Si è tenuta a Milano la XXI edizione del Forum Aipb, l’Associazione Italiana Private Banking. Durante l’incontro, dedicato alla Saving & Investment Union, si è dibattuto su come trasformare il risparmio privato in un motore di crescita dell’economia reale. L’Unione del
Risparmio e degli Investimenti (Siu) è il progetto della Commissione europea destinato a rilanciare la competitività del continente e a rafforzarne l’autonomia economica proprio attraverso l’utilizzo del potenziale inespresso del risparmio.
“La capacità di risparmio delle famiglie europee è quasi tripla rispetto a quella delle famiglie statunitensi” ha sottolineato il presidente di Aipb, Andrea Ragaini introducendo i lavori. Eppure, la ricchezza delle famiglie Usa si è moltiplicata per 3,8 volte da inizio millennio arrivando a 130.000 miliardi di dollari, secondo le elaborazioni di Aipb sui dati di Prometeia, Eurostat, Oecd e Fed. Quella delle famiglie europee è salita solo di 2,7 volte a 40.000 miliardi.
In questo articolo:
- Dove gli europei mettono i loro risparmi
- Gli obiettivi di ricchezza aggiuntiva
- Le proposte di Aipb per rimettere in gioco la liquidità
Dove gli europei mettono i loro risparmi
La differenza sta tutta nell’allocazione dei risparmi, ovvero nel dove si investe. Mentre in Europa il 30% del portafoglio di investimento delle famiglie è dedicato alla liquidità, negli Stati Uniti il peso si riduce all’11%, dando più spazio all’azionario (30% in Usa contro 4% in Europa) e ai fondi pensione (25% contro 13%). In questo scenario, il Private banking ha la possibilità di emergere come protagonista, guidare la riallocazione della liquidità e connettere le famiglie italiane e europee con gli investimenti produttivi. La Saving & Investment Union va in questa direzione, ha sottolineato Ragaini, proponendosi quattro obiettivi:
- Ridurre il divario di crescita dagli Usa. Canalizzare la crescita del risparmio privato verso gli investimenti produttivi;
- Creare un mercato dei capitali europei più attrattivo per fermare i 300 miliardi di euro che all’Europa migrano verso gli Usa per essere investiti;
- Rafforzare il secondo e il terzo pilastro pensionistico, ovvero la previdenza integrativa;
- Aumentare e uniformare la cultura finanziaria europea, unico parametro in cui l’Europa tiene il passo degli Stati Uniti ma con profonde differenze tra i Paesi.
Gli obiettivi di ricchezza aggiuntiva
Partendo da uno studio effettuato dall’Unione europea, il presidente di Aipb ha evidenziato il potenziale di ricchezza aggiuntiva che si potrebbe sprigionare da un’allocazione più efficace dei portafogli di investimento delle famiglie europee. Lo studio della Commissione Ue ha ipotizzato due scenari:
- • Un’allocazione del rischio di portafoglio tra azioni e fondi che raggiunga la media dell’Ue (il backtest è stato effettuato sui dati 2010-2023), con una diminuzione della liquidità al 26,8% del portafoglio medio;
- Un’allocazione ambiziosa che si avvicini verso il livello dei primi cinque Stati membri dell’Ue e che vede una quota media di asset rischiosi in portafoglio almeno al 40,7%.
“Potrebbero essere liberati a livello europeo rispettivamente 330 e 1.938 miliardi di euro allocabili a fondi comuni e azioni, con una ricchezza generata al 2035 di 232 e 1.336 miliardi di euro”. L’Italia potrebbe liberare, secondo i calcoli di Aipb, 233 miliardi di euro da investire in fondi comuni e azioni con una ricchezza generata aggiuntiva che nel 2040 potrebbe arrivare a 154 miliardi di euro. Di questi una parte sosterrebbe i consumi (64 miliardi), un’altra gli investimenti (25 miliardi), avendo come conseguenza un incremento del Pil aggiuntivo dello 0,31%, un aumento delle entrate fiscali di 34 miliardi di euro e un impatto sul rapporto debito/Pil di 3 punti percentuali in meno.
Infine, l’analisi è stata ristretta da Aipb alle sole famiglie “private” italiane. In questo caso la liquidità riallocabile è stata calcolata in 85 miliardi di euro, si è fatta l’ipotesi di un’allocazione al 100% in azioni globali per un effetto ricchezza di 76 miliardi di euro.
Le proposte di Aipb per rimettere in gioco la liquidità
Rimane il problema, per nulla facile da risolvere, di come convogliare questa ipotetica liquidità da investire verso gli investimenti europei, affinché finanzi la crescita dell’economia reale. Per contro, anche gli imprenditori europei devono essere convinti a rivolgersi ad altri strumenti di finanziamento che non siano i prestiti del canale bancario, dominanti soprattutto in Italia.
“Il Private banking può fare molto – ha spiegato Ragaini -per la fiducia che gli viene tributata dai clienti e per il modello di vicinanza al cliente che lo caratterizza. Ma servono anche altre cose. Servono modifiche normative che aiutino a investire nell’economia reale europea, con interventi sia sul livello degli investitori istituzionali che su quelli al dettaglio. Servono poi agevolazioni fiscali che favoriscano l’investimento nell’economia reale europea”.

Sul piano normativo, Aipb propone di semplificare le regole che oggi ostacolano gli investimenti di lungo periodo, rivedendo i vincoli prudenziali come Solvency II e introducendo una categoria intermedia di investitori — tra retail e professionali — che, con adeguata consulenza, possano accedere a strumenti di economia reale.
Sul fronte fiscale, l’Associazione suggerisce una modulazione delle aliquote su redditi di capitale e plusvalenze in funzione della durata dell’investimento, premiando la stabilità e scoraggiando la speculazione di breve termine.
Tra le proposte più innovative, infine, l’idea dell’“Euro Cashback”, un meccanismo pensato per incentivare i cittadini europei a finanziare progetti strategici comuni — come transizione energetica, digitale e difesa. “Chi investe riceverebbe un credito immediato del 30% sotto forma di voucher o token digitale, finanziato da debito comune europeo, con l’obbligo di reinvestire almeno metà dell’importo in azioni di Pmi nazionali” ha spiegato il presidente di Aipb. “Si riuscirebbe così – ha proseguito – a trattenere la ricchezza all’interno dell’Unione e legare il risparmio privato alla produttività reale”.









