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Fondi europei: a febbraio deflussi come nelle grandi crisi

Fondi europei: deflussi a febbraio come nelle grandi crisi

I fondi europei stanno registrando deflussi importanti come non si vedeva dagli anni delle grandi crisi finanziarie. Questo è il risultato di una ricerca della società di dati Refinitiv, che ha messo in luce come l’Europa stia vivendo una situazione molto delicata. La guerra Russia-Ucraina ha messo il Vecchio Continente sotto pressione, aggravando una crisi energetica che rischia di degenerare in una recessione.

Lo scenario peggiore che potrebbe capitare è quello in cui l’economia europea fosse colpita da stagflazione, per questa ragione la Banca Centrale Europea sta misurando i passi in tema di politica monetaria. L’Eurotower è consapevole che l’inflazione debba essere fermata, ma rispetto agli Stati Uniti il pericolo che l’economia europea finisca nel baratro è molto più spiccato, se la Banca assume atteggiamenti troppo da falco.

Il coinvolgimento di Bruxelles nel conflitto in essere nell’Est Europa è diverso, non solo per una questione di vicinanza geografica ma perché ancora la Regione dipende inevitabilmente dalle materie prime che arrivano da Mosca, soprattutto quelle energetiche, senza le quali i vari Paesi si troverebbero con una grave insufficienza di forniture.

 

Fondi europei: i deflussi preannunciano una crisi?

L’industria dei fondi quindi ha vissuto un febbraio caratterizzato da grandi deflussi netti, corrispondenti a 57,2 miliardi di euro, secondo lo studio Refinitiv. In particolare sono stati i fondi comuni d’investimento a recitare la parte peggiore, con un saldo netto di 67,6 miliardi di euro, mentre gli ETF hanno beneficiato di afflussi per 9,2 miliardi di euro.

Ad incidere molto sono stati i deflussi prodotti dal mercato monetario, corrispondenti a 49,4 miliardi di dollari; mentre i fondi a lungo termine hanno visto solo 9 miliardi di euro di denaro che è fuoriuscito dalla gestione. Secondo Detlef Glow, capo della ricerca presso Refinitiv, la cosa è per certi versi sorprendente perché, in un contesto di grande incertezza economica, di solito gli investitori tendono maggiormente a rifugiarsi nei fondi di liquidità perché considerati più sicuri, sbarazzandosi di quelli a lungo termine. Stavolta invece è avvenuto il contrario. Tuttavia, sembrerebbe che gli operatori comincino a prendere in considerazione l’aumento dei tassi d’interesse da parte della BCE, dal momento che a febbraio sono stati venduti molti prodotti obbligazionari.

L’aspetto più interessante, secondo Glow, è che si sta verificando una situazione simile a quella della grande crisi finanziaria del 2008 e di quella del debito sovrano del 2011, quando venivano venduti massicciamente fondi comuni d’investimento e acquistati ETF. Questo non sarebbe un segnale particolarmente incoraggiante, in quanto farebbe presagire uno scenario di crisi simile. Ad ogni modo, Glow osserva come gli investitori europei si siano focalizzati su fondi che offrono una diversificazione per il loro portafoglio in base a Paesi, settori e temi; mentre nel contempo hanno venduto alcuni dei loro investimenti considerati rifugio.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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