Forex: le previsioni di Intesa Sanpaolo su euro-dollaro e altri cambi

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Il dollaro resta forte, ma non è più invincibile. È da qui che bisogna partire per leggere l’ultimo report sul forex di Intesa Sanpaolo. Perché dentro questa apparente contraddizione si gioca tutta la partita dei cambi nel 2026. Il biglietto verde continua a dominare, a dettare i tempi, a imporsi come valuta rifugio nei momenti di tensione. Eppure, sotto la superficie, qualcosa si muove. Gli equilibri si stanno lentamente riequilibrando, i differenziali si assottigliano, le traiettorie si fanno meno unidirezionali.

In questo articolo:

  • Dollaro sempre più esposto
  • Cosa sta accadendo all’euro
  • Forex, gli altri cambi
  • Il ruolo del dollaro

Dollaro sempre più esposto

“Il dollaro mantiene il controllo del mercato”, dice il report, ma è un controllo che mostra crepe sottili, ancora invisibili a uno sguardo distratto, ma sempre più evidenti per chi osserva i fondamentali. È un dominio meno assoluto rispetto al passato recente, più esposto alle dinamiche macroeconomiche globali, meno protetto da quel mix irripetibile di crescita, rendimenti e stabilità che aveva caratterizzato gli ultimi anni.

Il punto centrale, come sempre, è il differenziale dei tassi. È lì che si gioca la partita più importante, quella che orienta i flussi di capitale e determina, nel medio periodo, la direzione dei cambi. Gli Stati Uniti continuano a offrire rendimenti più elevati rispetto all’area euro, ma il gap non è più quello di prima. E soprattutto, non è destinato a restare immutato.

La Federal Reserve si trova oggi in una posizione meno lineare rispetto al passato. L’economia americana continua a sorprendere per resilienza, ma l’inflazione resta un nodo irrisolto. Non è un caso che le ultime proiezioni abbiano rivisto al rialzo sia le stime di crescita sia quelle sui prezzi, complicando il percorso di politica monetaria. Il mercato si aspettava una traiettoria più chiara verso i tagli dei tassi; invece si trova di fronte a una Fed più cauta, più dipendente dai dati, meno prevedibile.

Questo sostiene il dollaro nel breve periodo. In un contesto globale ancora attraversato da tensioni geopolitiche e volatilità finanziaria, la valuta americana continua a beneficiare del suo ruolo di porto sicuro. Ma è un sostegno che potrebbe rivelarsi meno solido nel tempo. “Le prospettive restano incerte e legate ai dati macro”, lasciando intendere che la traiettoria dei tassi americani sarà tutt’altro che lineare. Ed è proprio questa incertezza a rappresentare, paradossalmente, il primo fattore di debolezza del dollaro nel medio periodo.

Cosa sta accadendo all’euro

Se lo sguardo si sposta sull’Europa, il quadro appare meno brillante ma non privo di elementi positivi. L’economia dell’area euro ha attraversato una fase complessa, segnata da crescita debole e shock energetici. Eppure, proprio da questa fragilità potrebbe nascere un riequilibrio. L’euro non è forte, ma ha smesso di essere strutturalmente debole. È una differenza sottile, ma decisiva. Negli ultimi mesi, i rendimenti europei hanno iniziato a salire, riducendo il differenziale con i Treasury americani. È un movimento ancora parziale, ma sufficiente a modificare, almeno in parte, la direzione dei flussi di capitale.

“Il cambio Eur-Usd è atteso in graduale rafforzamento”, dice il report di Intesa Sanpaolo, indicando una traiettoria che, pur tra oscillazioni e fasi di volatilità, punta verso livelli più elevati nel corso dei prossimi trimestri. Non si tratta di un rally improvviso, ma di un processo lento, fatto di aggiustamenti progressivi.

