Fondo sovrano norvegese: perdita record da 174 miliardi nel primo semestre 2022

Fondo sovrano norvegese: perdita record da 174 miliardi nel primo semestre 2022

Fondo sovrano norvegese: perdita record da 174 miliardi nei primi 6 mesi del 2022

Un conto salato, da 174 miliardi di dollari. Ecco quanto è costata nei primi sei mesi del 2022 la volatilità al fondo sovrano norvegese. Il più grande fondo al mondo ha registrato una perdita record di 1.680 miliardi di corone norvegesi, con una ritorno negativo per il 14,4% nel periodo gennaio-giugno. Dai 1.300 miliardi di dollari di fine 2021, la size del fondo è scesa a circa 1.185 miliardi. A pesare sulle performance il crollo del 28% del valore delle azioni tech in portafoglio. Si tratta del calo più consistente a livello semestrale degli ultimi 26 anni. Al termine del primo trimestre 2022 le perdite si erano attestate a 71 miliardi di dollari, con un peggioramento nel periodo aprile-giugno di altri 103 miliardi.

 

Fondo sovrano norvegese: le performance delle diverse asset class

Inevitabilmente, molti settori su cui ha investito il fondo hanno accusato perdite. La componente azionaria ha registrato un -17% nel primo semestre. Gli investimenti nel reddito fisso hanno segnato una flessione del -9,3%, quelli in infrastrutture di energia rinnovabile non quotate del -13,3%. Tra le note positive il +7,1% maturato dagli immobili non quotati e soprattutto il ritorno generato dagli investimenti nell’energia. Sfruttando il rally di petrolio e gas degli ultimi mesi, il comparto ha portato un +13% da inizio anno. Anche i movimenti del mercato valutario hanno contribuito positivamente, aumentando il valore del Fondo sovrano norvegese di 642 miliardi di corone.

In termini di asset allocation, al 30 giugno 2022 il 68,5% del fondo era investito in azioni, il 28,3% in reddito fisso, il 3% in immobili non quotati e lo 0,1% in infrastrutture di energia rinnovabile non quotate. Nel periodo aprile-giugno è dunque scesa la quota di investimenti dedicata all’equity ed è salita quella destinata alle obbligazioni. Al termine del primo trimestre 2022 l’asset allocation vedeva il 70,9% del fondo investito in azioni, il 26,3% in reddito fisso, il 2,7% in immobili non quotati e lo 0,1% in infrastrutture di energia rinnovabile non quotate.

Volatilità ma non solo. Sono state diverse le sfide che i vertici dei veicolo hanno dovuto affrontare e gestire in questi mesi. “Il mercato è stato caratterizzato dall’aumento dei tassi di interesse, dall’inflazione elevata e dalla guerra in Europa”, ha sottolineato in tal senso Nicolai Tangen, amministratore delegato di Norges Bank Investment Management. Le difficoltà incontrate in questi mesi non hanno tuttavia sorpreso i vertici del Fondo. Dopo il 2021 record, anno chiuso con un rotondo +14,5%, secondo rendimento più alto della storia del fondo, Tangen e la sua squadra avevano avvisato che la crescita vista negli ultimi 25 anni non sarebbe continuata.

 

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