La Francia in crisi ora teme il proprio debito, le conseguenze sui mercati

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Non è solo questione di fiducia. La crepa che si è aperta nel governo francese è una ferita interna, radicata e molto più pericolosa di una “semplice” crisi di governo dettata da nuove ventate ideologiche e partitiche. Nessun giro di parole, niente mezzi termini. Ieri sera, nella conferenza stampa al rientro dalla pausa estiva (che a questo punto non sarà stata molto serena), il primo ministro François Bayrou è stato chiaro. Fin troppo. La Francia “è al limite del sovraindebitamento”. “Dobbiamo farvi fronte oggi stesso, senza alcun ritardo”, ha evidenziato Baryou. “La dipendenza dal debito è diventata cronica e questo denaro, preso in prestito a centinaia di miliardi, non è stato utilizzato come si sarebbe dovuto, per investire, ma per le spese correnti”.

 

In questo articolo: 

 

  • Crisi Francia, l’attesa per l’8 settembre
  • Il piano d’azione 2026
  • Dalla voce della Banca di Francia al sentiment dei mercati
  • Crisi Francia, le implicazioni per l’Eurozona

 

Crisi Francia, l’attesa per l’8 settembre

Per 20 anni, ogni ora di ogni giorno e ogni notte ha fatto aumentare il debito di 12 milioni di euro“, ha tenuto a sottolineare Bayrou. “L’urgenza è evidente, dato che il debito francese ha superato i 3.300 miliardi di euro alla fine del 2024“. La Francia quindi, ha tuonato il capo del governo, “si trova in un momento preoccupante e decisivo”. Da qui la decisione, accettata dal presidente Emmanuel Macron, di convocare una sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale lunedì 8 settembre.

Giorno in cui Bayrou chiederà la fiducia, impegnando così “la responsabilità del governo per una dichiarazione di politica generale, in conformità con l’articolo 49, primo comma della Costituzione”. Come spiega Le Figarò, se non dovesse avere successo, François Bayrou riterrà “impossibile” l’attuazione del piano d’azione 2026. Piano che ha già incontrato forti resistenze politiche: partiti come La France Insoumise e il Rassemblement National hanno già annunciato il loro voto contrario, rendendo incerta l’approvazione della mozione e aumentando il rischio di instabilità politica. Intanto, il primo ministro francese ha fortemente criticato anche l’Europa. “Dovrebbe parlare con una sola voce. E invece è troppo spesso divisa. Ognuno cerca prima di tutti i propri vantaggi”. 

 

Il piano d’azione 2026

Presentato lo scorso 15 luglio, il piano d’azione 2026 da quasi 44 miliardi di euro prevede tagli alla spesa pubblica, congelamento di prestazioni sociali e razionalizzazione delle spese correnti, con l’obiettivo di ridurre il deficit dal 5,8% del 2024 al 4,8% del Pil entro il 2026 ideato da Bayrou mira a ridurre il deficit pubblico al 4,6 per cento del Pil entro il 2026, rispetto al 5,8 per cento del 2024. Inizialmente l’obiettivo del governo francese era quello di recuperare 40 miliardi, ma dopo il riarmo militare annunciato da Macron si è arrivati a 43,8 miliardi di euro entro il 2026. Tra le misure previste dal piano di Bayrou, e molto criticate da sindacati e opposizioni, c’è l’abolizione di due giorni festivi che porterebbe 5 miliardi di euro al bilancio dello stato. Nel dettaglio, il premier francese ha proposto di eliminare due giorni festivi, il lunedì di Pasqua e l’8 maggio.

 

Dalla voce della Banca di Francia al sentiment dei mercati

Anche il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha invitato a uno “sforzo equo e condiviso” per affrontare il debito pubblico, auspicando un vero dibattito pubblico sulle misure da adottare. In un’intervista, ha sottolineato l’importanza della mobilitazione europea di fronte al protezionismo americano: “La soluzione alle nostre sfide inizia dal nostro lavoro e dalla sua qualità. Il nostro destino economico è nelle nostre mani”. 

Villeroy de Galhau ha precisato che la Banca di Francia non interviene sulle decisioni politiche o sui movimenti sociali, ma può richiamare la realtà economica: la sostenibilità del debito e la stabilità finanziaria sono questioni concrete che richiedono attenzione immediata. Ovviamente, le tensioni politiche e fiscali si stanno riflettendo sui mercati. I rendimenti dei titoli di stato francesi a 10 anni sono saliti al 3,51%, un livello record da marzo, mentre quelli a 2 anni, più sensibili alle decisioni di politica monetaria a breve termine, mostrano forte volatilità. 

 

Crisi Francia, le implicazioni per l’Eurozona

Una crisi politica o il fallimento del piano di austerità in Francia potrebbe avere effetti significativi anche su altri Paesi dell’Eurozona. La posizione della Francia, Paese fondatore e grande creditore, è cruciale per la coesione delle politiche fiscali europee. Eventuali tensioni sul debito francese potrebbero indurre gli investitori a rivalutare i rischi di altri Paesi ad alto debito, come l’Italia, influenzando spread e costi di finanziamento e mettendo a rischio la stabilità complessiva dei mercati europei. Inoltre, la pressione sui titoli di Stato francesi potrebbe avere effetti indiretti sui mercati globali, incidendo sulle strategie di investimento di fondi sovrani, banche e gestori internazionali, e aumentando la volatilità nei mercati dei capitali.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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