incrementa l’occupazione stabile, sarebbe prevista una deduzione maggiorata del 140% sul costo del lavoro relativo ai nuovi assunti.

Un’ulteriore estensione del beneficio sarebbe riservata agli under 36 rientrati dall’estero, con l’intento di favorire il cosiddetto “rientro dei cervelli” e valorizzare le competenze acquisite all’estero.

 

Manovra 2026: gli effetti economici attesi della flat tax sui giovani e sulle imprese

Se approvata, la flat tax al 5% avrebbe potenzialmente un effetto moltiplicatore sull’economia reale. Riducendo la pressione fiscale, i giovani lavoratori avrebbero più liquidità da destinare ai consumi, stimolando la domanda interna. Allo stesso tempo, la decontribuzione per le imprese potrebbe favorire un aumento delle assunzioni, in particolare nei settori con alta intensità di manodopera.

Un esempio pratico aiuta a comprendere l’effetto del nuovo regime. Un giovane assunto con un reddito lordo annuo di 32.000 euro risparmierebbe circa 5.700 euro l’anno rispetto all’attuale sistema progressivo. In termini netti, si tradurrebbe in circa 440 euro in più al mese, una somma che può fare la differenza per chi inizia la propria carriera.

La misura, tuttavia, non avrebbe carattere strutturale ma temporaneo, con una durata di quattro anni. L’obiettivo sarebbe quello di rendere più competitivo il mercato del lavoro giovanile, da sempre caratterizzato da stipendi bassi e precarietà contrattuale. La Manovra 2026, in questo senso, rappresenterebbe un banco di prova per testare la sostenibilità di una flat tax selettiva applicata a determinate categorie di contribuenti.

 

Le criticità e le prospettive future della proposta della Lega

Nonostante l’interesse politico e mediatico, restano da chiarire le coperture finanziarie della misura. Una flat tax al 5% per gli under 30 e gli sgravi contributivi per le imprese comporterebbero infatti un costo significativo per lo Stato, che dovrebbe trovare risorse compatibili con i vincoli di bilancio europei.

C’è poi il nodo dell’equità fiscale. Alcuni economisti temono che una riduzione selettiva dell’aliquota possa generare disparità tra categorie di lavoratori, privilegiando i nuovi assunti rispetto a chi è già nel mercato del lavoro. D’altro canto, i promotori della proposta sottolineano che il fine è proprio quello di riequilibrare la situazione, premiando l’ingresso stabile dei giovani e contenendo la fuga di talenti all’estero.

La discussione proseguirà durante l’iter parlamentare della Legge di Bilancio 2026, dove la flat tax al 5% sarà oggetto di confronto tra maggioranza e opposizioni. Resta da capire se la misura riuscirà a trovare spazio in una manovra che dovrà bilanciare incentivi fiscali, sostenibilità dei conti pubblici e rilancio dell’occupazione.

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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