Fondi azionari: per JP Morgan vi sarà deflusso come nel 2018
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Fondi azionari: per JP Morgan vi sarà deflusso come nel 2018

Fondi azionari: per JP Morgan vi sarà deflusso come nel 2018

I fondi azionari rischiano un grande deflusso. Lo afferma JP Morgan che fa un parallelo con quanto successe dopo i primi mesi del 2018, quando la Federal Reserve iniziò a inasprire la sua politica monetaria sul versante dei tassi d’interesse. Infatti allora gli investitori si riversarono sulle azioni nei primi 3 mesi dell’anno facendo confluire circa 220 miliardi di dollari, come continuazione di una serie di afflussi dall’anno precedente.

Le cose cambiarono allorché vi fu la prima stretta sul costo del denaro che comportò un calo del 10% dal picco di febbraio dell’indice S&P 500. Da quel momento furono ritirati circa 60 miliardi di dollari per tutto il resto del 2018, fino a quando il saldo tra flussi positivi e negativi passò in rosso all’inizio del 2019.

La scena ha tutte le premesse per ripetersi, in quanto gli investitori quest’anno hanno già investito 152 miliardi di dollari, con i fondi azionari a grande capitalizzazione che da soli hanno attirato ben 34,1 miliardi di dollari nella settimana fino al 9 febbraio. Tutto questo sebbene vi sia stato un gennaio così turbolento come non lo si vedeva dal 2009. Nel contempo si è vissuto un calo di 20 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari, sancendo la più grande vittoria per le azioni nelle allocazioni trimestrali dal 2013.

Gli analisti di JP Morgan però ritengono che il momento di gloria per i fondi azionari potrebbe giungere presto al capolinea e seguire quanto sta succedendo per i fondi obbligazionari. La motivazione è la stessa di 4 anni fa, ovvero un rialzo dei tassi che fa venir meno la propensione al rischio che negli anni passati aveva trovato terreno fertile in un contesto di tassi a zero o addirittura negativi.

 

 

Fondi azionari: i flussi seguono i rendimenti, non il contrario

L’analisi della banca d’affari americana è condivisa sostanzialmente da Rich Weiss, Chief Investment Officer delle strategie multi-asset di American Century Investments, che ha sottolineato come siano i flussi a seguire i rendimenti e non il contrario. Se oggi vi è uno spostamento dalle obbligazioni alle azioni perché si ha paura dell’aumento dei tassi si rischia molto anche perché quest’ultimo avviene in un momento in cui si stima che la crescita degli utili rallenti, sostiene Weiss.

In verità l’aumento dei rendimenti sul mercato non è un ambiente particolarmente favorevole per le obbligazioni con un’inflazione così alta, secondo molti. Nella stragrande maggioranza dei casi il rendimento reale continua a essere negativo, almeno per i titoli investment grade che presentano una rischiosità ridotta. E’ naturale quindi che gli investitori a caccia di performance continuino a optare per le azioni, magari concentrandosi maggiormente nell’attività di stock picking piuttosto che facendo una scelta generalizzata.

Chris Gaffnet, Presidente dei mercati mondiali presso Banca TIAA, ritiene che in questo momento la volatilità sia molto alta nel mercato obbligazionario e continuerà a essere mantenuta tale. Anche perché si ha quasi la certezza di perdere valore nel prossimo anno, di conseguenza ciò spinge gli investitori a passare alle azioni più rapidamente.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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