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Fondi: ecco perché è difficile stabilire le commissioni di gestione

Fondi: ecco perché è difficile stabilire le commissioni di gestione

Le commissioni di gestione hanno sempre rappresentato un motivo di attrito tra i fondi e gli investitori. Questi ultimi spesso si sono trovati a dover pagare commissioni esose nonostante i fondi gestiti fossero decisamente in perdita. Negli ultimi 30 anni, il metodo seguito per stabilire il guadagno dei gestori è stato quello di fissare una commissione basata sulla quantità di denaro investito più una percentuale intorno al 20% sui profitti ottenuti. Questo ha ingrassato le tasche di hedge fund e private equity anche quando le cose non andavano per come sperato.

Molti investitori hanno fatto pressione affinché prendesse corpo la tecnica degli high water mark, ossia il blocco delle commissioni di performance fino a quando un fondo in rosso non ritorni in utile. Il punto è che, dopo l’inizio della guerra Russia-Ucraina, sono parecchi i fondi a essere sprofondati in perdite che fanno fatica a recuperare. Tra questi vi è Melvin Capital, che già l’anno scorso ha dovuto subire perdite per il 39% dopo aver puntato contro GameStop ed essere rimasto intrappolato nel fenomeno dello short squeeze. Quest’anno si è aggiunto un ulteriore passivo del 20% nel primo trimestre, al punto che il fondo ha modificato le modalità di addebito delle commissioni.

Inizialmente aveva avanzato la proposta di addebitare le tariffe agli investitori che avevano subito grosse perdite, scatenando l’ira degli stessi. Successivamente tale proposta è stata ritirata. Tuttavia, Peter Kraus, ex CEO di AllianceBernstein, ritiene che un high water mark potrebbe essere pericoloso, in quanto costringe il gestore di portafoglio ad alterare la propria propensione al rischio nel tentativo di recuperare le perdite. Assumere più rischi quando il team di gestione è instabile è una pessima combinazione, sottolinea l’esperto.

 

Fondi: le difficoltà a stabile una struttura commissionale

Kraus ora amministra una nuova società, Aperture Investors, che sta pensando di abbandonare gli high water mark per una struttura dove i gestori di portafoglio ricevono fino al 30% dei rendimenti che generano al di sopra del loro benchmark di riferimento. Metà del premio di rendimento, però, viene trattenuto in deposito a garanzia per diversi anni e viene corrisposto solo nel caso i guadagni ottenuti siano stabili. Quindi se i profitti si riveleranno essere illusori, il denaro trattenuto verrà restituito agli investitori. Questo è un modo anche per fidelizzare i propri clienti.

Altri fondi stanno studiando modelli di calcolo delle commissioni che siano in qualche modo incentivanti per gli investitori, sebbene siano pochi quelli messi in pratica. Tuttavia, riuscire a tirare fuori dettagli precisi da una struttura commissionale che sia considerata equa dal gestore e dagli investitori a volte non è semplice. Patrick Ghali, managing partner di Sussex Partners, ha affermato che alcuni manager hanno inventato nuove strutture che erano così complicate che anche dopo aver trascorso ore su di esse non si capiva appieno cosa sarebbe stato pagato e quando.

Dennis Kelleher, Amministratore Delegato di Better Markets, sostiene che se grandi istituzioni come i fondi pensione vogliono proteggere i loro investitori, allora dovrebbero chiedere ai gestori di hedge fund di utilizzare alcune loro vincite ottenute negli anni positivi per coprire almeno in parte le perdite subite negli anni negativi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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