Fondo sovrano norvegese: nel 2022 la più grande perdita degli ultimi 14 anni
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Fondo sovrano norvegese: nel 2022 la più grande perdita degli ultimi 14 anni

Fondo sovrano norvegese: nel 2022 la più grande perdita degli ultimi 14 anni

Il Government Pension Fund Global, ossia il fondo sovrano norvegese da 1.300 miliardi di dollari, ha riportato per il 2022 la più grande perdita dalla grande crisi del 2008. Il fondo che gestisce la ricchezza petrolifera della Norvegia ha perso lo scorso anno 164 miliardi di dollari, il che corrisponde a una decrescita del 14,1% su base annua. Il motivo di tale debacle deriva dall’inflazione più forte del previsto, che ha reso i costi del credito più elevati con l’aumento dei tassi d’interesse.

A più riprese l’Amministratore Delegato Nicolai Tangen aveva avvertito lo scorso anno che la costante crescita del fondo, da quando era stato fondato nel 1990, sarebbe stata destinata a interrompersi in un contesto di costi di finanziamento in aumento e inflazione alle stelle. Oggi, il CEO del fondo sovrano norvegese lancia l’allarme per il futuro. “Ora siamo in una situazione molto diversa. Si sta assistendo a un’inversione della globalizzazione, si vede che i tassi sono aumentati e ovviamente non è molto chiaro dove stiano andando da qui. Quindi i ritorni in futuro saranno diversi”, ha dichiarato.

 

Fondo sovrano norvegese: come è maturata la perdita record

Finora, il Norges Bank Investment Management ha ottenuto un rendimento medio annuale del 6% dalla sua nascita, investendo le ricchezze petrolifere della Norvegia in un orizzonte temporale di lungo periodo, secondo le regole rigorose del Ministero delle Finanze. In otto degli ultimi dieci anni, il fondo è riuscito a battere il benchmark utilizzato per misurare le performance.

Nello specifico, lo scorso anno il fondo sovrano norvegese ha perso il 15,3% sulle azioni, in tutti i settori in cui ha investito, eccezion fatta per l’energia, e il 12,1% sulle obbligazioni. La più grande perdita nel mercato azionario è venuta dalla partecipazione in Amazon, diminuita di 56 miliardi di corone, seguita dalla perdita di 52 miliardi di corone in Meta Platforms e di 47 miliardi in Tesla. Viceversa, ha ottenuto un profitto del 5,1% nelle infrastrutture dell’energia rinnovabile e dello 0,1% nelle partecipazioni immobiliari non quotate.

La perdita record, non ha impedito però al fondo di aumentare su base annua complessivamente di 89 miliardi di corone, pari a 8,9 miliardi di dollari, sia per effetto della debolezza della valuta norvegese che per via di un afflusso record di versamenti di 1.100 miliardi di corone (110 miliardi di dollari) effettuati dal Governo norvegese.

Occorre dire, inoltre, che sia nel 2021 che nel 2022 il Norges Bank Investment Management ha superato il benchmark, rispettivamente di 0,74 e 0,88 punti percentuali. Questo perché il fondo aveva previsto già nel 2021 che l’inflazione sarebbe diventata la più grande minaccia per i mercati dei capitali. A tale proposito, il Government Pension Fund Global ha iniziato a diminuire la ponderazione delle azioni in generale, aumentando però il perso nelle società energetiche e minerarie integrate. Nel contempo ha ridotto la duration delle obbligazioni. “È molto, molto importante per un fondo molto grande come questo essere abbastanza vicino all’indice perché il fatto è che, se sei troppo lontano e commetti grossi errori, le perdite saranno così grandi che nessuno manterrà mai il proprio lavoro”, ha detto Tangen.

 

Obiettivi per il futuro

Gli obiettivi del fondo sovrano norvegese nei prossimi tre anni sono quelli di ridurre le perdite, attraverso un piano che è stato presentato a dicembre, in attesa di una prolungata recessione. La chiave per fare meglio del benchmark, per Tangen, è quella di “guidare il fondo a diventare più a lungo termine, più contrarian e più attivo nella selezione negativa”.

In questo contesto, i guadagni ottenuti dalla Norvegia grazie all’impennata dei prezzi del gas e del petrolio saranno utilizzati per alimentare la transazione verso forme di energia alternativa e più pulita. Al riguardo, il fondo sta valutando investimenti nello stoccaggio e nella trasmissione di energia rinnovabile, allargando la quantità di infrastrutture legate al settore di cui è disposto a farsi carico.

L’inflazione comunque continuerà a essere un nemico da cui guardarsi. “L’inflazione rimane un fattore di rischio e, in particolare, legato a ciò che accadrà quando la Cina entrerà davvero in gioco sul lato dei consumi perché potrebbe guidare molto i prezzi a livello globale”, ha osservato Tangen.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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