È qui che emerge uno degli elementi più interessanti dell’analisi: la natura non lineare del movimento. Il report insiste sul fatto che il percorso del cambio sarà caratterizzato da continui aggiustamenti, da fasi di accelerazione e rallentamento, da oscillazioni anche marcate nel breve periodo. In altre parole, non esiste una linea retta che porta da un punto all’altro, ma una traiettoria irregolare, fatta di deviazioni e correzioni. “Il movimento sarà a zig-zag”, utilizzando un’espressione che rende bene l’idea di un mercato guidato da molteplici fattori, spesso in contrasto tra loro. Da un lato, i differenziali di tasso; dall’altro, i dati macroeconomici; e poi ancora le dinamiche geopolitiche, i flussi di capitale, le aspettative degli investitori.

In questo contesto, il livello di partenza assume un’importanza relativa. Più che il valore assoluto del cambio, conta la direzione di fondo. E questa direzione, secondo la banca, è orientata verso un rafforzamento dell’euro. Le stime indicano un progressivo avvicinamento a quota 1,20 nel medio periodo, con possibili estensioni oltre questo livello in caso di ulteriori fattori favorevoli. È una previsione che riflette non solo il possibile indebolimento del dollaro, ma anche una maggiore stabilità dell’area euro.

“L’euro potrebbe beneficiare del ridimensionamento del dollaro”, si legge, sottolineando come il processo di riequilibrio sia destinato a coinvolgere entrambe le valute. Non si tratta, quindi, di una dinamica unidirezionale, ma di un gioco a due, in cui ogni movimento di una parte si riflette sull’altra.

Forex, gli altri cambi

Allargando l’orizzonte alle altre valute, il quadro si arricchisce di ulteriori sfumature. Lo yen giapponese, ad esempio, rappresenta uno dei casi più interessanti. Da anni penalizzato da una politica monetaria ultra-accomodante, il cambio con il dollaro ha raggiunto livelli storicamente elevati. Ma anche qui qualcosa sta cambiando.

La Bank of Japan ha iniziato, seppur con estrema cautela, un processo di normalizzazione. È un percorso ancora agli inizi, ma sufficiente a modificare le aspettative del mercato. “Lo yen è atteso in recupero nel medio periodo”, afferma Intesa Sanpaolo, delineando una traiettoria che riflette il progressivo allineamento della politica monetaria giapponese a quella delle altre grandi economie. È un processo lento, ma potenzialmente significativo.

Diverso il discorso per la sterlina britannica, che si muove in un contesto più stabile. Il Regno Unito ha attraversato anni difficili, tra Brexit e tensioni politiche, ma oggi appare in una fase di maggiore equilibrio. La Bank of England ha adottato una linea più chiara, contribuendo a stabilizzare le aspettative. “La sterlina mostra una maggiore tenuta”, evidenziando come la valuta britannica possa beneficiare di un contesto domestico meno incerto rispetto al passato recente. Non si tratta di una valuta destinata a grandi movimenti, ma piuttosto di un elemento di stabilità all’interno del mercato valutario.

Il ruolo del dollaro

Tornando al dollaro, il tema centrale resta quello del suo ruolo nel sistema globale. Negli ultimi anni, la valuta americana ha goduto di una combinazione di fattori difficilmente replicabile: crescita economica superiore alla media, tassi d’interesse elevati, profondità dei mercati finanziari. Un mix che ha attratto capitali da tutto il mondo, rafforzando il biglietto verde ben oltre quanto giustificato dai fondamentali.

Oggi, però, questo scenario sta cambiando. La crescita americana, pur restando solida, mostra segnali di rallentamento. I tassi d’interesse, pur elevati, sono destinati a scendere. E soprattutto, il contesto globale sta diventando più multipolare, con una maggiore diversificazione delle riserve valutarie. Questo non significa che il dollaro perderà il suo ruolo centrale. Resterà la principale valuta di riserva, il punto di riferimento per i mercati finanziari, il rifugio nei momenti di crisi. Ma potrebbe perdere parte della sua forza relativa, aprendo spazio ad altre valute.

È un processo lento, quasi impercettibile nel breve periodo, ma destinato a produrre effetti significativi nel tempo. E il mercato dei cambi, per sua natura, tende ad anticipare questi movimenti.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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